Valentino, gli angeli colorati di Pierpaolo Piccioli in passerella a Parigi

di Gustavo Marco Cipolla
L'Haute Couture, per chi ci crede ancora, è una liturgia. Che si celebra sull'altare della moda e fa dei vizi capitali sacre ossessioni da pregare in silenzio. In una mistica contemplazione di abiti che in passerella hanno le nuance delle tonache monacali o, meglio ancora, il candore papale. Fino al nero assoluto che si inserisce in una processione silente di angeli risucchiando i colori, dal rosso al verde. Pierpaolo Piccioli, in una messa melodica che non ossessiona ma racconta poeticamente l'alta moda, è il sacerdote di una preghiera laica studiata in ogni particolare, dai dettagli delle cappe agli intarsi sussurrati delle robe manteau, nei saloni dell'Hotel Salomon de Rothschild di Parigi, dove per l'autunno-inverno prossimo i fedeli, tra cui Laetitia Casta e Sofia Coppola, seduti in estasi contemplativa, esplodono nel finale in una standing ovation al défilé della maison Valentino.
 
 


Dai dipinti secenteschi dei santi del pittore spagnolo Francisco de Zurbaràn, vestiti regalmente nei quadri con indumenti quasi irreali, Piccioli porta in scena cappucci che velano, broccati, linee ridotte in un'essenzialità "piena di grazia", forme che evocano la semplificazione ieratica dell'abito. Questa collezione non è solo un intreccio tra sacro e profano. Va oltre, trasforma il vizio assoluto in divinità, le fa parlare attraverso gli accessori dando voce a riti ripetuti, gesti, iconografie e simboli di una spiritualità idolatrata. Come dovrebbe essere per l'Haute Couture e per l'attenzione che si cela dietro ogni singola lavorazione sartoriale. Creazioni che Piccioli ha battezzato con i nomi dei santi e dei martiri, borse che riproducono teste di animali quasi a spezzare l'idea di una religione monoteista, perché l'alta moda non osanna un solo dio. I vizi capitali diventano borse minaudière realizzate in collaborazione con l'artista Harumi Klossowska de Rola e per ciascun vizio un animale a simboleggiare il legame tra l'essere umano e la natura.

Segni che si indossano e lanciano un messaggio, trasformandone poi il significato da negativo in positivo. La superbia del ghepardo nell'antico Egitto si accostava alla regalità, la pigrizia del leone è giustizia, l'avarizia del gufo è la capacità di guardare al di là dell'inganno, l'ira del bue simboleggia la resurrezione e la purificazione. La scimmia è il peccato di gola ma nella cultura nipponica è simbolo di saggezza e felicità. Infine il lussurioso serpente, che diventa icona di guarigione e protezione, e il teschio monito della vanagloria. Materiali trattati e corrosi in oggetti che rappresentano lo sforzo continuo dell'uomo verso la ricerca di un miglioramento interiore e karmico. In cui il vizio lascerà il passo alla virtù, di cui l'Haute Couture è portavoce con il vangelo della bellezza.
Gioved├Č 6 Luglio 2017 - Ultimo aggiornamento: 07-07-2017 09:34

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