Roma, muore dopo il trapianto: «Il cuore era di un cardiopatico»

di Michela Allegri
Doveva sottoporsi a un trapianto di cuore, un intervento da effettuare senza troppa urgenza, che gli avrebbe permesso di vivere a lungo. Per un errore medico macroscopico, la stessa operazione lo ha condannato a morte: i dottori gli hanno impiantato un cuore malato, che apparteneva a un paziente cardiopatico, deceduto per infarto. La vittima è un cinquantacinquenne romano.

Quando lo hanno chiamato dall’ospedale San Camillo di Roma, dicendogli che c’era un cuore disponibile, Mauro - il nome è di fantasia - era in villeggiatura con moglie e figli. La vacanza è stata interrotta: la famiglia è tornata di corsa in città, mentre l’equipe che lo avrebbe operato volava a Milano, al San Raffaele, per prendere l’organo da impiantare.

Due giorni dopo l’intervento, però, il paziente è morto per insufficienza cardiaca. Dall’autopsia è emerso che gli avevano impiantato il cuore di un uomo appena deceduto per scompenso cardiaco. È successo l’autunno scorso. Il procuratore aggiunto di Roma, Nunzia D’Elia, e la pm Claudia Alberti, hanno aperto un fascicolo per omicidio colposo, ma hanno trasmesso gli atti nel capoluogo lombardo. Per gli inquirenti, infatti, la responsabilità del decesso sarebbe imputabile alla commissione medica che, a Milano, ha dichiarato l’organo idoneo per il trapianto.

L’AUTOPSIA
Al consulente dei pm sono bastate poche verifiche per accorgersi che il cuore era stato espiantato da un sessantenne con problemi ischemici. Gli accertamenti successivi hanno ricostruito il resto: era morto di infarto. I medici lo avevano rianimato, anche se era stata dichiarata la morte cerebrale. Il cuore aveva ripreso a battere, ma era irrimediabilmente compromesso. 

IL DIRETTORE Il cuore espiantato ad un cinquantenne presso l'ospedale S.Raffaele di Milano e poi impiantato in un paziente sessantenne successivamente deceduto al S.Camillo di Roma, era stato oggetto di esame ecocardiografico al San Raffaele ed era risultato in condizioni ottimali per il trapianto. Stesso esito è derivato pure dall'esame di coronografia effettuato sempre a Milano. Lo ha precisato il direttore della cardiochirurgia del San Camillo, Francesco Musumeci.
Mercoledì 27 Settembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 15:36

© RIPRODUZIONE RISERVATA

COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 16 commenti presenti
2017-09-27 17:33:39
sono sicuro che per l' ospedale la colpa è del povero signore deceduto. probabilmente ritengono sia colpevole anche il donatore.
2017-09-27 17:00:22
Ma infatti , il donatore era morto proprio di infarto, evidentemene un infarto forte che lo ha fatto morire quindi il cuore era compromesso, una notizia assurda!
2017-09-27 16:07:35
Quando viene premiato l'amico con la raccomandazione e non il merito.
2017-09-27 15:53:09
Obiettività. Due Persone sfortunate sono decedute. Non erano giovanissimi, né erano in buona salute. Certo potevano vivere tanti altri anni. Ma nessuno può garantirlo. Augurarsi un cuore nuovo ed in perfette condizioni, significa augurarsi la morte di una persona giovane ed in buona salute, da usare come Donatore. Solo pensarci produce malessere. Ma i Medici e gli Infermieri? Direi che fanno il possibile , con i limiti che la natura e la scienza impongono. Troppo facile dare loro colpe con logica da tifosi di sport. Quando si entra in camera operatoria o in ospedale, può accadere il peggio, ma attenzione a non dare subito la colpa a chi è intervenuto , con le migliori intenzioni, per curare. Il rischio che si corre è che in camera operatoria o in ospedale si aggiungano tanti " Cantone" ed " ispettori "che garantiranno la assoluta legalità, ma non certo la sopravvivenza dei malati.
2017-09-27 15:46:09
Penso ai poveri chirurghi che hanno effettuato l'intervento: tensione, attenzione, perizia di alta chirurgia... Per poi scoprire che una commissione di pazzi ha dichiarato idoneo l'organo di un infartuato. Da rinchiuderli tutti.
16
  • 2 mila
QUICKMAP