Santo Stefano di Sessanio riconosciuto primo albergo diffuso in Abruzzo: Kihlgren «modello ripetuto a Frattura di Scanno»

di Marianna Galeota
L'AQUILA - Il Sextantio di Santo Stefano di Sessanio è stato riconosciuto come primo albergo diffuso abruzzese, nella categoria Alberghi dal dipartimento Cultura turismo e paesaggio della Regione. Il Sextantio, nato dal progetto dell'imprenditore Daniele Khilgren, racconta come egli stesso afferma, «l'Italia autentica» dei piccoli borghi e del patrimonio storico minore.

«La versione di albergo diffuso della regione Abruzzo, elaborata durante la precedente legislatura, applica in questa classificazione alberghiera una filosofia unica - precisa ancora - Parte infatti da un progetto di tutela del patrimonio storico minore e di tutte le sue espressioni, dagli oggetti di cultura materiale e i prodotti di artigianato domestico selezionati per le camere, all'offerta gastronomica e ai servizi turistici ispirati esclusivamente alla memoria del luogo».

«L'albergo ha anche in corso l'ulteriore riconoscimento dalla Soprintendenza per la tutela dei beni demo-etno-antropologici - aggiunge - Un ambizioso progetto culturale partito dall'Abruzzo di conservazione del patrimonio minore che sta interessando mediaticamente i cinque continenti e che si impone inevitabilmente come modello di sviluppo nazionale, dato l'indotto logaritmico sul territorio, per le aree interne del nostro paese ad enorme valenza storica e paesaggistica, soggette tutt'ora ad emigrazione, comprese le aree ed i borghi recentemente colpiti dal terremoto».

Da una sola struttura, oggi il Sextantio ne conta 21. Un vero e proprio miracolo per Kihlgren che spiega: «In un momento molto difficile a livello nazionale, qui si è riscoperto il valore vero dell'Italia che ha una storia ineguagliabile e una storia minore ancora troppo nascosta. Il paese era completamente spopolato quando sono arrivato e c'era una sola piccola struttura recettiva. C'è una grande potenzialità di sviluppo economico e del territorio in un momento della storia difficile in cui nemmeno la Ferrari vince più i Gran Premi e spostiamo sempre più all'estero stabilimenti e grandi industrie». In relazione agli alberghi diffusi che si trovano nelle altre regioni italiane puntualizza, «non c'è il vincolo della tutela e preservazione del patrimonio storico culturale. Il discorso invece molto importante di restauro, conservazione e tutela non solo delle strutture, ma anche degli interni degli arredamenti poveri rende l'albergo di Santo Stefano unico nel suo genere e un vero e proprio miracolo, partito da un progetto e da una grande passione». «Quando arrivammo a Santo Stefano, un borgo di pietra che si fondeva con un paesaggio rurale ricco di segni di antiche pratiche ormai in disuso - racconta - iniziammo proprio da quelle tracce del vissuto, sedimentate nelle stratificazioni del costruito, negli intonaci esterni ed interni, nei mobili poveri di montagna».

ALBERGO DIFFUSO ANCHE A FRATTURA DI SCANNO

Il modello di albergo diffuso  sarà ripetuto a Frattura, frazione di Scanno, altro borgo aquilano immerso nel Parco nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise.

La società di Daniele Khilgren ha già acquistato immobili da ristrutturare per una superficie totale di circa 4.500 metri quadrati. I lavori del secondo albergo diffuso aquilano partiranno già l'anno prossimo.

«L'idea è quella di ripetere lo stesso modello che vogliamo esportare il più possibile - speiga  l'imprenditore - Questa volta, però, a differenza di Santo Stefano e di altri progetti, credo che usufruiremo in parte di fondi pubblici per raggiungere questo nuovo obiettivo».

Frattura è l'unica frazione del comune di Scanno e conta circa 50 abitanti. Nel progetto, oltre alle stanze d'albergo ci sono anche ristoranti e cantinoni, sul modello di Sextantio.

«Abbiamo acquistato delle case disabitate, lesionate in larga parte dal terremoto di Avezzano - aggiunge l'imprenditore - Dopo il recupero di questi immobili, l'idea è quella di dare in gestione le strutture alla popolazione locale».

La differenza che più balza agli occhi tra i due borghi, specifica Kihlgren, è senza dubbio l'urbanizzazione intorno a Scanno, che invece manca a Santo Stefano.

«Scanno, purtroppo, è stata massacrata nel corso degli anni dal nuovo costruito che è in totale distonia con il borgo antico - precisa - Quando sono arrivato a Santo Stefano, invece, a fine anni '90, nel borgo antico e nel paesaggio agrario circostante non c'era segno alcuno del ventesimo secolo, non c'erano case o palazzine in cemento, non vi erano capannoni artigianali e industriali, non c'erano nemmeno le consuete villette in stile più o meno tirolese, caratteristiche dello sviluppo turistico dei borghi di montagna negli anni del boom economico e decenni successivi».




 
Gioved├Č 29 Dicembre 2016 - Ultimo aggiornamento: 16:58

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1 di 1 commenti presenti
2016-12-31 09:24:06
Basta che le ricostruzioni siano veramente antisismiche.
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