Maria Latella
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Sul bus e in treno, appunti sulle differenze tra Italia e Francia


Ho passato in Francia il mese di agosto, la Francia profonda, come la chiamano loro, non solo  Parigi dove abito da molti anni facendo la pendolare con l'Italia.

Ho osservato da cronista e a volte da italiana invidiosa come si comportano i turisti di altri paesi ospiti sui laghi della Savoia o in bicicletta tra i castelli della Loira. Ho letto le cronache dei giornali locali e seguito qualche telegiornale alla rentree. Ho messo a confronto la cortesia dei nostri camerieri e ristoratori con una certa incomprensibile alterigia di alcuni ristoratori e camerieri francesi, bilanciata dalla cortesia e dalla professionalita' di molti altri. Ecco per voi una sintesi dei miei appunti da italiana in gita. Differenze tra noi e loro, cose che tanti di voi avranno sperimentato. Fatemi sapere se le condividete.

1) Non capita sempre, ma abbastanza spesso.  Salire su un autobus, a Parigi, comprare il biglietto (in Francia si compra salendo) ringraziare il conducente e sentirsi dire "A votre service madame" . Eppure i sindacati in Francia sono ancora forti e temuti. Ma nessun autista o dipendente pubblico dimentica di essere al servizio del cliente.

2) Agosto e' stato ancora una volta segnato dagli attacchi terroristici. In Italia per tre giorni i giornali hanno alimentato un'inutile polemica sulle fioriere o sui muretti di gesso da mettere per impedire azioni dei kamikaze. Quante, dove, come devono essere realizzate. Con interventi di architetti ed esperti di varia competenza. In Francia le fioriere sono comparse due giorni dopo l'attacco a Barcellona. Non ho letto nemmeno due righe sulle cronache locali. Nel giro di 24 ore sono spuntate ovunque, sul lungomare di Quiberon come nelle vie dei piccoli comuni della Loira densissime di turisti italiani e inglesi, appassionati di castelli e vini. Inserite senza polemiche. Punto.

3) Costi dei trasporti. Un biglietto di prima classe del TGV che da Auray (Bretagna) arriva a Parigi costa 161 euro. Impiega circa due ore e trenta, diciamo l'equivalente di Bologna-Roma ma costa circa quaranta-cinquanta euro in piu' rispetto al biglietto di un analogo treno veloce sulla linea Milano-Roma. In seconda il costo e' ovviamente piu' basso ma per i nostri standard sempre abbastanza elevato. I treni sono pieni: se si vogliono evitare le code del week end, se si vuole viaggiare su convogli veloci, puntuali e puliti il servizio si paga.
Vale la stessa cosa per gli autobus a Parigi. Il biglietto costa due euro. Ripeto: due euro. Impossibile non pagare: alla fermata si aprono solo le porte davanti, dove l'autista controlla che ogni passeggero (si sale uno a uno, rispettando la coda) timbri il biglietto o strisci il badge dell'abbonamento. Se non hai il biglietto, te lo vende lui: un solo ticket per passeggero.
Gli autobus passano con frequenza, ad ogni fermata il display luminoso segnala il tempo di attesa, nessuno - ripeto: nessuno - siede nei posti dedicati ad anziani, disabili e passeggere con bambini. L'aria condizionata funziona e, come gia' rilevato nel punto 1, gli autisti sono cortesi, collaborativi e, quando il caso, inflessibili. A me e'capitato di subire una giusta predica perche' avevo chiesto la cortesia di salire quando stava gia' rimettendo in moto.

4) Il ristorante puo' essere delizioso, il cibo memorabile, ma se vi capita la cameriera che tratta con affabilita' i clienti abituali e con un'incomprensibile alterigia quelli di passaggio, anche la cena puo' diventare meno piacevole.
Mentre ai conducenti di autobus di Parigi devono aver fatto un corso di buone maniere con i passeggeri, nei ristoranti della Turenne o della Gironde devono ancora recuperare.
Si capisce perche', parlando con gli amici francesi, tutti citino la cortesia dei nostri ristoratori e la professionalita' dei camerieri. Generalizzo, e' ovvio. Ma, come si diceva all'inizio, questi sono appunti di viaggio. Punti di vista personali. Voi che ne pensate?

PS- come e' noto, il tema dell'immigrazione di seconda e terza generazione in Francia e' quantomai caldo. Cosi come e' serio il problema dei senza tetto. Capita di vedere giovani (e anche giovanissimi) homeless nei piu' eleganti arrondissement. Pochi giorni fa uno di loro ha urinato davanti a noi, in pieno saint Germain des Pres. Era ubriaco e probabilmente non solo. Ma nelle strade passano di continuo pattuglie di militari. Non tocca a loro risolvere il problema dei senza tetto, ma se qualche homeless si sente male o se un cittadino si sente insicuro, il messaggio della presenza dello Stato arriva forte e chiaro. La stessa strada imboccata dal ministro Marco Minniti Giovedì 31 Agosto 2017, 17:43
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