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Economia

Euro, nuovo rischio Grecia
Monti oggi al Meeting di Rimini
Asse con Hollande per salvare Atene

Incontro con il presidente francese a inizio settembre: evitare il default greco. «Il meccanismo anti-spread per l’Italia? Mai dire mai».

ROMA - «Eravamo e restiamo contrari all’uscita della Grecia dall’euro, bisogna fare di tutto per tenerla dentro». Mario Monti, che oggi tornerà a parlare in pubblico al Meeting di Rimini dopo una settimana di riposo inSvizzera, guarda con allarme alla ripresa del dibattito sulla cacciata di Atene dall’Eurozona. Il timore del premier è la ripresa del contagio dopo giorni relativamente tranquilli e il rischio che si faccia asfissiante il pressing per spingere l’Italia a chiedere soccorso. O, peggio ancora, che l’uscita della Grecia inneschi la disgregazione della moneta unica. «Un evento che avrebbe un impatto devastante e un prezzo altissimo». Ed è per questo che il professore ha ripreso i contatti con Francois Hollande. Il nuovo presidente francese e il premier italiano si vedranno all’inizio di settembre, tornando a dare vigore a quell’asse che negli ultimi mesi è riuscito ad ammorbidire le posizioni tedesche.

Obiettivo: evitare che i duri di Eurolandia spingano davvero Atene fuori dalla moneta unica.
In vista della visita ad Angela Merkel in 29 agosto a Berlino, Monti evita però di andare allo scontro. Nel suo entourage si dà sponda ai tedeschi contrari alla dilazione del piano di rientro dal debito invocata da Atene. «I greci non possono ogni volta chiedere un rinvio, ogni slittamento va negoziato» (attenzione: negoziato, non bocciato). Ma vengono bollati come «lettura fumettistica» e «leggende metropolitane» i piani usciti nelle ultime ore su diversi quotidiani tedeschi. Piani che raccontano di studi per salvare l’euro in caso di uscita della Grecia e che prevedono per l’Italia il ricorso al fondo salva-Stati Esm una volta che sarà diventato operativo. Eppure, giorno dopo giorno, l’ipotesi di dover ricorrere al Meccanismo europeo di stabilità (Esm) una volta che la Corte costituzionale tedesca il 12 settembre avrà dato il via libera, comincia a non essere scartata del tutto. «Per il momento di aiuti non ce n’è bisogno e non ci pensiamo proprio», dice uno stretto collaboratore del premier, «ma mai dire mai. Non si può pregiudicare il futuro».

E un ministro che segue il dossier da vicino fa capire che l’opzione del ricorso all’Esm è sul tavolo: «E’ improprio parlare di aiuti. Noi non rischiamo programmi con le relative troike del Fmi, Bce e Commissione come l’Irlanda, il Portogallo e la Grecia. E non abbiamo neppure bisogno di sostegno per ricapitalizzare le nostre banche come è avvenuto in Spagna, visto che i nostri istituti di credito sono in salute. Al massimo potremmo ricorrere allo scudo anti-spread. Nel caso però non si tratterebbe di un aiuto, ma del ricorso a un meccanismo che si potrebbe attivare per mettere alcuni Paesi virtuosi come l’Italia al riparo dal mal funzionamento del sistema-euro. Malfunzionamento che genera squilibri ingiusti e non corrispondenti ai dati dell’economia reale sul mercato dei titoli di Stato».

La parola d’ordine è tuttavia, «non drammatizzare». E soprattutto allontanare l’immagine di una Germania arcigna e cattiva. «Non c’è alcun interesse né politico, né economico di Berlino a indebolire l’Italia», dice un altro ministro, «proprio la nostra crisi e quella della Spagna ha provocato un calo delle esportazioni e della produzione in Germania e sarebbe masochistico per loro aggravare la nostra crisi». Ancora: «E’ una lettura fumettistica pensare a un disegno egemonico di Berlino, lì non ci sono più gli Unni che facevano terra bruciata. Lì non ci sono disegni malefici. E’ vero, ci sono forti pregiudizi e malintesi, ma non vediamo disegni per metterci in difficoltà. Anzi. Se saltiamo noi, salta tutta la moneta unica. L’Italia non è la Grecia. La Merkel ha più volte dimostrato di saperlo».

Ma visto che non bisogna «mai dire mai», in Engadina Monti ha studiato il dossier. Ha analizzato le modalità operative del meccanismo anti-spread. E si è convinto che per l’Italia sarebbe meglio, molto meglio, la nascita del «fondo di redenzione» che piace anche alla Germania. E che suona più o meno così: il debito sopra il 60% del Pil verrebbe finanziato con l’emissione di titoli comuni, permettendo a Paesi come l’Italia di finanziarsi (almeno per la metà del suo debito) a tassi d’interessi bassi. Con un forte risparmio. E proprio il fondo di redenzione sarà il piatto forte del vertice bilaterale con la Cancelliera di fine mese Berlino.

Domenica 19 Agosto 2012 - 08:29
Ultimo aggiornamento: -
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