Crisi, pensionati in fuga: all'estero si sta meglio. L'Inps: sono 500mila

Anziani su una spiaggia tropicale al tramonto
ROMA - Vanna si occupa dei suoi animali, coltiva il terreno e ha una passione per le erbe medicinali. La mattina raccoglie piante e frutta, nel pomeriggio mezz’ora di nuoto in piscina e la sera, grazie a internet, parla con i figli e gli amici rimasti in Europa. Vanna ha lasciato l’Italia nel 2002 per andare ad abitare in Senegal dove vive grazie alla pensione che le arriva dall’Italia. Ha scelto di trasferirsi, spiega, «per avere una qualità di vita diversa, a contatto con la natura, in un Paese dove non fa mai freddo e dove l'euro ha una capacità d'acquisto maggiore».

Come lei quasi 500mila italiani percepiscono la pensione all’estero. Un numero, spiega l’Inps, che dopo essere cresciuto è ormai stabile da tre anni. Una parte di questi italiani ha lavorato per un certo periodo nel nostro Paese e poi è emigrata. Una parte è formata da pensionati (talvolta pre-pensionati) che con 600 o 1000 euro al mese si sono fatti una nuova vita all’estero.

L’Inps spiega che la parte più difficile della stima consiste nell’accertare quanti pensionati all’estero conservino appieno ancora oggi il diritto, ossia quanti di loro siano ancora in vita. Intanto, dal Canada alla Thailandia, incassano più di un miliardo di euro all’anno. In Asia i più ricchi: più di mille italiani percepiscono una pensione media mensile di 1.344,52 euro, contro i 121.763 (cifra più bassa) di chi risiede in America settentrionale. E poi ci sono i cosiddetti “non ripartibili”, quelli che l’Inps non ha idea di dove siano: più di 20mila i pensionati che intascano una cifra media mensile di 247,80 euro.

Massimo Dallaglio, direttore del sito mollotutto.com (una guida per chi decide di andarsene), spiega che chi, non più giovanissimo, decide di emigrare lo fa non solo per trovare il relax, ma anche per dedicarsi a nuovi lavori e attività. È il caso di Pasquale, commercialista romano che con venti anni di contributi si è trasferito in Brasile. «Da almeno cinque anni - racconta - la mia attività risentiva della crisi del mercato: i clienti faticavano a pagarmi. Forte di alcuni risparmi, del mensile che mi spettava per il lavoro svolto in Italia e dell’affitto di una mia proprietà, sono partito con la mia famiglia e ho comprato una villa in Brasile, dove il costo della vita era bassissimo». Qui si è dedicato alla consulenza per le imprese italiane con interessi in Brasile, all’organizzazione e gestione di eventi e all’insegnamento dell’italiano.

Una nuova vita che tuttavia mette alla prova a cominciare dalle scomodità: «Ci si adatta a spiagge sporche che non indicano divieti di balneazione, a un assistenzialismo statale carente, alla lavastoviglie che non esiste...», spiega Pasquale. Eppure la scelta di vivere all’estero è spesso così radicata che il ritorno non è programmato. «Malgrado abbia perso mio marito da sei anni - racconta Vanna - e che qui in Senegal, per una donna sola, non siano tutte rose e fiori, non me ne andrei mai».
Lunedì 27 Agosto 2012, 19:05 - Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 00:00
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