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Cultura e Spettacoli

Jean Baptiste Corot, natura e anima

A Verona una mostra in collaborazione con il Louvre

Jean Baptiste Corot, autoritratto

dal nostro inviato Fabio Isman
VERONA (27 novembre) - Una mostra singolare inaugura un singolare partenariato. La rassegna è dedicata a Corot, ai suoi antecedenti e a chi si è ispirato a lui; e la collaborazione è pluriennale, tra un istituto, il Louvre, e una città, Verona. Già due anni fa, il più visitato museo al mondo aveva ideato un’esposizione (con tanti suoi capolavori assoluti) nella città di Romeo e Giulietta: organizzava Marco Goldin, e non se ne fece più nulla. Ora, invece, la partnership è radicata, e Corot e l’arte moderna, souvenirs et impressions (a cura di Vincent Pomarède, Palazzo della Gran Guardia fino al 7 marzo, cat. Marsilio) ne è il frutto d’avvio. Sono 100 quadri, prestati da 31 musei (47 dal Louvre); 50 Corot, gli altri di maestri spesso non minori. Per mostrare che Jean-Baptiste Camille Corot (1796-1875: l’anno successivo alla prima mostra degli Impressionisti a Parigi) è «l’ultimo dei classici e primo dei moderni»; per spiegare che è l’erede della nobiltà del paesaggio incarnata da Poussin e Annibale Carracci (ma qui ci manca Domenichino); che esplora l’anima della natura e ispira tanti altri autori, fino a Picasso, Braque, Derain.

Fondamentali nella sua vita sono tre viaggi in Italia; e in particolare il primo: tre anni a Roma dal 1825. Non inizia a dipingere da ragazzo: i suoi glielo permettono a 26 anni. E tra i maestri dell’inizio ha Achille-Etna Michallon, primo vincitore del Prix de Rome per il paesaggio nel 1816. Così, fulcro dei primi dipinti sono natura e panorami: strepitosi Poussin (Orfeo e Euridice hanno come sfondo, idealizzato ma riconoscibile, Castel Sant’Angelo), sono qui affiancati al naturalismo e alle antiche rovine tipici di un certo Corot. Poi, altri confronti: con Claude Lorrain, nei Fori e nel Campo Vaccino; con il primo maestro nel Colosseo (e quello di Michallon è assai più convenzionale, quasi cartolina); finché la Campagna romana ha per sottotitolo La passeggiata di Poussin. Un profluvio di alberi, boschi e boschetti, monti; poi, un Ragazzo sdraiato s’accompagna a un simile Cézanne; altri a Pissarro e Sisley, dei quali fu per poco maestro; a Monet (che lo ammirerà per tutta la vita), a Matisse, perfino a Picasso, a Braque e al cubismo, al primo Mondrian.

Come di qualsiasi mostra, le scelte dei curatori (accanto a Pomarède un ruolo significativo spetta a Paola Marini, che dirige lo stupendo Museo di Castelvecchio, un capolavoro di Carlo Scarpa) possono essere discutibili: mancano tutti gli italiani che di Corot hanno parecchio risentito, ed alcuni accostamenti sono poco più che tematici. Però la rassegna è interessante, anche nell’ultima sezione dedicata ai lirismi e ai ritratti, alle figure di fantasia: aperta dalla famosa Donna con la perla, giunge fino a un Derain del 1935, così suggellando una “cavalcata” attraverso quattro secoli di pittura.

Restano negli occhi una Trinità dei Monti da Villa Medici in cui Corot cancella Piazza di Spagna, per lasciare soltanto lo sky-line della Città eterna; un Hubert Robert che nel 1786 si fa cronista dell’abbattimento di case dalle parti di Nôtre-Dame; stupende le “quinte” di alti alberi in Corot prima, e Cézanne poi; numerose vedute di Nemi, Tivoli e Venezia, Firenze, della Cascata delle Marmore. Perché in Italia (tre viaggi: 1825, ’34, ’43) il nostro si forma e si struttura: poco dopo, Baudelaire lo definisce il più grande paesaggista francese vivente, assieme a Théodore Rousseau; il successo gli arride dopo i 50 anni.

A Verona, tuttavia, non risulta che sia mai giunto da vivo; e oggi ammirarne la Ragazza e la sua toilette, Haydèe, certi panorami e perfino l’Autoritratto a 44 anni, conservato agli Uffizi («ma non è una mostra personale: forse avrei scelto altro», spiega il curatore), è davvero fonte di grandi soddisfazioni, e non soltanto puramente estetiche.

In città, il Louvre penserà a un’altra grande mostra: nel 2015 sul Veronese, forse con la National Gallery di Londra; e qui avvierà molte altre iniziative. Mentre, in Italia, si sta guardando attorno, in cerca di ulteriori alleanze: «Ci sono colloqui con dei musei a Roma e con Brescia; a Milano, da oggi, esponiamo il San Giovanni di Leonardo a Palazzo Marino», racconta Pomarède; insomma, non c’è soltanto la assai discussa “filiale” di Abu Dhabi, e non è pensabile di aumentare ulteriormente la quantità di visitatori a Parigi: il più frequentato museo al mondo è alla ricerca di altri sbocchi, altre job creations. Verona, in Italia, forse è soltanto la prima che si realizza.

Venerdì 27 Novembre 2009 - 13:37
Ultimo aggiornamento: -
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