Frosinone, camorra e rifiuti: l'allarme della Dia.
Relazione del ministro Minniti al Parlamento

di Vincenzo Caramadre
Non solo sale giochi, commercio e ristorazione, il nuovo business della camorra in provincia di Frosinone è lo smaltimento di rifiuti.   E’ quanto emerge dalla relazione della Dia (Direzione investigativa antimafia) sull’attività svolta da gennaio a giugno 2017.
Un corposo dossier (oltre 300 pagine) del Ministro dell’interno Marco Minniti al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia, attraverso il quale gli investigatori dell’antimafia hanno fotografato soprattutto le nuove minacce della criminalità organizzata attraverso i “profili evolutivi”.
I maggiori interessi, anche attraverso cartelli con la criminalità calabrese e le singole realtà locali, i clan campani lo riservano a Roma, ma anche in Ciociaria dove ci sarebbe una fitta rete di rapporti tra gli esponenti malavitosi e imprenditori, professionisti e rappresentanti delle pubbliche amministrazioni (politici e funzionari).  Insomma infiltrazioni e connivenze ben note agli investigatori dell’antimafia.
“Permangono immutati - si legge nella relazione  - gli assetti criminali e la considerazione che la camorra trovi, nel territorio lazial, in primis a Roma, nel suo hinterland e sul litorale, nel Sud Pontino e nel frusinate il terreno ideale per riciclare denaro e farvi confluire ingenti quantità di stupefacenti”.
Poi è stata focalizzata l’attenzione sui fianchi scoperti e, attorno ai quali lo Stato, dovrà alzare il muro della legalità.
“Gli ambiti maggiormente interessati - scrivono ancora dall’Antimafia - da tali infiltrazioni si individuano nella gestione di esercizi commerciali, nel mercato immobiliare, servizi finanziari e di intermediazione, gestione di sale giochi, appalti pubblici ed edilizia, nonché da ultimo lo smaltimento di rifiuti”.
Poi l’allarme sulle convivenze. “Si tratta di attività per la realizzazione delle quali si rivela determinante la rete di relazioni con professionisti, operatori economici, esponenti delle pubbliche amministrazioni e del mondo della finanza.
I riscontri investigativi - hanno spiegato -  attestano, sempre più frequentemente, l’operatività di cartelli compositi, di cui fanno parte affiliati a clan di camorra, a cosche calabresi ed a sodalizi autoctoni, attivi nelle estorsioni, nell’usura, nel traffico di sostanze stupefacenti, nella ricettazione e nel riciclaggio”.
Attivi in Ciociaria i clan Schiavone, Zagaria, Belforte e Bardellino tutti di matrice della provincia di Caserta.
“La loro datata presenza nella Regione - è stato aggiunto - è documentata da provvedimenti ablativi di beni immobili e quote di società, alle quali fanno capo attività economiche”.
Sul fronte dei risultati ottenuti nel contrasto alla criminalità organizzata il Ministro Minniti ha segnalato al Parlamento l’operazione dello scorso anno a marzo.
“Con specifico riguardo al semestre in esame - si legge - sono emersi significativi canali di collegamento tra la Sicilia ed il Lazio, per quanto riguarda l’approvvigionamento di sostanze stupefacenti. In particolare, risultava residente a Frosinone uno degli elementi di vertice di un sodalizio, attivo nell’importazione di stupefacenti dal Sud America, collegato alla famiglia di Brancaccio, sgominato nell’ambito della già citata operazione Narcos”.
Mercoledì 7 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 15:57

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