Tutti a Bologna per la «Ragazza con l’orecchino di perla«

di Marina Moioli
Il merito è tutto di un certo Arnoldus des Tombe. Se non ci fosse stato lui ad acquistare all’asta nel 1881 un dipinto perduto e dimenticato da oltre due secoli e poi a lasciarlo in eredità nel 1903 al Mauritshuis de L’Aja oggi nessuno farebbe la fila per ammirare la celebre «Ragazza con l’orecchino di perla» di Johannes Vermeer. Uno dei capolavori della pittura di tutti i tempi per la grazia e la fluida eleganza che l’artista ha saputo infondere alla protagonista, rendendola un simbolo di femminilità languida e affascinante.



Ma oggi il merito va tutto a Marco Goldin, deus ex machina che con una trattativa durata due anni è riuscito a ottenere in prestito il dipinto. Se non ci fosse stato lui, infatti, l’Italia non ospiterebbe la mostra-evento «Da Vermeer a Rembrandt - Il mito della Golden Age» che fino al 25 maggio porterà a Bologna migliaia e migliaia di visitatori. Un’occasione unica per ammirare il dipinto fuori dalla sua sede storica, il museo de L’Aia, dove ritornerà dopo una tournée mondiale che ha toccato, nell’ultimo anno e mezzo, prima Tokyo e Kobe in Giappone e poi San Franciscno, Atlanta e New York negli Stati Uniti.



Bologna, invece, è l’unica sede europea scelta per la trasferta. E la città delle due torri ringrazia, sperando che la kermesse serva da volano per portare i turisti a riscoprire le sue tante meraviglie. Per chi vuole approfittare dell’occasione, infatti, c’è il circuito museale Genus Bononiae. Il percorso di visita parte da Casa Saraceni, a pochi passi dalle Due Torri, per proseguire verso l’innovativo Museo della Storia di Bologna in Palazzo Pepoli Vecchio; tocca Santa Maria della Vita, sede del «Compianto sul Cristo Morto» di Niccolò dell’Arca; e ancora Palazzo Fava, affrescato dai Carracci; San Colombano con la collezione degli strumenti musicali antichi di Luigi Ferdinando Tagliavini; la Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale con un ricco patrimonio librario a partire dalla fine del XV secolo. E infine la Chiesa di Santa Cristina e San Michele in Bosco, grande belvedere affacciato su Bologna.

Inoltre nei weekend l’ampia area del centro storico intorno a Palazzo Fava, sede della mostra, tra le vie Rizzoli, Indipendenza e Ugo Bassi, si trasforma in area pedonale collegata da navette. Info: www.bolognawelcome.it



La celebre «Gioconda olandese», così chiamata per il suo sguardo enigmatico (famosissima anche per il successo del libro della scittrice Tracy Chevalier, pubblicato nel 1999, al quale si ispirò nel 2003 il regista Peter Webber per il suo film con Scarlett Johannson nel ruolo della protagonista-modella) non è però l’unico lavoro di Johannes (Jan) Vermeer esposto nella sede bolognese di Palazzo Fava. C’è anche «Diana e le sue ninfe», di dimensioni molto più grandi, che rappresenta la prima opera realizzata dal maestro olandese. E oltre a Vermeer ci sono ben quattro Rembrandt e dipinti di Frans Hals, Ter Borch, Claesz, Van Goyen, Van Honthorst, Hobbema, Van Ruisdael, Steen. Tutti pittori che furono i veri protagonisti della Golden Age dell'arte olandese. La mostra di Bologna non è quindi solo la celebrazione di un mito, ma ha il senso di un approfondimento su uno dei periodi più straordinari della storia dell’arte.



INFO

Call center 0422.429999, www.lineadombra.it



Orari

Da lunedì a giovedì 9-20

Venerdì e domenica 9-21

Sabato 9-22



Biglietti

Con prenotazione: intero 13 euro, ridotto 10, minorenni (6-17 anni) 7 euro Acquistabili in mostra senza prenotazione: intero 12 euro, ridotto 9, minorenni 6





I NOSTRI CONSIGLI



Portici Hotel, Via Indipendenza 69, Bologna; tel. 051.42185,

www.iporticihotel.com

Connubio tra le ricercate atmosfere Liberty di Palazzo Maccaferri e lo stile minimalista di grandi firme del design italiano.



Hotel Porta San Mamolo, Vicolo del Falcone 6/8, Bologna; tel. 051.583056,

www.hotel-portasanmamolo.it

Un piccolo hotel elegante nel centro della città. La prima colazione si fa nell’antica corte della «veranda» circondati dal verde



Al Sangiovese, vicolo del Falcone 2, Bologna; tel. 051.583057, www.alsangiovese.com

Romantico e accogliente, questo ristorante ha in menu i piatti tipici regionali, come la cotoletta alla bolognese, la cui particolarità è il prosciutto sopra la carne. Tra i vini il posto d’onore va al Sangiovese Condé di Predappio.



L’Osteria del Sole, Vicolo dei Ranocchi 1, Bologna

Nel cuore del quadrilatero bolognese, l’osteria più antica della città (è lì dal 1465). Si beve solamente, ma è vecchia consuetudine degli ospiti portarsi pane e salumi acquistati nei negozi vicini.



Simoni, via Drapperie 5/2/A, Bologna, tel. 051.231880, www.salumeriasimoni.it

Il vero tempio dell’enogastronomia, all’angolo tra via Drapperie e via Pescherie Vecchie, offre paste fresche emiliane, salumi, e diverse specialità di sottolii.
Giovedì 13 Febbraio 2014 - Ultimo aggiornamento: 24-02-2014 09:02

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