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Scuola e Università

Medicina senza test in Romania
Novemila euro e passa la paura

Molti espatriano per "saltare" il quiz, poi tornano in Italia

Studenti italiani alle prese con un test universitario

ROMA (4 settembre) - Ottanta domande in centoventi minuti. Funziona così la roulette russa dei corsi a numero chiuso per le professioni sanitarie. Ma anche no. Nel senso che lo sbarramento si può dribblare. Se si hanno abbastanza soldi da spendere e la voglia di imparare una lingua straniera come il rumeno o lo spagnolo, c’è la possibilità di volare all’estero e di entrare in una facoltà che consente di ottenere un titolo spendibile in tutta Europa senza doversi affidare al massacro dei quiz a crocette. Solo nell’ultimo anno accademico nelle università di Madrid pubbliche e private c’erano oltre 400 italiani che studiavano odontoiatria, la facoltà medica più gettonata fra gli espatriati del numero chiuso.

Ormai la presenza di nostri studenti negli indirizzi sanitari è tale che ci sono istituzioni come la Uax, la Universidad Alfonso X El Sabio, ateneo privato di Madrid, che si sono attrezzati con personale che parla italiano e un sito web scritto nella nostra lingua. Il test? È psicoattitudinale, niente quizzone. Si parla con il personale di ateneo, si cerca di capire se il ragazzo è adatto alla professione medica e si viene iscritti. Tre anni fa, ci spiegano dalla Uax, gli studenti italiani di odontoiatria erano 30, due anni fa sono saliti a 100, l’anno scorso erano 300. Quest’anno il ministero ha messo un limite ai posti. La Uax ne avrà 200, già si sa che la metà saranno italiani. «La maggior parte di quelli che vengono da noi - ci raccontano - sono figli di dentisti che hanno uno studio avviato e che vogliono avere la certezza di poter fare questi studi. Ci sono quelli che hanno già provato più volte il test in Italia e sono stufi, e quelli che cominciano a venire direttamente dopo il liceo».

L’avventura spagnola costa, in un ateneo privato, poco meno di 16mila euro all’anno. In questi giorni c’è un flusso ininterrotto di famiglie italiane che stanno visitando il campus. Il titolo vale in tutta Europa come quello che si prende in alcuni atenei privati rumeni collegati con società di servizi italiane che rispondono per lo più a telefoni cellulari chiamando i quali si scopre che, sostanzialmente, l’ammissione si può comprare. Non che il test sia difficile. Anche in Romania non c’è lo stesso quiz italiano. Ma ci sono società che dicono di poter garantire l’entrata in alcuni atenei con 6.000 euro di tariffa per il servizio di documentazione e un corso di lingua intensivo. Il 50% si paga subito, l’altra metà dopo il test, ci dicono mentre ci fingiamo interessati al servizio. E se non si passa? «Assolutamente non c’è questa possibilità», assicurano, «abbiamo un protocollo di intesa con la facoltà da sette anni, abbiamo portato un sacco di studenti, abbiamo canali privilegiati». La lingua? «Si impara in 3-5 mesi. E gli esami al primo semestre si fanno al computer: se si prende un certo voto non serve fare l’orale». I posti per gli stranieri sono 150 nell’università proposta che non è lontana dall’aeroporto internazionale di Timisoara, città in cui operano molti dentisti italiani.

La tariffa per studiare è di 8-9mila euro all’anno di cui poco più di 3mila di iscrizione, il resto sono divisi fra alloggio, aerei, vitto. E si riesce a lavorare in Italia: «Assolutamente sì», garantiscono, confermando anche qui che molti figli di professionisti scelgono questa via per avere la sicurezza di poter continuare sulla strada dei genitori. Ci viene poi spiegato che, una volta presa la residenza in Romania, si può anche tentare il rientro in Italia occupando i posti liberi lasciati dagli stranieri e sostenendo una prova di lingua italiana. «Questi fenomeni migratori ci sono noti - spiega Gianfranco Prada, presidente dell’Andi, l’Associazione nazionale dei dentisti - Da una parte andrebbe rivisto il numero chiuso che è penalizzante e non sempre seleziona i migliori. Dall’altra, però, bisognerebbe che a livello europeo si riuscisse ad avere una normativa comune sugli accessi alle facoltà mediche. In Spagna stanno introducendo una maggiore selezione, in Romania non so».

Michele Bonetti, avvocato che segue le cause che l’Unione degli studenti fa da anni contro il numero chiuso, lamenta: «Il numero chiuso danneggia il paese. Ne sono prova il trasferimento dei nostri studenti all’estero e il trasferimento dei nostri professionisti in altri paesi come la Gran Bretagna». Secondo i dati della Fnomceo, la Federazione nazionale degli ordini dei medici e degli odontoiatri, negli albi ci sono 1.368 medici nati in Italia che hanno conseguito il titolo all’estero. I dentisti sono 189, ad oggi. Ma per formare queste figure ci vogliono 5-6 anni. I ragazzi che emigrano si iscriveranno fra qualche tempo. «E’ certo anche davanti a questi fenomeni - chiude Amedeo Bianco, presidente Fnomceo - che bisognerà fare pressioni sull’Europa affinché tutti si adeguino a parametri comuni di programmazione dei posti di queste facoltà».

Sabato 04 Settembre 2010 - 16:11
Ultimo aggiornamento: -
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