Libia, uccisi due dei quattro italiani rapiti a Sabrata. Un testimone: «Usati come scudi umani»

Libia, uccisi due dei quattro italiani rapiti a Sabrata. Un testimone: «Usati come scudi umani»
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Giovedì 3 Marzo 2016, 11:03 - Ultimo aggiornamento: 4 Marzo, 08:15

Un blitz delle milizie di Sabrata, a ovest di Tripoli, «contro una cellula dell'Isis» - è la loro versione - ha spezzato la vita di Fausto Piano e Salvatore Failla, due dei quattro tecnici della Bonatti rapiti in Libia lo scorso luglio. Gli altri due, Gino Tullicardo e Filippo Calcagno, «sono vivi», ha detto al Copasir il sottosegretario con delega all'Intelligence Marco Minniti, citando informazioni degli 007 sul terreno.

Ora la priorità è «salvarli», ha sottolineato il presidente dell'organismo parlamentare, Giacomo Stucchi. Concetto ribadito il direttore del Dis Giampaolo Massolo: «Ci sono altri due da salvare e non bisogna dire cose che possano compromettere le attività che sono in corso». 



 


Le famiglie si sono chiuse nel riserbo e nel dolore, e sperano ancora in un errore nell'identificazione dei cadaveri. Le salme dei due italiani, secondo quanto si è appreso, dovrebbero essere trasferite a Tripoli nelle prossime ore. La notizia degli scontri tra milizie e jihadisti a sud di Sabrata, nella località di Surman, è iniziata a circolare nella tarda serata di ieri, nelle stesse ore in cui i seguaci di Abu Bakr al Baghdadi tentavano un assalto, respinto, a Ben Guardane, in Tunisia.

L'offensiva delle milizie contro l'Isis è iniziata all'indomani dell'assalto dei jihadisti nel cuore di Sabrata, il 24 febbraio: i seguaci di Baghdadi hanno ucciso 19 miliziani, decapitandone 12. Poi sono stati respinti. L'attacco è arrivato pochi giorni dopo il raid Usa su una base dell'Isis nell'area, oltre 40 le vittime tra le quali Noureddine Chouchane, la presunta mente delle stragi dello scorso anno in Tunisia, al museo del Bardo e sulla spiaggia di Sousse. Ieri notte, poco dopo la mezzanotte italiana, il 'Media center' di Sabrata ha pubblicato online un video di circa 30 secondi: nel filmato si mostrano diversi cadaveri in un edificio, presentato come il 'covò dell'Isis che le milizie affermano di aver preso di mira nel raid.

Una voce fuori campo scandisce la conta dei morti, arrivando fino a 14. Ovunque cartoni di latte o più probabilmente yogurt, e almeno un paio di sacchi a pelo di colore rosso, con i quali apparentemente gli occupanti dell'abitazione avevano messo insieme dei giacigli di fortuna. Ore dopo, un testimone libico rientrato in Tunisia da Sabrata ha raccontato che tra le vittime c'erano anche due italiani, «scudi umani» dei jihadisti. Sono iniziate a circolare le foto delle vittime «occidentali» e dei jihadisti uccisi nel blitz. Questa volta i cadaveri sono all'aperto, uno vicino alle ruote di un fuoristrada.

L'inquietante tam tam sulla vicenda è stato squarciato in mattinata dal comunicato della Farnesina: «Relativamente alla diffusione di alcune immagini di vittime di una sparatoria nella regione di Sabrata in Libia, la Farnesina informa che da tali immagini e tuttora in assenza della disponibilità dei corpi, potrebbe trattarsi di due dei quattro italiani, dipendenti della società di costruzioni Bonatti e precisamente di Fausto Piano e Salvatore Failla».

Con il trascorrere delle ore, diversi capi milizia di Sabrata hanno spiegato che non c'è stato alcun blitz contro un covo dell'Isis ma che il gruppo di jihadisti è stato colpito mentre si trovava a bordo di due fuoristrada, un Toyota e un Tundra. Otto i morti, mentre un siriano e una tunisina, moglie di «una delle vittime», e il figlio di 3 anni, sono stati catturati. Questa tesi è stata confermata da ambienti giudiziari italiani: i due italiani sarebbero stati uccisi «durante un trasferimento».

Il presidente del Consiglio militare di Sabrata, Taher El-Gharably, ha raccontato all'ANSA che ieri le milizie avevano «inseguito un gruppo dell'Isis che fuggiva dal centro di Sabrata verso la periferia: c'è stato uno scontro a fuoco, intensi scambi di colpi che hanno provocato la morte di alcuni di loro, mentre il resto è fuggito». Il responsabile libico ha citato poi la 'confessionè della tunisina catturata: la donna, secondo quanto riferito, ha affermato che i quattro tecnici italiani erano «nelle mani dell'Isis».

Gharably ha aggiunto: «Nell'interrogatorio la prigioniera ha confessato che vi sono due italiani in un luogo nella periferia di Sabrata, la ricerca è ancora in corso».  La donna ha poi confermato che prima del blitz i quattro erano stati separati, come anticipato dagli ambienti giudiziari italiani.
 

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