​Inpgi, il Siai: «Vendite immobili deludenti, incassi pari a un terzo del previsto»

Inpgi, il Siai: «Vendite immobili deludenti, incassi pari a un terzo del previsto»
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Giovedì 21 Dicembre 2017, 13:11 - Ultimo aggiornamento: 17:51
«Quella delle dismissioni immobiliari è stata, per i conti dell’Istituto di previdenza dei giornalisti, un’occasione mancata. L’Inpgi rischia infatti di incassare appena un terzo dei 700 milioni di euro previsti dal suo Consiglio di amministrazione il 14 giugno del 2016, quando venne decisa la vendita, in quattro tranche, del 70 per cento del patrimonio abitativo». E' la denuncia del Siai, il sindacato degli inquilini dell’Inpgi, nel giorno della sua assemblea annuale.

Il sindacato ha tracciato un primo bilancio dell’operazione vendite, affidata a Investire, la società di gestione del Fondo Inpgi, che possiede gli immobili. «La prima tranche, la più importante per numero di appartamenti (610) nonché quella in fase di dismissione più avanzata, avrebbe dovuto far incassare - afferma ancora il Siai -  213 milioni di euro, preziosi per i conti in rosso dell’istituto, e invece a metà ottobre erano state sottoscritte proposte di acquisto per un valore pari ad appena un terzo del previsto, 70 milioni. Uguali, se non peggiori, i risultati della seconda tranche, mentre sulle altre due, di rilievo economico e numerico nettamente inferiore, non è ancora possibile esprimere un giudizio».

Il Siai punta poi il dito contro «prezzi fuori mercato e costosi condomini misti. Restano da vendere sul mercato, ai non inquilini, circa 650 alloggi delle due tranches principali, ovvero il 62 per cento. E, per quelli liberi, l’impegno di Investire è rispettare i prezzi di listino senza sconto, in molti casi ben superiori a quelli di mercato».

«Si va verso un patrimonio di condomini misti, tra vecchi inquilini e nuovi acquirenti, che costerà di più come gestione – afferma Daniele Barbieri, segretario generale del Sunia, il maggiore sindacato degli inquilini, con il quale il Siai è convenzionato –. Un frazionamento immobiliare dovrebbe allargarsi il più possibile agli acquisti interni e raggiungere gli obiettivi economici. Su tutti e due i fronti si profila un fallimento».

«La prima ragione dell’obiettivo mancato - continua il Siai - sta nella rottura delle trattative sui prezzi di vendita. Il sindacato aveva proposto di partire dai valori medi dell’Osservatorio Omi dell’Agenzia delle Entrate, che fotografano ogni sei mesi, per zona urbana, le vendite realmente avvenute, e sono quindi più vicini al mercato effettivo. Su tali valori Sunia e Siai hanno chiesto un 30 per cento per l’occupato, disposti in ogni caso a trattare. Inpgi e Investire, invece, hanno imposto un altro criterio, che correggeva i dati Omi con quelli di Scenari immobiliari, un osservatorio per abbonati dai valori molto più alti. Così, pur accordando uno sconto del 25 per cento agli inquilini che intendevano comprare, gli acquisti hanno avuto successo solo negli immobili in cui i valori erano più vicini a quelli caldeggiati dal sindacato: a Milano, a Bari, a Napoli S.Giacomo dei Capri, a Roma in via Chini».

«Un caso paradossale sempre secondo il SIai - è stato quello di via Sanzeno, una strada interna a via Cortina d’Ampezzo a Roma, dove il prezzo di listino è stato fissato in 4.900 euro a metro quadro, valore degno di parti ben più ambite della città. Risultato: soltanto un inquilino ha presentato una proposta di acquisto. La proprietà ha deciso allora di andare comunque avanti, costituendo un condominio con un solo acquirente. E poiché a valori simili a quelli di via Sanzeno sono poi stati posti in vendita i vicini immobili di via Misurina e via Courmayeur, su 120 appartamenti complessivi della zona ne sono stati ceduti appena una dozzina, perdendo così svariati milioni di euro di possibili introiti. Per sottolineare questa ed altre incongruenze, il 14 giugno scorso, a un anno dalla decisione di vendere, il presidente del Siai Corrado Giustiniani ha scritto una lettera aperta alla presidente dell’Inpgi Marina Macelloni, rimasta però senza risposta».

Rotte le trattative sui prezzi, il Siai, il Sunia e gli altri sindacati si sono concentrati sulle tutele per gli inquilini che non vogliono o non possono acquistare l’alloggio, conquistando per gran parte di loro un rinnovo contrattuale della durata complessiva di otto anni. «Un’iniziativa di grande successo – sottolinea Corrado Giustiniani – solo nelle prime due tranches si contano 300 richieste di tutela, e alla fine supereremo certamente quota 400».
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