Caro Piero, il problema cancro, è che non tutti i fisici sono uguali, non tutti i cancri vengono presi allo stesso tempo di insorgenza, non tutti i cancri sono uguali. I malati allora non sbagliavano a guardare ad Armstrong, come esempio di guarigione perfetta, la sua è stata comunque una perfetta guarigione. Ben mi ricordo, e spero anche tu, caro Piero, di una famosa sportiva che, dopo un suo non meglio precisato malanno riprese ad andare meglio e più pimpante che pria, fino a che anche nella sua specialità vennero estesi e resi più accurati i controlli antidoping. Allora è anche possibile che un malanno che ci porta a conoscere medici, magari totalmente avulsi all'ambiente sportivo, ci possa far vedere certi aspetti dello sport sotto luci diverse, perciò potrebbe anche darsi che Armstrong abbia avuto dal suo male anche conoscenze diverse, riguardo al suo modo di pensare il ciclismo. Resta però il problema di fondo: è ormai chiaro che, almeno per certi sport, almeno per coloro che si "preparano" solo a un evento per un breve periodo stagionale; l'uso di EPO risulta essere assolutamente trasparente ai controlli. Lo stesso Armstrong non sarebbe mai stato scoperto, se non ci fosse stato qualcuno che decise di "denunciarlo". È stato duro doverlo dire a suo figlio? Forse, se lui ha deciso che il figlio non debba mai e poi mai fare del ciclismo la propria professione, gli si può anche credere. |