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di Riccardo De Palo
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Il caso straordinario della bambina guarita dall'Hiv |
L’unico caso del genere registrato dalla ricerca medica era quello del cosiddetto “paziente di Berlino”, Timothy Brown, guarito dall’infezione da Hiv e per questo oggetto di studi approfonditi, nel tentativo di trovare una cura contro l’Aids. Ora, anche una neonata del Mississippi, nata sieropositiva, sembra essere guarita grazie a una tecnica che non ha nulla di rivoluzionario: semplicemente, è stata trattata con un cocktail di farmaci antiretrovirali molto presto, a trenta ore dalla nascita.
Timothy Brown era risultato sano nel 2007, dopo un trapianto di midollo osseo. Ma si trattava di un adulto. Finora le terapie raccomandate dall’Oms si limitavano, nel caso invece di bambini nati da madre sieropositiva, a quattro-sette settimane di terapia con antiretrovirali, fino a che il bimbo non risulti a sua volta positivo ad un test, nel qual caso vengono aumentate le dosi. Ora questo protocollo rischia di essere superato.
La madre della bimba in Mississippi ha scoperto di avere l’Hiv soltanto quando è andata a partorire. La neonata, che era nata da poco più di un giorno, è stata trasferita in un altro ospedale, dove le è stato praticato l’esame del sangue. La dottoressa Hanna Gay, che ha esaminato il risultato, ha rilevato che l’infezione, seppure presente, era ancora a livelli bassi. Immediatamente, ha deciso di somministrare alla bambina tre differenti farmaci come trattamento specifico e non come profilassi. La cura è risultata così efficace che, dopo un mese, i ivelli del virus non erano più rivelabili. E così sono rimasti fino a diciotto mesi dalla nascita.
Secondo i medici, la somministrazione così precoce di farmaci ha avuto l’effetto di impedire all’organismo della bambina di formare la cosiddetta “riserva” di virus, che consente all’Hiv di replicarsi. Tanto che, a una ricerca più approfondita e successiva, sono risultate soltanto tracce nel materiale genetico della bambina, a livelli così infintesimali da rendere impossibile all’Hiv di aggredire cellule sane.
La bambina è stata così considerata guarita, e i ricercatori stanno studiando nuove strategie contro il virus, che forse un giorno - pur con tutte le cautele del caso - non sarà più considerato incurabile. Servirà sicuramente ancora del tempo. Il caso americano non spiega infatti come guarire chi è già infettato dal virus in maniera consistente. E' questa la sfida più grande da affrontare.
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| COMMENTI PRESENTI (18) | Visualizza tutti i commenti | Scrivi un commento |
Commento inviato il 09-03-2013 alle 11:48 da Matthias |
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Commento inviato il 09-03-2013 alle 02:27 da thalia36 |
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Commento inviato il 08-03-2013 alle 16:52 da controcorrente2008 |
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Commento inviato il 08-03-2013 alle 02:11 da thalia36 |
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Commento inviato il 07-03-2013 alle 18:22 da Matthias |
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Commento inviato il 07-03-2013 alle 16:43 da thalia36 |
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Commento inviato il 06-03-2013 alle 20:35 da controcorrente2008 |
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Risposta dell'autore: |
Commento inviato il 06-03-2013 alle 15:25 da thalia36 |
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Commento inviato il 06-03-2013 alle 15:17 da thalia36 |
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Commento inviato il 06-03-2013 alle 15:11 da thalia36 |
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