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Dai busti di cera alle ragazze in carne e ossa: manichini con corpo e anima

di Francesca Pierantozzi

In principio erano di vimini, senza testa, poi più accomodanti, in cera, quindi cominciarono ad articolarsi, di plastica e finalmente a muoversi.
E a pensare. Manichino, indossatrice, top model: in francese la parola è una sola, mannequin, ed è al mannequin, in vimini, cera, plastica, e carne e ossa, che è dedicata la mostra allestita alla nuova Cité de la Mode e du Design, costruzione avveniristica che ha preso il posto dei vecchi docks sulla Senna. Mannequin, il corpo della moda, traccia per la prima volta, scientificamente, la storia delle modelle, dal manichino alle top che questi giorni sfilano sugli spalti della Fashion Week.

LE AMERICANE
Tutto cominciò alla fine dell’800, con i busti in vimini usati nelle sartorie di lusso. Soltanto negli anni Venti i manichini cominciarono ad animarsi, a Parigi arrivano le prime modelle professioniste. L’ordine era «restare inanimate», scomparire sotto il vestito. Le prime sono mal considerate, spesso nascondono un mestiere «disdicevole». «I clienti possono toccare la modella, è un corpo quasi in vendita, a volte assimilato alla prostituzione» spiega Sylvie Lécallier, commissaria della mostra che resterà aperta fino al 19 maggio. Con la discesa in campo delle ragazze in carne e ossa comincia a porsi anche il problema della linea. Le prime modelle arrivano nel 1924 dagli Stati Uniti, dove il sarto Jean Patou va a cercare ragazze «alte, magre, senza fianchi e caviglie fine». Le ragazze sfilano nei saloni privati, i gesti sono ancora goffi, ma le regole sono ormai scritte: i movimenti devono essere ripetitivi, le coreografie prestabilite. Racconta, nel 1930, una delle modelle della maison Paul Poiret, grande maestro dello stile liberty: «La cliente ci fa sfilare davanti ai suoi amici, che non hanno smesso di fare riflessioni sgradevoli, che non hanno capito niente degli abiti. Non guardavano che le modelle...».

IL VOLTO NASCOSTO
Nelle prime fotografie di moda, il volto della modella è spesso nascosto, tagliato via. Non durerà. Già prima della seconda guerra mondiale, le modelle diventano top: sono soprattutto russe, non di rado finiscono con sposare facoltosi borghesi o aristocratici. È il caso di Galina de Gorlenko, poi baronessa Delwig, considerata la prima «mannequin vedette» della storia.
A ogni epoca la sua modella. Se già negli anni Venti s’impone la norma della magrezza con le alte americane di Jean Patou, negli anni Sessanta si aggiunge l’ideale della giovinezza. Bisognerà però aspettare gli ’80 per conferire alle mannequin anche un’anima e un cervello: pioniere saranno Pat Cleveland e Iman, che grazie a Thierry Mugler diventano le prime eroine di uno spettacolo totale. Qualche anno, e i fotografi Peter Lindbergh e Steven Mesel creano le super-top: s’impongono Linda, Naomi, Cindy, Carla. Poi un altro cambiamento: troppa perfezione guasta. In mostra a Parigi anche una foto scattata da Corinne Day che la Lécaillier giudica «una svolta nella fotografia di moda»: si vede una ragazzina troppo magra, troppo bassa, col naso troppo grosso e i seni troppo piccoli ridere su una spiaggia. E’ il 1990, Kate Moss ha 15 anni. E la sua bellezza imperfetta detta ancora legge.

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Venerdì 01 Marzo 2013 - 15:01    Ultimo aggiornamento: 15:02
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