Paolo Ricci Bitti
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In morte del rugbysta Andrea Balloni (“Andò da Gesù di notte”)

Domenica alle 4.15 è morto un rugbysta ormai architetto di 30 anni, Andrea Balloni, trequarti centro degli Arieti Rieti Rugby: a 300 metri da casa è finito in pieno con l’auto contro un muretto di cemento. L’ha abbattuto. Nessuna frenata: sereno per essere ormai giunto a destinazione, forse si è addormentato al volante mentre la Mini Cooper avanzava nella piana reatina che in queste settimane è un mare verde smeraldo di grano increspato dal vento. Non c’era nemmeno, a vedere gli ultimi istanti della vita di un trentenne, quel poco di Luna che in questo periodo spunta sopra il Terminillo appena qualche minuto dopo.

Le parole che in questo dolore muto e sordo non si trovano mai le ha cercate, le ha offerte il vescovo di Rieti, Domenico Pompili, 53 anni, da due alla guida della Diocesi che l’anno scorso ha pianto i 246 morti di Amatrice e Accumuli distrutte da un terremoto come quello del 2009 vissuto in prima persona da Andrea, studente reatino in trasferta alla facoltà di Architettura dell'Aquila che il rugbysta aveva poi deciso di non tradire in cambio di un ateneo in zone meno a rischio.

Monsignor Pompili è pastore di anime, ma anche di parole: è un giornalista e a lungo è stato responsabile della comunicazione sociale per la Conferenza episcopale dei vescovi.

Questa è la sua omelia per la messa nella cattedrale di Santa Maria di Rieti, in cui ieri non sono sono riusciti a entrare tutti coloro che volevano salutare per l’ultima volta Andrea Balloni, che - ricorda il vescovo cronista - aveva giocato a rugby in viale Fassini fin da bambino, ritornando sempre in campo dopo ogni infortunio, disposto pure a farsi fissare una placca di metallo sotto la pelle del viso per correre una volta ancora fino in meta. La sua ultima corsa in una notte senza Luna, come quella di Nicodemo.

Lunedì della II settimana di pasqua (funerali di Andrea Balloni)
(At 4, 23-31; Sl 2; Gv 3, 1-8)

“Andò da Gesù di notte”. Nicodemo è un uomo ormai maturo quando si reca da Gesù ‘di notte’ per evitare sguardi indiscreti. Ma, forse, l’oscurità esteriore fotografa bene il suo stato interiore. Anche per noi da ieri è notte fonda e rimaniamo confusi rispetto ad una tragedia che umanamente appare senza sbocchi.

Ma siamo qui per lasciarci ispirare da Gesù che dice: “Se uno non nasce dall’alto, non può vedere (il Regno di) Dio”. Che significa nascere dall’alto? E, soprattutto, che cosa vuol dire dopo che una giovane esistenza si è schiantata contro un muretto di cemento? Come può nascere dall’alto uno quando è morto? “Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?”.

Istintivamente ci verrebbe da dar ragione al buon senso di Nicodemo. Del resto, siamo ormai tutti disabituati a pensare la vita fuori dal semplice calcolo biologico. Ce ne siamo fatti una ragione. Si vive e, anche se non ci pensiamo, si muore. A chi prima, a chi dopo. Il miracolo dell’esistenza sembra un biglietto di sola andata.

Che vuol dire allora rinascere dall’alto? Gesù aggiunge: “Se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel Regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito”. Come dire che la vita sotto il profilo della carne è limitata e irreversibile. Ma è altra cosa quando è ricondotta alla sua segreta identità. Se allarghiamo il nostro sguardo cambia tutto.

L’orologio di Andrea si è fermato alle 4.15, rotto dall’impatto. Ma proprio quell’attimo che lo ha reso immobile, per quanto disteso nella sua fisicità fresca e aggraziata, non è necessariamente la fine. Ce lo suggerisce l’istinto del nostro cuore che si ribella all’idea che sia tutto compromesso.

Ce lo dice involontariamente la vita stessa di Andrea che è stata segnata da una grande passione per il rugby, a dispetto di tutte le raccomandazioni che suggerivano di astenersene. Il rugby è una palla ovale da controllare, rimanendo sempre calmi, lucidi, riuscendo con tenacia, dedizione e umiltà a portarla oltre la linea di meta. Qualcosa è andato storto nell’esistenza di Andrea che si apprestava a laurearsi. Non è la prima volta che è accaduto, come mi confidava Stefania.

Ma il suo coraggio e la sua ostinazione sono un indizio di quello spirito che non si rassegna alla carne, perché padroneggia le cose storte della vita. Vorrei che lo immaginassimo così Andrea. Sgusciato via dalla mischia e correre a perdifiato verso la meta vera dell’esistenza. Gesù ce lo dice con chiarezza: “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va”. Sì la vita è come il vento, non sai da dove viene e dove va, eppure il vento soffia ancora. Anche per Andrea. Da lui impariamo a vivere la vita, ad assaporarla ancora più intensamente, a non sprecarne neppure un istante. Per comprendere finalmente il senso della parole di Gesù: ”Se non uno non nasce dall’alto non può vedere Dio”.

(Monsignor Domenico Pompili, Vescovo di Rieti)

  Martedì 25 Aprile 2017, 00:45
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