Anna Guaita
BLOG QUEST'AMERICA di Anna Guaita

La Cajun Navy: i volontari in barca che salvano le vittime dell'alluvione


NEW YORK – In questa estate dello scontento, la catastrofe texana ci manda un messaggio di umanità che vorrei condividere con i lettori. E’ un messaggio che nell’immensità del disastro, fra le migliaia di notizie che si sono accavallate, l’ansia, la paura, gli assurdi battibecchi politici, è andato quasi ignorato. E’ il messaggio che ci ha dato la “cajun navy”, l’armata di volontari forniti di barche che dalla Louisiana sono andati a centinaia – ma forse migliaia – a salvare la gente rimasta intrappolata nelle case, sui tetti, nelle auto.

La “cajun navy” ha lavorato fianco a fianco con la protezione civile, la guardia nazionale, la guardia costiere, l’esercito, i corpi di polizia e vigili del fuoco. Rispondono alle domande di soccorso che arrivano via social networks, stanno in contatto con un app degli smartphone che funziona come un walkie talkie (si chiama Zillo) e si muovono nello sterminato lago di acqua fangosa che oggi è Houston e la parte sud del Texas, usando il gps.

Questa “armada” di volontari si formò spontaneamente nell’agosto del 2005, quando l’uragano Katrina si abbattè sulla Louisiana affondando New Orleans. Neanche un mese dopo, alla fine di settembre, i volontari forniti di imbarcazioni si mobilitarono di nuovo per l’arrivo di Rita, un altro uragano che colpì dove Katrina aveva causato disastri, aggravando la situazione.

Da allora, il gruppo di volontari si è mobilitato ogni volta che nel sud siano avvenute alluvioni. Sono organizzati, hanno una pagina FaceBook, e sono pronti a scattare in tempi velocissimi. Per di più conoscono queste zone, e sanno come muoversi perché spesso sono stati loro stessi vittime di alluvioni.

In genere, quando si pensa a “Cajun” viene in mente la cucina, la musica della Louisiana, il carnevale di New Orleans, ma raramente si pensa che si tratta di una vera vasta cultura, anzi di una precisa etnia. I “cajun”, anche noti come “Louisiana Acadians”, sono i discendenti dei francesi che nel Settecento vennero obbligati dall’esercito inglese a lasciare il loro Canada e a trasferirsi nella Louisiana, che allora era una colonia francese. Si calcola che siano circa un milione e mezzo, e occupano oggi il sud della Louisiana e il sud est del Texas.

Poiché vivono in aree piene di laghi, fiumi e paludi, quasi tutti hanno barche e pick-up. E quando ci sono alluvioni e bisogna correre in aiuto, attaccano le loro barche ai pick-up e si spingono fin dove i veicoli possono marciare. In genere i loro pick-up sono forniti di ruote più grandi del normale e quindi sono capaci di affrontare strade già in parte invase dall’acqua. Quando non possono più andare avanti, fermano i veicoli, sganciano le barche e con esse si inoltrano nelle zone alluvionate.

Le foto di un’anziana signora di colore, e quelle di un bambino di due mesi, salvati da morte certa da una delle loro pattuglie sono diventate virali.

La “cajun navy”, quasi interamente formata da bianchi, ha portato in salvo centinaia di persone, in massima parte afro-americani.

Niente razzismo qui. Solo solidarietà.

Un messaggio che non vorrei andasse perso, proprio in questi giorni di scontri.


                                                                                                                                                                                          Giovedì 31 Agosto 2017, 18:36
COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 9 commenti presenti
2017-09-13 19:16:41
E per ritornare al tema, l'altro ieri ho sentito bussare alla porta del camper. Ho aperto, e c'era una signora che era parte della congregazione di una chiesa di Meridian che mi offriva acqua imbottigliata e sandwiches. Lei ed il guidatore ne avevano un camioncino pieno e li stavano donando ai rifugiati dalla Florida e Alabama sudorientale dei quali il camping era pieno. Io non ne avevo bisogno perche' mi ero portato una gran quantita' di acqua potabile e cibo fresco e in scatola, ma la ringraziai lo stesso per l'ammirabile e generosa offerta. Per la cronaca, sono tornato a casa ieri e non ho trovato danni, solo qualche ramo caduto e oggetti spostati dal vento. Cavallo e polli in perfette condizioni, casa asciutta e integra. Ma quei poveracci in Florida... Tornare e trovare la casa allagata o spazzata via...
2017-09-11 15:40:54
Scrivo da Meridian, Mississippi, dove sono andato con la mia gatta trainando la roulotte con tutto cio' di importante che ho potuto metterci dentro. L'uragano della Florida adesso e' divenuto una tempesta tropicale e la mia casa in Alabama oggi sara' nel centro della tempesta. Mia moglie e' da tempo in Arizona a visitare nostra figlia e la sua famiglia. Purtroppo non ho potuto portarmi appresso il nostro cavallo ed i polli. Spero di ritrovare sia loro che la casa in ottima forma. Comunque vada, a me sara' andata sempre meglio che a quei poveretti del Texas e della Florida (e i terremotati italiani e gli alluvionati livornesi) che hanno perso tutto e anche molti dei loro cari. Qui dove sono rifugiato, in un "camping" con acqua, elettricita', scarico dei liquami e persino Wi-Fi sto comodissimo. Tornero' a casa domani alle 13, quando tutto sara' passato. Saluti a tutti.
2017-09-10 23:35:33
Conosco questo tipo di tempeste tropicali, una come questa la vissi in Messico, al ritorno a casa la trovai piena di acqua e sabbia ma mi affascinò al lavoro, le palme dei cocchi che si piegavano fino a terra e il buio che si era fatto oltre la pioggia e tutto il sudiciume che rimase sulle strade dei rami spezzati degli alberi. fu tanto forte che entrando nelle case portò via tavoli sedie e stufe trascinate giù dai fiumiciattoli che si formavano nelle cavità d'acqua, se non fosse così dannoso un ciclone è una meraviglia della natura.
2017-09-03 18:12:13
Beh, onore agli italiani che non sono mai andati a spaccare i vetri dei supermercati per rubarvi neanche in tempi e luoghi di terremoti e cataclismi vari.
2017-09-03 14:45:47
@gionni Anch;io ho avuto esperienze simili. Quando qualche anno fa fui operato alle anche, uno dei miei vicini, sapendo che per un po' non sarei riuscito a salire facilmente le scalette che menano alla porta di casa mia mi costrui' una rampa lunga e lievemente inclinata, some quelle usate dai disabili. Una vicina, anziana e anche lei con vari acciacchi, mi toso' il prato. E un altro vicino, peraltro conosciuto da poco tempo, addirittura spese un migliaio di dollari per comprarmi e portarmi una di quelle poltrone con motore elettrico che diventano un letto o si inclinano in avanti fino a quasi metterti in assetto verticale. Io ricambio queste cortesie come posso. Se ill vicino della poltrona e' fuori e il suo segnale d'allarme scatta, io sono il primo in lista ad essere avvertito telefonicamente e arrivo sul posto a investigare mezz'ora prima dello sceriffo (fortunatamente finora sono stati solo falsi allarmi, ma di sicuro non ci vado disarmato). Ho un pollaio con diverse galline ovaiole, e ogni tanto porto una dozzina di uova ai vicini. Se la vecchia vicina che mi ha tosato il prato sente dei rumori sospetti di notte (li sente anche quando non ci sono...) mi chiama e io vado a rassicurarla che non ci sono rapinatori, zombies, o Ezechiele Lupo a cercare di buttar giu' la porta. Ultimamente mi ha chiamato spaventatissima perche' mentre innaffiava i fiori ha visto un crotalo. Corsi con lo schioppo, ma il crotalo non era rimasto ad aspettarmi. Questa generosita', quest'attenzione protettiva verso i vicini e' comunissima, specialmente nelle zone rurali. Nel Montana e in Alaska, dove ho vissuto prima di venite in Alabama, era lo stesso. Ognuno aiuta e protegge i vicini. Nel Montana, nelle piccole cittadine, la gente spesso lasciava l'auto parcheggiata con le chiavi nel cruscotto. Dicevano che se qualche vicino ne avesse avuto bisogno in un'emergenza, non avrebbe dovuto perdere tempo a chiedere le chiavi. Purtroppo nelle grandi citta' non e' sempre cosi'. Se a New York uno cade sul marciapiede abbattuto da un malore, la gente lo scavalca e procede. E durante i disastri naturali la feccia viene a galla a approfittarsi delle disgrazie altrui, rubando e rapinando. Ma il cuore dell'America non e' troppo grande nelle grandi citta'. E' nella "vera" America di centinaia di migliaia di piccole comunita', dove tutti si conoscono e anche se non si conoscono si salutano amichevolmente a vicenda come se fossero vecchi amici. Specialmente qui nel Profondo Sud la cortesia e la generosita' sono incredibili. Ma le mele marce ci sono ovunque, specialmente a Birmingham, Mobile e Montgomery, i centri piu' grossi dello stato, dove c'e' anche molta tensione razziale. In che stato abiti, Gionni? Ho apprezzato molto il tuo intervento. Purtroppo fra quelli che commentano qui sull'America ci sono certi che sputano sentenze senza saper nulla di questo grande paese a parte cio' che leggono sui giornali--specialmente le cose brutte. E se un americano leggesse una qualsiasi edizione del Messaggero online, sarebbe pronto a credere che l'Italia e' piena di stupratori, di banditi, di ubriachi al volante, di imbroglioni, di cibi sofisticati, di "mostri" che insidiano bambine e di donne di facili costumi. Se i media non dessero risalto a quasi tutto cio' che e' negativo, non venderebbero giornali e non avrebbero alti indici d'ascolto. E lo stesso da noi. Non si legge quasi mai di atti d'amore e generosita'. Eppure ce ne sono molti, molti di piu' di atti di odio e di violenza.
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