Salvini a Frosinone, viaggio
tra i leghisti ciociari in attesa
di un autografo e un selfie

di Pierfederico Pernarella
La sede di via Aldo Moro è gremita. Uno sull’altro, in mezzo a una selva di smartphone alzati per riprendere il leader della Lega Matteo Salvini. «Quattro anni fa - racconta - venni qui per le Europee ed eravamo in cinque, ci abbiamo creduto e ora siamo in tanti». Doveva essere un incontro con la stampa, ma è stato un comizio. Salvini sfodera i suoi cavalli di battaglia, l’immigrazione su tutti. Tema scottante rinfocolato dai fatti di Macerata: «La Lega è l’unico argine al razzismo e alla violenza, perché l’unico razzismo di Stato è quello della sinistra nei confronti degli italiani con un’immigrazione fuori controllo che porta solo disastri. In nessun altro paese al mondo, se sei clandestino e vivi spacciando droga, puoi permetterti di aggredire la gente. Li rispediremo a casa dal primo all’ultimo». E questo l’argomento che fa più breccia tra i sostenitori della Lega.

La maggior parte è rimasta fuori. Sono almeno un centinaio, ma il dato numerico conta poco. Colpisce invece quello politico: un’immagine del genere, fino a qualche anno fa, nel cuore di Frosinone, era impensabile. Il colpo d’occhio è ingigantito anche dalla presenza massiccia di forze dell’ordine. C’è il reparto della celere, circa una decina di agenti. Altrettanti in borghese. È l’effetto Salvini, anche se l’atmosfera è pacifica. Nessun contestatore. Tra la gente che lo attende all’uscita, per stringerli la mano o fare un selfie, le attenzioni sono tutte per le lui. In tanti hanno sfoderato il vestito buono. Il caso Macerata è quello che va per la maggiore nelle discussioni imbastite per ingannare l’attesa.

TUTTI CONTRO I BUONISTI
Lorenzo, studente universitario, ha in mano una copia del libro del leader leghista, vuole farselo autografare. «Mi piace Matteo per le cose che dice: stop all’immigrazione e agli sbarchi diventati eccessivi». Lorenzo aggiunge che la violenza non è la risposta giusta e quando gli chiediamo se approva i toni accesi delle invettive salviniane risponde: «Si a volte i toni sono eccessivi, ma non fomentano l’odio, le uscite della Boldrini invece sì».
Secondo Aldo, pensionato, ex elettore dell’Msi, «Salvini è l’unico che difende gli italiani. Dobbiamo riprenderci il paese dalle invasioni dei negri e dai buonisti. Non sono un violento, poi però quando ti capitano certe cose ti viene da pensare: un giorno stavo al ristorante, un nero mi si avvicina per chiedere l’elemosina, gli dico di no e questo mi fa il segno del taglio della gola. Io la sera ho paura di andare in via Marittima. Se incontri quattro di questi, che succede?». «Anche uno solo», aggiunge una signora. Le donne sono le più agguerrite.

LE PASIONARIE SALVINIANE
C’è Luciana, anche lei pensionata. Viene da un paese in provincia di Caserta, un tempo “terronia” per la Lega Nord. Segue Salvini quando e dove può. «È l'unico che mi fa sentire ben rappresentata perché determinato e coerente». Anche Luciana ce l’ha con i buonisti, lei parla di «salamelecchi», e la Boldrini, manco a dirlo.
La signora Luciana parla di stupri e di altri reati che sarebbero cresciuti a causa deglli immigrati. Inutile provare a replicare con i dati statistici che non parlano di questa escalation: «Ho un figlio poliziotto e mi ha detto che i numeri veri sui reati degli immigrati non li danno per non fomentare l’odio». Un agente della Celere, in assetto antisommossa davanti allo striscione “La Ciociaria con Salvini”, guarda impassibile. Nel frattempo s’intromette Maria, lei è di Frosinone: «Ma lo sa che degli egiziani hanno stuprato una donna alla stazione ferroviaria? Lo sa quanti scippi vengono fatti nel centro storico? Perché voi giornali non ne parlate?» Le facciamo notare che non è così, ma la signora non sembra tanto convinta.


LE POLEMICHE  SULLE CANDIDATURE NON INTERESSANO
Il leader del movimento che più si batte per l’autonomia dei territori parla poco del locale. Se la prende con i 5 Stelle che «stanno riempendo di immondizia la Ciociaria». Della bagarre per il candidato paracadutato (il pontino Francesco Zicchieri alla Camera) nel collegio di Frosinone non si parla. Nessun incontro con Forza Italia. Tutto risolto con il coordinatore provinciale della Lega Fabio Forte che alla vigilia della presentazione delle liste aveva attaccato duramente i vertici regionali (Zicchieri) del proprio partito parlando di «schiaffo doloroso», «Ciociaria mortificata», «decisioni dall’alto» all'insaputa di Salvini. Ora è tornato l’amore. Miracoli della politica. Basta poco per farli avverare: per Forte, candidato alla Camera in terza posizione nel collegio plurinominale Latina-Frosinone, attraverso un serie di incastri e in base ai sondaggi tarati sui collegi, potrebbero esserci possibilità di elezione. A lui è stato affidato il compito di pontiere con il gruppo di Forza Italia di Frosinone. Ma queste dinamiche politichesi importano poco ai supporter leghisti. «Candidature imposte dall’alto? Paracadutati? Ciociaria snobbata». E che roba è. Sembra parlare un’altra lingua e la risposta che si riceve è sempre la stessa: «Per noi c’è solo Salvini».   
Marted├Č 6 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 07-02-2018 13:09

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