Dj Fabo, la fidanzata racconta l'agonia nel silenzio dell'aula. La madre in lacrime: «Gli dissi: vai Fabiano»

«Non devi sentirti sconfitta, per me questa è una vittoria». Sono le parole che Fabiano Antoniani, noto come dj Fabo, disse alla fidanzata Valeria poco tempo prima di andare a morire in una clinica svizzera col suicidio assistito. Lo ha raccontato lei in due ore di testimonianza, cercando di trattenere le lacrime, nel processo a Marco Cappato.

Con la battaglia «pubblica» Fabo si sentì di nuovo «vivo e utile» e fece anche lo «sciopero della fame» per non essere fermato. A lei disse anche: «Ora sarò energia nell'universo».  «Io stavo combattendo la 'signora Morte' - ha raccontato Valeria Imbrogno nel silenzio totale dell'aula che per due ore l'ha ascoltata raccontare, con forza, tutta la storia di Fabo - e sentivo che stava vincendo lei, ma Fabo mi disse 'Tu non devi sentirti sconfitta, per me questa è una vittoria'».



La donna, rispondendo alle domande dei pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini e poi dei legali di Cappato, accusato di aiuto al suicidio, ha descritto quanto, prima dell'incidente stradale che lo rese cieco e tetraplegico ma anche dopo, Fabiano Antoniani «amasse la vita». Ha raccontato che la cosa per lui più insopportabile era quella di non vedere più («altrimenti credo non avrebbe deciso di morire»), ha parlato della «speranza» che ha avuto anche dopo l'incidente di tornare più vicino possibile alla vita che conduceva prima, quando in India provò la «terapia delle staminali» che poi non funzionò, e poi del periodo finale in cui decise di «mollare».
 
 


Per lui, ha detto la donna, «la libertà era un valore importante e se con la sua scelta e con la sua battaglia pubblica e anche mediatica fosse riuscito a smuovere qualcosa ne sarebbe stato contento, era quello anche un modo per sentirsi vivo, si sentiva vivo e utile nel fare questa cosa». E a lei diceva: «Per me la vita è qualità, non quantità e io sto sopravvivendo di quantità». Perché Fabo era «vita all'ennesima potenza». Ha spiegato che gli venne prospettata anche dallo stesso Cappato la possibilità «italiana», ossia di interrompere le terapie e morire in questo modo, ma lui capì che si sarebbe «prolungata l'agonia, e poi in casa con sua madre, e lui voleva tutto tranne che soffrire ancora, perché sapeva che così sarebbe morto con un'agonia di 7-10 giorni». Fabiano «non era religioso ma credeva in un qualcosa soprattutto verso la fine e mi disse 'Tu saprai dove trovarmi, io torno ad essere energia nell'universo'».



MADRE IN LACRIME: GLI DISSI, VAI FABIANO «Vai Fabiano, la mamma vuole che tu vada». Così la madre di Fabiano Antoniani, noto come dj Fabo e morto col suicidio assistito, ha raccontato le ultime parole dette al figlio prima che «schiacciasse» con la bocca il pulsante. Carmen Carollo si è messa a piangere in aula e il pm Tiziana Siciliano si è alzata e le ha dato un fazzoletto. Già dopo l'incidente stradale, ha spiegato, quando seppe di essere diventato cieco, Fabo decise di «andare a morire» in Svizzera. «Non voleva morire soffocato interrompendo le cure», ha aggiunto. 
Lunedì 4 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 05-12-2017 12:32

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5 di 10 commenti presenti
2017-12-05 09:01:04
Ho assistito anch'io al corso terminale di un malato in famiglia e ho vissuto i dubbi atroci dei parenti prossimi, divisi tra loro nelle decisioni, ma comunque uniti nell'andare avanti. La morte è giunta da sola, attesa in uno stato di sedazione analgesica. Ecco in quel caso siamo stati fortunati, perché è stato possibile astenersi dall'accanimento terapeutico e la sedazione ha reso sopportabile al malato i suoi giorni finali. Se così non fosse stato, quale diritto avrebbero avuto i familiari di decidere per lui il prolungamento di una vita fattasi insopportabile, di costringerlo a soffrire ancora?
2017-12-04 18:40:54
Grazie di tutto Fabo.
2017-12-04 18:35:02
Solo chi è passato per il centro rianimazione,solo chi ha vissuto il coma e ha visto le sofferenze di chi sta immobile in un letto e non può decidere nulla e sopravvive grazie alla famiglia,può parlare e capire l’eutanasia.Amare vuol dire anche aver il coraggio di lasciar andare chi si ama e non farlo più soffrire.....ognuno di noi ha diritto ad una morte dignitosa,a volte a causa di accanimenti questo non succede...Non parlate se non avete vissuto queste esperienze terribili,non avete il diritto di giudicare,credetemi.....
2017-12-04 17:59:53
Soltanto comprensione e rispetto per queste scelte tragiche che ognuno di noi, scommetto, avrebbero sofferto come loro per arrivare a simile conclusione. Rispetto, rispetto, rispetto.
2017-12-04 17:57:29
Ero molto scettico sull'opportunità di consentire un suicidio "per legge", temevo abusi, specie nei confronti di malati gravissimi, ma recuperabili...adesso non sono più sicuro di niente, ma bisogna comunque tentare di salvare anche i poli traumatizzati, poi dovranno loro decidere se continuare o finirla. NON può essere assolutamente una decisione lasciata a parenti....
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