Carciofi di Sezze, grido d'allarme
dei coltivatori: troppi "falsi"
in giro spacciati dagli ambulanti

I veri carciofi di Sezze esposti alla tradizionale sagra
di Christian Capuani
SEZZE - Attenzione ai venditori ambulanti che spacciano per prodotti di Sezze carciofi che non lo sono: è l'allarme lanciato dagli imprenditori agricoli setini e dalle associazioni di categoria per la salvaguardia della produzione locale, sempre più minacciata dagli ortaggi che arrivano da altre province o regioni e vengono presentati come ortaggi in loco.

Ancor prima che il carciofo romanesco faccia la sua comparsa nelle campagne di Sezze - complice il rigido inverno che ne ha ritardato la maturazione - cominciano infatti a spuntare lungo le strade venditori ambulanti con cartelli ben evidenti che promuovono il carciofo di Sezze.

Ma di prodotto locale, su quei banchi, c'è ne ben poco. Anzi, nulla.

Il primo a dare eco alle preoccupazioni delle aziende setine è stato il consigliere comunale dell'Api, Roberto Reginaldi: «Sono arrabbiatissimi i produttori agricoli e i commercianti. I punti dove si posizionano gli ambulanti sono quasi sempre gli stessi, all'ingresso del territorio di Sezze presso l'incrocio de La Storta e lungo la via principale di Sezze scalo.

Ogni anno, con largo anticipo della raccolta del carciofo, assistiamo all'ondata di ambulanti che rendono difficile il lavoro di produttori locali e commercianti già intenti a combattere una dura crisi».

Sul tavolo c'è il problema dei controlli. «Il sindaco Campoli in persona - assicura Reginaldi - ha dato disposizione nel fronteggiare il problema. È proprio problema che danneggia pesantemente i nostri produttori locali e di conseguenza l'indotto».

Preoccupato del fenomeno è anche il presidente della Coldiretti di Sezze, Vittorio Del Duca, che ha annunciato l'intenzione di convocare il consiglio direttivo: «Non possiamo permettere che vengano spacciati per setini prodotti di dubbia provenienza, magari nordafricana e trattati con antiparassitari che da noi sono vietati da almeno 50 anni. È una truffa a danno dei consumatori di passaggio ma è anche un furto di identità e di immagine a danno dei nostri pregiatissimi carciofi che non possiamo più tollerare».
Lunedì 4 Marzo 2013, 20:44 - Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 00:00
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