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Giorno 2. Sedie, suole e storie

Di sicuro è un mio difetto: io seduto su una sedia non ci so stare. Se mi chiudi in una redazione o peggio al Main Press Center, muoio. Sì lo so che il mio lavoro prevede anche questo, maio non ci riesco. Rendo la metà. E' un mio limite e lo ammetto. Stamattina mi sono svegliato proprio male. Alle 6,25 avevo gli occhi sbarrati. Le peripezie tra taxi e navette per arrivare al centro stampa hanno fatto il resto. Stattene un po' buono che magari ti passa, mi sono detto. Sentivo quella classica smania che ormai conosco troppo bene. Devo andare a cercare qualche storia. Se sono arrivato in Brasile che senso ha restare chiusi qui dentro. Prima però lavoro un po' per il sito internet. Le sedie mi ammazzano, preferisco le suole delle scarpe. Mentre gli altri vanno a mangiare io gironzolo per il palazzo e ficco il naso dentro tutte le stanze. Mi diverte un sacco, fin da piccolo. Mi perdo per trovare qualcosa. Alla fine trovo materiale per un pezzo da rompicoglioni. Torno seduto al mio posto, scrivo ancora qualche notizia per il sito. Ma voglio cercare ancora qualche altra cosetta sfiziosa. Esco proprio fuori per la strada. C'è una puzza infernale di acque reflue. Sì, c'è puzza di escrementi. Però trovo delle strane razze di uccelli: uno giallo limone e poi dei piccoli trampolieri che beccano l'acqua alla ricerca di qualcosa. Secondo me domani li trovo morti. Mentre faccio qualche foto vedo un bambino con un carretto, lo seguo con lo sguardo. S'infila in un postaccio. Lo seguo? Sarà pericoloso? Mi faccio coraggio e gli vado dietro. Facciamo amicizia, ci facciamo delle foto. Ride e in cambio mi regala una STORIA. Ma questa ve la racconto domani altrimenti me la fregano.  Mercoledì 3 Agosto 2016, 21:00
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