Facebook e gli insulti sul web: «È libertà di espressione»

Insultare un pubblico ufficiale attraverso i social network è un banale esercizio di critica, o almeno la pensano così a Palo Alto, in California, sede del colosso economico e del più popolare sito web del mondo, Facebook. Poco importa che l’Italia sia uno stato sovrano. Nella logica della rete, vince chi detiene i server. Sembra uno scherzo, ma queste rischiano di essere le conseguenze dopo la vicenda giudiziaria che ha coinvolto un cittadino romano, che sul proprio profilo aveva pubblicato un’aspra invettiva contro la polizia municipale di Roma, presa di mira per aver fatto delle multe alle automobili in divieto di sosta. La procura è stata costretta ad archiviare l’intera indagine perché la società americana ha rifiutato di collaborare. Citando, tra l’altro, il primo emendamento della Costituzione americana, che tutela sopra ogni cosa la libertà di stampa e parola.

GLI INSULTI 
I fatti risalgono al febbraio 2017. Un uomo dalla finestra di casa osserva i pizzardoni mentre elevano verbali su verbali. Dovrebbe essere la normalità, soprattutto quando viene sanzionato chi sta violando il codice della strada, fra parcheggi selvaggi o passaggi per disabili ostruiti. Ma Davide Signoretti, questo il nome dell’account Facebook incriminato, non la pensa così: «La polizia municipale che gira alle 1:11 per San Paolo a fare multe alla gente che lascia la macchina fuori al pub..o foto o cartacea!...Vi auguro disgrazie a tutta la vostra famiglia dal più piccolo al più grande! Magari morite m...!». Di insulti del genere la rete è piena, forse perché durante il giorno le auto in doppia fila bloccano senza conseguenze le strade di Roma. La sventura di Signoretti è quella di vedere il suo pensiero screenshottato (immortalato in un fermo immagine) dal popolare sito Roma fa Schifo, attento alle questioni di decoro.

LA DENUNCIA
Lo sfogo di un privato cittadino, seppur su una bacheca aperta come quella di Facebook, si trasforma in un momento di dibattito pubblico: migliaia di utenti si ritrovano a confrontarsi. I vigili potrebbero soprassedere, ma decidono di mettere al lavoro il proprio servizio legale. E, dopo aver raccolto le espressioni più cruente, presentano una denuncia per diffamazione alla procura, inndicando anche le generalità dell’hater. Almeno quelle presunte. Perché per il pm Edmondo De Gregorio, che prende in mano il fascicolo, solo il popolare social network, dove per l’iscrizione non è necessaria la carta di identità, può fornire le prove certe che quel profilo da cui sono partiti gli insulti appartenga realmente alla persona indicata dal corpo di polizia locale nella denuncia, tanto più che quando il presunto autore viene convocato in procura per l’interrogatorio si avvale della facoltà di non rispondere. 

GLI USA
È qui che entrano in gioco i padri costituenti. Non quelli italiani, però, ma quelli americani. A De Gregorio non basta vedere che le foto presenti sul profilo coincidano con la persona che ha davanti. Per questo si rivolge alle autorità consolari statunitensi. Spera che il team di Mark Zuckerberg, il fondatore del social network, possa supportarlo nelle indagini. Ma niente da fare: le stesse autorità a cui si è rivolto gli esprimono la volontà di volersi avvalere «del primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America che garantisce la libertà d’espressione». Poco importa che quella libertà sia stata utilizzata per augurare la morte ad un pubblico ufficiale. E così, il reale proprietario del profilo non può essere identificato, le indagini non possono andare avanti ed il pm, ad un anno di distanza dalla denuncia, è costretto a chiedere l’archiviazione del caso. Signoretti, o chi per lui, per ora può dormire sonni tranquilli. Aveva scritto sul suo profilo Facebook di risiedere nel Bronx, divisione amministrativa di New York, e, per un segno del destino, si è ritrovato tutelato proprio alle leggi statunitensi. Però i vigili non si arrendono, tanto da aver presentato opposizione alla richiesta di archiviazione. 
Gioved├Č 8 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 12-02-2018 17:15

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COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 6 commenti presenti
2018-02-09 10:21:01
Su facebook pu├▓ insulare, minacciare, scrivere le cose pi├╣ assurde e dannose e non ti fanno nulla, ma guai a mettere una foto di una persona nuda che vieni bannato a vita
2018-02-09 09:49:15
Ma quale libert├á di espressione d'Egitto, facebook come editore ne ├Ę responsabile, il Messaggero ha un moderatore dei commenti per evitare querele verso chi scrive e se stesso. Mary
2018-02-09 08:44:55
Visto l'uso improprio che se ne fa per accedere ai cosiddetti social ci vorrebbe una patente. Personalmente li detesto e non li uso.
2018-02-09 10:25:13
Una storia "Squallida", Che coinvolge sia l'autore del Post, sia Fb (Che sta' perdendo su tutti i fronti). Una cosa e' l'esprimere un parere. Un'altra son gl'insulti e le minacce di morte. Oltetutto rivolti verso Persone, che facevano semplicemente il loro lavoro. Pessima mancanza di stile, di dignita', e di rispetto verso gl'altri.
2018-02-09 13:45:16
purtroppo non servirebbe. Il cialtrone e incivile prende la patente, poi fa quello che vuole lo stesso. Sono i vertici di quel caos di facebook a permettere tutto in nome di non si sa cosa. Ogni sito o forum che si rispetti modera i commenti, loro no. Personalmente sono stato coperto di insulti per aver fatto notare una violazione (penale!) in uno dei tanti mercatini social
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