Giorgio Ursicino
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Marchionne frena: Alfa e Maserati sono immature per lo scorporo

Le qualifiche del Gran Premio di Monza non sono andate come sognava, ma Sergio Marchionne è contento lo stesso. La Rossa di Formula 1 ha ormai raggiunto la Mercedes e può lottare per il Mondiale, mentre Fiat Chrysler è stata sotto i riflettori per buona parte di agosto facendo una scalata in borsa che ne ha fatto notevolmente aumentare il valore con una capitalizzazione che venerdì ha sfondato il tetto dei venti miliardi. «Dio li benedica», inizia il ceo del gruppo controllato da Exor riferendosi ha Goldman Sachs che nei giorni scorsi ha alzato il target price dell’azione Fca a 25,9 euro, quasi il doppio del valore attuale, nonostante la crescita di oltre il 30% nelle ultime tre settimane.

«Io non ho mai commentato le valutazioni degli analisti, ma dico da tempo che non vogliono bene al settore - ha proseguito il top manager italo-canadese - ma ora mi sembra ci sia un processo di rivalutazione. Abbiamo pensato che il mondo dell’auto cambiasse molto rapidamente, ora vediamo che non è così, ci vorrà del tempo per vedere tutte le vetture elettriche e che si guidano da sole. E i costruttori si adegueranno e in futuro saremo ancora a vendere veicoli ai clienti. Non prendeteci per morti».

Marchionne, che ha parlato per la prima volta dopo le voci ed i rumors estivi, delinea in maniera più precisa lo scenario, ma il panorama non è molto diverso da quello che è già emerso e che tanto è piaciuto agli analisti ed ai mercati: «Non abbiamo ricevuto alcun offerta di acquisto dai cinesi e quindi non abbiamo rispedito alcuna proposta al mittente. In un comunicato lo ha chiarito la stessa azienda che è stata chiamata in ballo». Poi arriva la conferma della strategia degli spin off che ha funzionato alla grande con le aziende che sono state scorporate finora e che non facevano proprio parte del perimetro ristretto di un costruttore automobilistico: «Lo abbiamo detto più volte e lo ripeto, in Fca ci sono ancora attività che possono essere separate perché non fanno parte del core business.

Fra queste sicuramente la componentistica, il gruppo deve essere bonificato da queste cose. Quando avverrà? È un tema che deve dibattere il Consiglio e la prossima riunione ci sarà già a settembre. Spero che possa accadere prima della fine del piano, entro il 2018, ma non è importante quando, la cosa di rilievo è deciderlo. In un mondo ideale sarebbe bello concludere il piano con i numeri con cui siamo partiti e poi affrontare la nuova realtà con un piano che ha una base differente da quello del 2014».

Se lo spin off di Magneti Marelli e Teksid è un’ipotesi concreta, l’ad del costruttore transatlantico frena su quello di Alfa-Maserati: «Andiamoci piano. Certo sarebbe possibile dividere i brand premium da quelli mass market, ma non è questo il momento di considerare un’eventualità del genere. Non c’è nessuno studio in proposito semplicemente perché Alfa e Maserati non sono mature per essere autonome. Non hanno muscoli sufficienti, non sono in grado di produrre da sole la cassa necessaria. Questo non accadrà a breve, sicuramente fino a quando ci sarò io a guidare Fca».

Marchionne conclude focalizzando sul piano, l’unica vera priorità attuale: «Siamo in linea con gli obiettivi sui quali ci siamo impegnati, il calo delle vendite Usa non preoccupa perché siamo stati noi a decidere di ridurre in maniera drastica le vendite alle flotte. Ormai è un anno che lo facciamo e vedrete che dai prossimi mesi non ci saranno più cali, i risultati saranno in linea con il passato». Domenica 3 Settembre 2017, 07:31
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