Paolo Ricci Bitti
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Rugby, la lunga notte dell'arbitro Marius Mitrea a Twickenham per Inghilterra-Galles: è il primo italiano a dirigere un match tra due grandissime

Chissà quante volte dev'essersi girato e rigirato nel letto l'arbitro Marius Mitrea sabato notte in quell'hotel di Richmond a due passi da Twickenham dove oggi alle 16 dirigerà Inghilterra-Galles: sarà il primo italiano a fischiare in un match fra due delle quattro home unions protagoniste della preistoria del rugby (le altre sono Scozia e Irlanda). Nessun test match può essere etichettato "amichevole" e figuriamoci questa partita pre-tour estivi che diventa una sorta di epico spareggio tra due arcirivali che nel 2015 (Coppa del mondo) e nel 2016 (Sei nazioni) hanno scritto le pagine più aspre della loro trisecolare storia. Il Galles ha cacciato gli inglesi già dalla prima fase dai Mondiali che si disputavano proprio a casa loro (onta mai vissuta da nessuna nazionale), mentre l'Inghilterra si è vendicata pochi mesi dopo strapazzando i Dragoni che puntavano a vincere il Torneo. Oggi in palio non ci sono punti, c'è solo l'onore, ovvero il trofeo ancora più importante di tutti in questo mondo di battaglie.

E oggi in mezzo a questi giganti di Ovalia dagli occhi feroci c'è Marius Mitrea, 34 anni, trevigiano di adozione dopo essere sbarcato diciassettenne in Italia dalla nativa Galati in Romania. 

Non è più un ragazzino, Mitrea, ed è un peccato solo adesso i padroni del vapore lo abbiamo promosso per il palcoscenico più importante perchè sono almeno sei anni che Mitrea meritava questa chiamata. Macché: per trovare qualcosa di sufficientemente prestigioso per gli arbitri italiani bisognava, fino ad oggi, risalire addirittura al 2002, quando il romano Giulio De Santis fischiò, sventolando anche parecchi cartellini gialli,  in un test match fra una grandissima (ancora volta il Galles) e una nazionale di terza fascia, il Canada nel tempio di Cardiff, l'allora Millennium (vinse, come da pronostico, il Galles). Ecco perché la convocazione di Mitrea va valutata almeno quanto una vittoria azzurra nel Sei Nazioni: ve li immaginate, solo pochi anni fa, inglesi e gallesi che accettavano di mettere il loro rugby nelle mani di un italiano.

Chissà allora se in questa lunga notte alle porte di Londra, Mitrea avrà sognato l'amico De Santis oppure sarà stato visitato (sempre in sogno, eh) dal pioniere Natalino Cadamuro, anch'egli trevigiano, il primo arbitro italiano che negli anni Ottanta venne accolto nel parterre internazionale dei fischietti che resta un mondo ancora più angusto di quello della stanza dei bottoni del rugby. Per dire, nemmeno la Scozia ha un arbitro riconosciuto del livello di Mitrea. E negli ultimi anni era (ed è) fin troppo facile indicare in anticipo la dozzina di arbitri, sempre quelli, incaricati di decidere il destino delle grandi competizioni. Mitrea si è fatto a lungo le ossa nelle coppe europee e in test match pure di rango, ma solo adesso entra nel panel più sfavillante. Complimenti perché è anche grazie a queste promozioni, per quanto tardive, che vengono certificati i passi avanti del rugby italiano. Vedi anche la romana Maria Beatrice Benvenuti che arbitrerà - unica esponente del rugby italiano, non c'è bisogno di ricordarlo - il Seven ai Giochi olimpici di Rio de Janeiro: e MariaBea, lo sapete, ha solo 22 anni. In questi anni, in effetti, gli arbitri italiani hanno anche frequentato mondiali e persino finali mondiali ma come guardalinee o Tmo (moviola).

Alora in bocca al lupo, Marius.

Con Mitrea, che lavora anche come dirigente di un ufficio di spedizioni a Montebelluna, oggi saranno in ballo tre colleghi irlandesi: John Lacey, il veterano George Clancy, e il Tmo Simon McDowell.
  Domenica 29 Maggio 2016, 02:37
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