Riccardo De Palo
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Anche la stupidità ha le sue leggi fondamentali

«Stupido è chi stupido fa», diceva Tom Hanks in Forrest Gump. Ma, poiché - per citare lo stesso capolavoro di Zemeckis - «la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita», occorre prendere precauzioni, erigere barricate per difendersi dalla «prevalenza del cretino», come ammonivano Fruttero & Lucentini. Capita così (veramente) a fagiolo uno scarno libretto del mai abbastanza compianto professor Carlo M. Cipolla, che scrisse studi storici meravigliosi, ma viene ricordato soprattutto per Le leggi fondamentali della stupidità umana. Saggio che a sua volta, come in un gioco di scatole cinesi, era contenuto in Allegro ma non troppo. Un best seller epocale, nato da un libro pubblicato inizialmente per gioco, ad uso e consumo degli amici dell'autore.
Ma quali sono le leggi in questione? La prima pare dettata dal buon senso: ognuno di noi sottovaluta il numero di stupidi in circolazione. Può sembrare un'affermazione «triviale, oppure ovvia, oppure ingenerosa», come sottolinea lo stesso Cipolla. Invece non lo è.

Poiché una persona stupida (come recita la Terza Legge) «è una persona che causa danno ad un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita», e poiché gli esseri umani possono suddividersi (sempre secondo il chiarissimo prof. Cipolla) in sprovveduti, intelligenti, banditi e stupidi, va da sé che nessuno vorrebbe finire in quest'ultima categoria. Così fiorisce la saggistica e la produzione televisiva sull'argomento. Con due finalità principali: ridere degli stupidi o evitare di diventare tali.

Persino Robert Musil si occupò di questo tema, nel corso di una celebre conferenza tenuta a Vienna nel 1937. Ma l'argomento si rivelò da subito una missione impossibile, come una dimostrazione pratica di fisica quantistica. «Non ho scoperto alcuna teoria della stupidità, grazie alla quale potrei accingermi a salvare il mondo», affermava l'autore de L'uomo senza qualità. In fondo, «occasionalmente siamo tutti stupidi». Perché ci rendiamo conto che «il nostro sapere e il nostro potere sono incompleti».

La scienza non ha trovato ancora antidoti efficaci alla stupidità. E lo si capisce dal florilegio di saggi pubblicati di recente su questo tema. In libreria, oltre al dotto libro del prof. Cipolla, illustrato dalle vignette di ElleKappa, troviamo un Dizionario della stupidità del matematico Piergiorgio Odifreddi, che reca come sottotitolo fenomenologia del non-senso della vita, che si commenta da solo; Il trionfo della stupidità è il titolo di una raccolta di saggi del grande filosofo Bertrand Russell; lo scrittore umoristico Bob Fenster si è accollato il compito di raccogliere tutte le idiozie e gli spropositi detti o compiuti, in ogni epoca e in ogni parte del mondo, ne Il libro della stupidità umana; un autore surreale come Giuseppe Culicchia ha pubblicato Mi sono perso in un luogo comune, con la medesima intenzione di creare un dizionario sul tema. Altri titoli a caso: Il potere e le trappole della stupidità nel mondo del lavoro; Stupidi si nasce o si diventa; Discorsi sulla stupidità umana; Stupidità e formazione...

Usciti dalla libreria e tornati a casa, basta accendere il televisore per scoprire programmi totalmente dedicati al fenomeno. Stupidi al quadrato è un documentario che va in onda su Sky: Richard Hammond non fa altro che mostrare video di clamorosi incidenti e di brutte figure, per spiegare in base a quale legge della fisica (o del buonsenso) quella prodezza non andava proprio fatta così. Italia's Got Talent, specialmente nella fase eliminatoria, volge spesso al ridicolo. E non è difficile trovare tracce (modiche o invero ingenti) di stupidità in altre gare televisive, da L'isola dei famosi a La pupa e il secchione.

Secondo Carlo M. Cipolla, c'è poco da fare. «Non vi è alcun modo razionale per prevedere se, quando, come e perché, una creatura stupida porterà avanti il suo attacco. Di fronte a un individuo stupido, si è completamente alla sua mercé». Questo perché, solitamente, si viene colti di sorpresa da un comportamento idiota; e pensare a una strategia di difesa razionale si rivela, il più delle volte, impossibile. Qui arriviamo alla Quinta Legge Fondamentale, che dice, in soldoni, che la persona stupida è la più pericolosa che esista (quindi, peggio di un bandito). Non resterebbe che sperare in una diminuzione della percentuale di sprovveduti; ma Cipolla, grafici alla mano, si dice pessimista.

Giorgio Manganelli, scrittore di grande acume, sosteneva che la stupidità potesse avere una sua «gloria», quella di chi sa di non sapere. Ma Ennio Flaiano era categorico: «Quando mai uno stupido è stato innocuo?»
Ciò che più colpisce, è però la capacità di una categoria sfortunata, fatta di carenza di neuroni, di incendiare il dibattito tra gli intellettuali. Forse, non dovremmo stupirci. In fondo, capolavori della letteratura come Tre uomini in barca sono capolavori di stupidità. Per trovare un antidoto, basterebbe rivolgersi a L'uomo dei dadi, del romanziere di culto (e psichiatra) Luke Rhinehart, uno degli autori preferiti di Emmanuel Carrère. Diamo un freno al libero arbitrio e lanciamo un dado per prendere una decisione. Se si rivela stupida, l'avrà deciso la sorte.

p.s.
La nostra copia del libro del prof. Cipolla è andata (stupidamente) distrutta dalla pioggia poco prima di dover scrivere questo articolo. Per fortuna i ricordi di ciò che contenevano pagine divenute una fanghiglia indistinta erano ancora recenti.
Lunedì 6 Novembre 2017, 20:58
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