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Le strategie industriali del mondo della moda
passano sempre più dalla rete

ROMA - I dati parlano chiaro: il lusso non è in crisi. A trainare il mercato di alta gamma c'è il web. Quella che viene definita, nel gergo degli esperti, strategia digitale, punta sempre più per i social media. L’intento è di poter valorizzare il brand il più possibile. E che la tendenza sia davvero inarrestabile lo dimostra il fatto che le cifre riguardanti l’e-commerce parlano di un volume di affari digitale salito a 6,2 miliardi di euro. Secondo la Fondazione Altagamma nel 2015 raggiungerà gli 11 miliardi. La moda e il mondo luxury in generale sta abbracciando le nuove tecnologie mettendo in piedi portali come Ahalife o Net a Porter. Non mancano negozi virtuali singoli di brand famosi come Burberry, Hugo Boss, o Christian Dior che sta impazzando su Facebook e Twitter. I livelli sono comunque diversi, dallo store digitale a strategie a più largo spettro, come Tod’s che intende costruire un vero e proprio polo del lusso italiano. Esistono anche realtà non appartenenti direttamente al mondo della moda ma che mettono la propria competenza al servizio delle griffe. E’ il caso di di Logotel, che si definisce una compagnia al servizio del designer. Si tratta di un’azienda che indirizza i marchi nell’innovazione dell’impresa, una visione della tecnologia che non deve essere un fine ma solo un mezzo, pena la massificazione dei contenuti. In questo senso esistono già delle significative esperienze come Tiffany che ha creato whatmakeslovetrue.com, un luogo digitale dove poter trovare consigli per le coppie (ad esempio i luoghi più romantici di New York) oppure il sito editoriale indipendente di Lvmh (Nowness.com), dove si trovano storie legate al mondo dell’arte contemporanea, cinema, moda, musica, architettura e design. Ma uno dei punti di forza di Logotel è la filosofia di fondo che sta dietro all’azienda: il marchio deve sfruttare il web per favorire l’accesso al cliente finale. Il direttore generale di Logotel, Nicola Favini, precisa che «imparare a produrre emozioni facendo «vivere il prodotto», un operazione che implicitamente rafforza lo stesso valore del brand. In questa direzione sarebbe assai utile costruire delle esclusive community consumer in grado di fungere sia come spazio di confronto, che come strumento di consulenza e servizi a vantaggio del consumatore».

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Venerdì 01 Febbraio 2013 - 17:18    Ultimo aggiornamento: Lunedì 04 Febbraio - 16:05
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