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 SOFFITTO DI VETRO  di Angela Padrone
...E le donne italiane lavorano anche un'ora più degli uomini
pubblicato il 10-11-2007 alle 13:37
vedi anche cambiamondo
Che l'Italia sia un paese maschilista, non è una novità. Ma del fatto che uomini e donne covino tanto rancore gli uni contro gli altri, si parla poco. Forse perché ai livelli intermedi questo è meno evidente, o forse perché, appunto, in Italia le donne tutto sommato accettano la cultura dominante. Dovrebbero rovesciare i tavoli, invece sorridono e vanno avanti.
Lavorano in media 8 (otto) ore al giorno, contro le 6,5 (sei e mezza) di un uomo. Attenzione, parliamo di medie, e mai come in questo caso le medie possono essere inique. Io per esempio, lavoro circa 13 ore al giorno in ufficio, e non saprei proprio stimare quante ore possano essere considerate "lavorative" anche fuori. In realtà lavoro anche nel presunto tempo libero. E così molte delle donne che conosco, perché chi ha un lavoro retribuito, in più si occupa anche di marito, figli e (spesso) di uno o più anziani genitori. Naturalmente, sia in ufficio che a casa ti faranno anche sentire in colpa perché non dedicherai tutte, ma proprio tutte, le tue energie a uno solo dei due lavori.
Rispetto agli altri paesi europei, invece, gli uomini italiani sono quelli che si occupano meno della casa. In Europa e negli Usa gli uomini dedicano alla famiglia 2,7 ore al giorno, le donne invece 4,5 ore. Il totale, in questa media internazionale dei paesi sviluppati, è uguale per uomini e donne: 7,9 ore al giorno,
In Italia, come abbiamo visto, c'è invece una grande differenza nel monte ore totale. E se si considera solo il lavoro domestico, le donne vi si dedicano per un tempo quasi triplo rispetto a quello degli uomini.
Ma questa è la norma nei paesi in via di sviluppo. Nel Benin, nelle Mauritius e in Madagascar "il tempo di lavoro e le responsabilità familiari delle donne sono quasi il doppo degli impegni maschili".
Questa è la sintesi di una ricerca di tre economisti, Burda (Berlino), Hamersheth (Texas) e Weil (Bruxelles), dal titolo "Total work. Gender and Social Norms" a cui potete arrivare da qui.
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questa non è una novità. è così nella stragrande maggioranza dei casi. mi domando: nessuno ha mai fatto due conti su che cosa succederebbe se le donne smettessero di prestare la loro opera gratuitamente per il marito, i figli, gli anziani e la società in generale? sarebbe per la collettività un extracosto insostenibile.

postato il 10-11-2007 alle 14:50 da laura
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Più che "maschilista", quella italiana è una società mammista e profondamente femminilizzata, che è un tantinello diverso. Care signore, cercate di andare "oltre ciò che è visibile"... cercate di "vedere anche quel che non si vede con gli occhi ma che si può vedere solo con la mente"... Un po' come la Teoria della Relatività di Albert Einstein, che egli vide "con gli occhi della mente"... P.S. Ve l'ho fatta troppo complicata...?

postato il 10-11-2007 alle 17:23 da Sandro
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Caro sandro, forse una decina di anni fa eri abituato a sentirti il "giovane" di turno, quello che può fare lo spiritoso tanto anche se la spara grossa, si perdona...ma guarda che il tempo passa. Non si possono dire troppe fesserie: non sei più all'asilo con i tuoi compagnucci. Cerca di crescere e ti ascolteremo, se no prenditi una pausa di riflessione

postato il 10-11-2007 alle 17:29 da angela padrone
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Sotto questo punto di vista sono contento di non essere donna, in effetti la donna lavora molto più dell'uomo in ogni periodo della vita, da sempre...e oggi ancora di più!

postato il 10-11-2007 alle 21:21 da Gigi
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Era esattamente quello cha facevo notare ieri ad una mia amica modenese. Io sono Italiana, ho vissuto 12 anni in Svizzera ed ora ho seguito mio marito ad Hong Kong. Vivremo qui con i nostri due bambini per i prossimi quattro anni. Abbiamo vissuto anche sei mesi in Sud Africa. Continuando a tenere i contatti con amiche e sorelle italiane, trovo che sia scandaloso quanto queste siano costrette a lavorare. Cioè: l´uomo lavora fuori casa e li ci fermiamo; la donna lavora fuori casa e poi va a fare la spesa, cucina, lava, stira, pulisce la casa, va ai colloqui con i maestri/professori, porta i figli dal dottore, in palestra, in piscina, alle feste di compleanno, in chiesa la Domenica....Lui torna a casa e deve rilassarsi, lei torna a casa e...deve continuare a funzionare...peccato. Manca collaborazione. Maschi italiani, finitela di fare i principini e aiutate le mogli, anche pulendo il bagno qualche volta, perchè no?

postato il 11-11-2007 alle 08:20 da Giorgia
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Dunque vediamo. Io personalmente mi alzo alle 5 di mattina, vado a lavorare, ritorno a casa alle 7 di sera. Quando rientro non riesco nemmeno a togliermi la giacca che mi prendo in braccio la piu' piccola di tre figlie, inizio a mettere a posto il delirio che ci sta a casa mia, cerco di insegnare alle due piu' grandicelle che ogni cosa va rimessa al suo posto dopo averla usata, faccio loro indossare il pigiama, apparecchio, e una volta messi a tavola imbocco sempre la piu' piccola. Dopo cena sparecchio, lavo i piatti, poi metto a letto le due grandicelle, infine 7 o anche 8 volte su 10 riesco a far addormentare la più piccola. Alle 22 circa, finalmente, riesco a togliermi le scarpe e a infilare un pigiama. Il fine settimana, infine, lo dedico alle pulizie generali di casa, a fare la spesa, e a baloccare la prole. Detto che vivo una vita felice, almeno non mi si venga a dire che le donne lavorano piu' degli uomini. Grazie

postato il 11-11-2007 alle 09:05 da franco
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fortunata la moglie di franco

postato il 11-11-2007 alle 14:34 da laura
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Sicuramente le donne lavorano piú degli uomini, spesso costrette o volenti a farlo in casa dopo il lavoro retribuito. Sono sposato da molti anni ed ogni volta che ritorno a casa dopo il lavoro, piúo meno 9 ore perché non sto lí a quardare la mezz'ora in piú, dicevo, ritorno a casa e se mia moglie é stanca, perché anche lei lavora, mi do da fare; aspirapolvere, lavaggio vetri quando cen'é bisogno e cucina, la lavatrice e lo stirare lo fa lei. Lo faccio per l'amore e la stima che nutro per lei, eppoi il piacere, quasi un orgasmo dell'anima, quando la vedo che mi guarda sorridendo sottocchi mentre l'aiuto. Sprigiona luce, rispetto e amore. Le do una mano a sparecchiare e lavare i piatti, anche se lei dice che la lavastoviglie é meglio delle mani, ma io non sono d'accordo e mi armo di spugna e detersivo e...via! I banbini si addormentano sulle mie ginocchia davanti la tv. Portatili a letto, rimango da solo con mia moglie e parliamo dei nostri problemi, di noi e dei bambini. Non riesco a capire il perché in moltissime famiglie si debba corerre e correre come se avessimo dietro le spalle la cosa piú brutta del mondo che ci insegue. Forse sono cosí perché non ho mai dato retta a quello che ci circonda, ma ho fatto sempre ció che é interesse comune per quello che ci circonda? Non so. Amo mia moglie, i miei bambini e molto il mio lavoro. Anzi, mi piace lavorare. Mi piace quando l'altro é felice o perlomeno contento. E non mi piace correre, essere svelto si, ma non correre. La fretta é una brutta cosa. La fretta stravolge il tempo.

postato il 11-11-2007 alle 15:24 da ErCoatto
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Il ragionamento fila fino ad un certo punto. Le donne hanno cercato, giustamente, di avere le stesse possibilità di un uomo. A parte il fatto che invece di imitare il mondo maschile, meglio sarebbe stato se lo avessero semplicemente migliorato con la loro sacrosanta diversità. Ma il problema è proprio un altro. Mentre le donne camminavano verso la loro emancipazione dalla cultura dominante che le voleva a casa a lavare i piatti, quanto è stato fatto e hanno fatto gli stessi uomini per sovvertire la regola del"io a casa non faccio niente"? E dico anche di più. Se è vero che la maggior parte degli uomini non sono proprio felici di mettersi a fare le faccende domestiche,conosco un esercito di donne che non fa niente, davvero niente, per imporre in famiglia la stessa determinazione all'emancipazione che mettono magari sul posto di lavoro. - Arnald

postato il 11-11-2007 alle 16:08 da arnald@email.it
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I media divulgano studi secondo i quali le donne dedicano molto più tempo alla casa e alla cura dei figli e concludono: «Le donne fanno due lavori; gli uomini uno solo». Ma ciò è fuorviante. Le donne lavorano più ore in casa, ma gli uomini lavorano di più fuori casa. E l'uomo medio passa più tempo sui mezzi di trasporto e dedica più tempo all'orto, alle varie riparazioni, a imbiancare... Che cosa succede se si mettono insieme tutte queste cose? Ad esempio, uno studio condotto all'università del Michigan, e presentato nel 1991 dal Journal of Economic Lìterature, rilevò che l'uomo medio statunitense lavorava 61 ore alla settimana, la donna media 56. È forse un cambiamento che si è verificato di recente? No. Nel 1975, esaminando un campione nazionale di massima attendibilità, si rilevò che nelle famiglie - sommando le ore dedicate ai figli, alla casa, al lavoro fuori casa, ai trasferimenti e al giardinaggio - i mariti svolgevano il 53 per cento del lavoro globale, le mogli il 47 per cento. Ah, già, ma gli uomini italiani sono diversi da quelli americani e molto più sfaticati. Va beh...

postato il 11-11-2007 alle 16:25 da Fabio Conti
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Sono felice che qualcuno cominci almeno a parlare di questo tema che noi donne, per rassegnazione ormai, non riusciamo a pubblicizzare in nessuna sede e con nessun mezzo di informazione. Ho 35 anni di lavoro alle spalle ed ho sempre fatto moto di più dei miei colleghi maschi, con il risultato di essere schernita da loro e dai miei superiori.Ultimamente, 13 ore fuori di casa e gestione casalinga pur senza figli mi hanno convinto che era meglio fossi nata maschio. Spero nella prossima vita se esite la reincarnazione. Kisses!

postato il 11-11-2007 alle 16:29 da liz1956@libero.it
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Anzitutto vorrei far notare che la società crollerebbe nello stesso modo se anche gli uomini cessassero improvvisamente di fare tutto quel che fanno. Chi è che costruisce le case, le strade, i ponti, le automobili, gli aerei, i pc (che usate anche voi donne), ecc? Gli uomini. Punto. Ma, al di là di questi assurdi ragionamenti di stampo femminista, vorrei spendere qualche parola sul ruolo della casalinga. Dunque, quello della casalinga è per definizione il lavoro non remunerato e le sue dimensioni vengono ingigantite al punto tale da far risultare che esso è il doppio di quello professionale maschile nel senso che una casalinga lavora sempre, senza interruzioni. Che lavori molto è indubitabile, sennonché viene imputata alla presenza del marito anche quella parte di attività che la donna svolgerebbe comunque se fosse sola, il vero lavoro che le donne compiono per gli uomini è invece dato dalla differenza tra quel che fanno e quel che farebbero se questi non ci fossero. Ora, la conduzione della casa al modo femminile richiede già da sola una tale quantità di tempo che la presenza "parassitaria" dell'uomo non può aggiungervi molto. Le donne dedicano alla casa una quantità stupefacente di energie la maggior parte delle quali per pura libera scelta (come fa anche mia madre, del resto), attività che, dal punto di vista maschile sono quasi totalmente inutili ma che pure vengono messe nel conto. E' facile vederlo comparando il tempo che ad esse dedica un single rispetto a quello che vi dedica una coniugata. Come deve essere tenuta una abitazione? Al modo di quelle donne che (come mia madre) sono in competizione con "Casaviva" o come me e i miei amici single che vivono benissimo in abitazioni nelle quali una donna non vorrebbe mai mettere piede? Qual è lo standard che deve essere rispettato, forse quello delle italiane che entrano in fibrillazione quando sospettano che la loro casa non sia più in grado di sfidare una sala operatoria? [Continua]

postato il 11-11-2007 alle 17:38 da Fabio
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Vorrei chiarire una cosa per me lapalissiana, ma evidentemente fraintesa. Nessuno ce l'ha con gli uomini in quanto tali. Anzi. nessuno disconosce quello che gli uomini, alcuni, tutti, collettivamente, con le donne , come umanità , hanno fatto e fanno. Che razza di discorsi sono questi? Qui stiamo discutendo del fatto che le donne, per circostanze culturali, di enorme portata, oggi sono costrette a districarsi (e anche gli uomini , ovviamente, sono costretti a districarsi) in una società che cambia. In Italia, più che altrove. Io stessa in alcune occasioni ho detto che in Italia le donne, e gli uomini, vivono il paradosso di dover essere tutto e il contrario di tutto: casalinghe "casaviva", madri perfette come le loro nonne, e al tempo stesso lavorare in una società che ha come unico standard quello del lavoratore maschio, che dedica al lavoro la maggior parte delle sue energie. Su questo tema tornerò. Ma è ovviio che è l'intera società che dovrebbe "ritararsi", per dare sia alle donne che agli uomini, più libertà: di lavorare e al tempo stesso, di essere madri e padri, e anche altro, cioè se stessi. Non so se questo discorso è chiaro. Ripeto: ci tornerò, perché credo che questo sia il punto cruciale. Che senso ha ridurre tutto a una guerricciola tra "maschietti" e "femminucce"? Gli uomini finora hanno contribuito in modo preponderante alla costruzione della storia, con le sue grandiosità e le sue nefandezze. Le donne vogliono accedere, come in altri paesi già accade in modo sempre più importante, anche alla sfera pubblica. se ciò non avviene è per "colpa" della cultura dominante e, singolarmente, anche delle stesse donne, che non hanno saputo diventare protagoniste. Il modo giusto? Nessuno ha ricette in tasca, ecco perché discutiamo.

postato il 11-11-2007 alle 18:14 da angela padrone
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Per Fabio. a parte il fatto che non mi risulta che il mondo si muova esclusivamente per merito degli uomini creatori di ogni bene materiale ed immateriale di cui godiamo (cala!), mi risulta invece che qualunque lavoro è appunto giustamente retribuito. però chi si occupa delle gestione delle incombenze domestiche (e penso principalemente alla cura dei figli e degli anziani) sono ancora esclusivamente le donne che per questo non solo non vengono retribuite ma devono per forza rinunciare ad investire il loro tempo nella professione perchè, esperienza personale, non si può essere presenti nella vita dei figli (porta a scuola, riprendi, pediatra, palestre, malattie varie, imprevisti, farli mangiare, vestire decentemente, ecc..., vacanze scolastiche, inserimenti al nido e varie altre amenità) e al contempo avere anche il tempo di competere nel mondo professionale. non credi? sarebbe ora, come ha cominciato a proporre l'economista fiorella kostoris che, per legge, la maternità e le incombenze di accudimento dei figli ricadessero anche sulle spalle dei padri. in italia in parte sulla carta è già così...in pratica quando mio marito ha chiesto di poter usufruire dei congedi parentali gli hanno letteralmente riso in faccia. e detto di no. e quindi li ho dovuti prendere io per l'ennesima volta.

postato il 12-11-2007 alle 10:05 da laura
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Laura, sei stata tu la prima a sostenere che senza l'opera femminile la società crollerebbe. Io, di rimando, ti ho fatto notare che crollerebbe allo stesso modo se gli uomini cessassero di fare quel che fanno. Non mi sembra che ci sia nulla di strano in quanto ho giustamente obiettato. Vedi, io non ho alcun problema a riconoscere il lavoro, l'impegno, l'opera femminile; quello che non mi è ben chiaro (si fa per dire...) è per quale ragione voi donne dobbiate sempre disconoscere quella maschile. Questo è il punto, cara Laura. Te ne dico pure un'altra. Il fatto è che voi donne moderne, cresciute a pane e indottrinamento femminista, non tollerate alcuna critica, neppure se costruttiva. Viceversa, amate moltissimo farle, pensando che chi è dall'altra parte debba sempre tacere e acconsetire. Spiacente, ma non sono il tipo, perché come do rispetto lo pretendo. Ciao

postato il 12-11-2007 alle 13:41 da Fabio Conti
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Ho appreso solo adesso che il commento, per essere pubblicato, deve essere sottoposto a preventivo vaglio da parte dell'autore del blog. Complimenti per l'esercizio della censura effettuata nei miei confronti. Continuo a ribadire che è allucinante che esseri tendenzialmente razionali continuino a misurare il proprio impegno nella famiglia e verso gli anziani, come opera prestata gratuitamente! La mercificazione dei valori è forse questo il problema? Oppure la "donna forte italiana" non è più in grado di sostenere le sfide attuali. Vuole un aiuto in casa?, ok ecco la colf, vuole un aiuto con i figli? ok ecco la tata, vuole fare carriera? ok ecco la solita scorciatoia con il capo. Certe donne italiane non sanno cosa vogliono, noi uomini lo sappiamo. Vogliamo al fianco una Donna.

postato il 12-11-2007 alle 14:19 da maximo
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bhe, che la migliore difesa sia l'attacco lo sanno anche i bambini. leggetevi le statistiche, oggettivamente e senza pregiudizi. personalmente continuerò a districarmi da sola tra le assurdità del nostro sistema, dedicherò tempo ai miei figli sperando che diventino uomini aperti e propositivi. cordiali saluti a tutti, Laura

postato il 12-11-2007 alle 18:12 da laura
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sempre per fabio. lei continua a trascurare il fatto che il lavoro femminile cui io facevo riferimento è prestato a titolo gratuito. poi effettivamente se le persone che lavorano si fermassero (dalle commesse ai carpentieri) condivido: il mondo si fermerebbe. non voglio offendere nessuno, ma non mi sembra una scoperta rilevante. tanti auguri per la sua vita da single, laura

postato il 12-11-2007 alle 18:17 da laura
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