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Economia

Borsa, Milano rimbalza. Spread a 467
Crisi, l'Fmi: non si è fatto abbastanza

Un venerdì da incorniciare. Milano la migliore d'Europa guadagna il 6,34%.

MILANO Rialzo super per le borse europee che, il giorno dopo la delusione per le parole del governatore della Bce Mario Draghi, scommettono nuovamente sull'acquisto di titoli di Stato da parte della Banca centralee cavalcano i dati oltre le attese del mercato del lavoro Usa. Così Francoforte e Parigi avanzano del 4%, Madrid del 6% mentre a Milano l'Ftse Mib chiude a +6,34% con il secondo miglior rialzo giornaliero dell'anno.

Fiammata delle banche favorite dal calo dei rendimenti, soprattutto a breve con quelli a due anni passati dal 3,8% a 3,1% e quelli a cinque anni dal 5,4% al 5%; lo spread decennale è invece calato a 467 punti base. Così la migliore è Mediolanum (+16%), seguita da Intesa Sanpaolo (+12,5%), galvanizzata anche dalla semestrale oltre le attese. In forte rialzo anche Generali (+8,7%) e Unicredit (+8,4%) mentre tra i titoli meno brillanti ci sono Salvatore Ferragamo (+1,1%) e Tenaris (+1,9%) che ieri avevano retto all'ondata di vendite.

Facendo un bilancio da giovedì scorso, quando Draghi aveva dichiarato che la Bce era pronta a tutto per difendere l'euro, l'Ftse Mib ha recuperato oltre il 12%. Intanto, la moneta unica recupera e si attesta a 1,236 dollari mentre il petrolio si rafforza col Wti supera 91 dollari al barile con un balzo del 4,5% .

Oggi, il rimbalzo è stato favorito anche dai dati sul mercato del lavoro Usa, che in luglio ha creato 163mila posti di lavoro, molto sopra le attese di 95mila. Così i rialzi sono partiti dai titoli bancari, soprattutto con Mediolanum (+16%), Bper (+13,4%) e Intesa Sanpaolo (+12,5%). Recuperano l'8% anche Unicredit, nonostante i conti sotto il consensus, Generali, Ubi e il Banco Popolare. Rimbalza anche la galassia Enel con la capogruppo (+6,2%) e con Enel Green Power (+7,8%. In coda al listino, invece, si trovano le azioni che ieri avevano resistito maggiormente alle vendite. Tra queste ci sono Ferragamo (+1,1%), Tenaris (+1,9%) e Campari (+3%). Poco brillanti, rispetto all'indice, anche le utility con Saipem (+3,5%), Terna (+3,7%) e Snam (+3,9%).

Mario Draghi ha annunciato ieri che la Bce non ha ancora deciso lo scudo anti-spread: i mercati hanno subito manifestato la loro delusione. Sono crollate borse ed euro, sono risaliti gli spread. Draghi ha detto che gli acquisti di titoli saranno stabiliti nelle prossime settimane: tuttavia non saranno automatici in caso di difficoltà di un paese, ma dovranno essere chiesti dal paese stesso, che dovrà accettare vincoli e sorveglianza. Monti, dopo l'incontro a Madrid con Rajoy, si è mostrato ottimista: l'Italia per lui non ha bisogno di salvataggi e la Bce ha aderito agli obiettivi Ue anti-spread.

Fmi. Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ritiene che non sia stato fatto abbastanza per fermare il diffondersi della crisi dell'area euro. In un rapporto dedicato alle ripercussione che le politiche economiche di cinque economie sistemiche (Stati Uniti, Cina, area euro, Giappone e Regno Unito), il Fmi ritiene che le azioni prese all'interno dell'area euro, «nonostante i progressi», non sembrano essere state sufficienti per fermare la diffusione dello stress e attenuare le conseguenze del circolo conti-crescita-settore bancario.

Ma l'area euro - mette in evidenza il Fmi - non è la sola preoccupazione a livello globale. Gli Stati Uniti devono evitare che vengano a mancare 4.000 miliardi di dollari di sgravi fiscali e scattino tagli automatici alla spesa il prossimo anno. Il Fmi ritiene che per la Cina la preoccupazione siano investimenti più lenti che, anche se necessari per ribilanciare la domanda, potrebbero avere effetto sui partner commerciali della Cina e sui prezzi. L'elevato debito pubblico è il timore per il Giappone, perché lo rende vulnerabile, mentre il Regno Unito dovrebbe assumere ulteriori iniziative per rafforzare il sistema finanziario e la fiducia nelle banche.

Nei rimbalzi nevrotici delle borse europee, passate in ventiquattrore dalla depressione all' euforia, c'è un elemento di consolazione per l'Italia: anche i temuti «mercati» non hanno una direzione di marcia ben precisa. C'è per ora soltanto l'attesa di un intervento salvifico da parte delle autorità monetarie. Ne deriva che nulla è ancora deciso per il futuro della nostra economia. Del resto l'ambiguità di Mario Draghi sulle prossime mosse della Bce e le incertezze di Mario Monti sull' opportunità di avvalersi o meno dello scudo antispread, tanto sponsorizzato dal governo tecnico, sono segnali chiari del braccio di ferro in corso con la Germania.

Ma i due «superMario» non possono ignorare gli allarmi ormai quotidiani del Fmi secondo cui finora non si è fatto abbastanza per evitare il contagio. In questa partita, tuttavia, c'è un problema di politica interna da non sottovalutare.

Un problema che giustifica le esitazioni di Italia e Spagna. Il fatto che la richiesta di un Paese di attivare lo scudo antispread comporta automaticamente l'accettazione di un memorandum di impegni. Una forma di commissariamento light della politica: a gestire l'agenda del risanamento sarebbero infatti la Commissione Ue, la Bce e il Fondo monetario internazionale. Proprio ciò che Monti ha sempre tentato di evitare e che spiega come mai abbia ripetuto tante volte che l'Italia ha basi solide e non ha bisogno di chiedere un piano di salvataggio.

Ma tra Roma e Madrid c'è una differenza sostanziale: la Spagna ha già tenuto le elezioni politiche, l'Italia invece le ha in calendario per la primavera 2013. Dunque il premier spagnolo ha in un certo senso le mani più libere nel decidere la richiesta di aiuti, vista la gravità della crisi, quello italiano invece dovrebbe firmare una serie di impegni che il governo successivo, di qualsiasi colore, sarebbe tenuto a rispettare rigorosamente. In sostanza si assisterebbe a un commissariamento programmatico che svuoterebbe una buona parte della campagna elettorale e che spingerebbe inevitabilmente verso le larghe intese: difficile pensare infatti che Antonio Di Pietro, Nichi Vendola, Roberto Maroni o Beppe Grillo lo possano accettare dopo aver condotto tutta la loro battaglia contro l'europeismo di Monti. Ecco perchè Pierferdinando Casini ha preferito trincerarsi dietro il silenzio dopo le ultime polemiche sulla collocazione dei centristi e perchè Lorenzo Cesa invita gli alleati della «strana maggioranza» a «fare i conti con i prezzi da pagare all'Europa».


Venerdì 03 Agosto 2012 - 09:14
Ultimo aggiornamento: -
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