Da un po' di tempo i vari provvedimenti di riduzione della spesa pubblica hanno messo nel mirino enti, agenzie, e società della galassia pubblica. Non solo per togliere loro fondi, ma a volte anche per cancellarne l'esistenza. Accorpamenti e soppressioni hanno scatenato proteste certo comprensibili e a volte - penso al settore della ricerca - forse giustificate. Ma esistono anche casi in cui sembrano esserci pochi dubbi sull'inutilità (costosa) delle realtà da chiudere.
La relazione tecnica al recente decreto sulla spesa pubblica racconta alcune storie istruttive. La prima è quella del Centro tipologico nazionale: previsto nel 2004 da un accordo di programma tra ministero delle Infrastrutture, Comune e Provincia di Catanzaro, Regione Calabria, doveva sorgere appunto a Catanzaro. Per inciso la sua funzione, attraverso la gestione di un laboratorio, consiste nel "trattare e distribuire, anche a soggetti terzi, atti, documenti ed informazioni concernenti il settore dell’edilizia residenziale pubblica". Il ministero ci aveva messo 5 milioni ed era stata costituita un'apposita società per azioni. Ora il governo prende atto del "mancato rispetto degli impegni assunti" da parte degli enti locali. Così dopo otto lunghi anni il progetto sfuma e la società viene messa in liquidazione: lo Stato conta di recuperare i 5 milioni giacenti da allora su un conto della Cassa Depositi e Prestiti.
Poi c'è l'Ente nazionale per il microcredito. Per la sua costituzione nel gennaio 2006 erano stati stanziati 1.800.000 euro con un decreto legge: dunque la faccenda era urgente. A distanza di cinque anni e mezzo, nel luglio 2011 (in piena emergenza finanziaria per il nostro Paese), il Comitato nazionale italiano permanente per il microcredito è stato trasformato in ente pubblico non economico con un segretario generale pagato 177.300 euro l'anno e un presidente (l'ex ministro Mario Baccini) cui spetta un compenso di 108.000; altri 66.500 euro erano destinati a componenti degli organi sociali e revisori. Adesso si chiude bottega, ma la Ragioneria generale dello Stato avverte che "eventuali risparmi di spesa potranno essere accertati solo a consuntivo".
Un altro caso interessante è quello della Fondazione Valore Italia. Costituita nel 2005 dall'allora ministero delle Attività produttive avrebbe dovuto "realizzare, gestire e favorire l'attività dell'Esposizione permanente del design italiano e del made in Italy". Un decreto legge (anche qui) del dicembre 2005 le assegnava 12,8 milioni. Cosa è successo in tutto questo tempo? Nella relazione tecnica si nota che "ad oltre sei anni dalla costituzione della Fondazione, lo scopo per il quale era stata costituita non è stato raggiunto, in conseguenza di una serie di difficoltà tecniche e amministrative e sono stati al contempo cumulati risultati di esercizio negativi per 3,8 milioni di euro". Toccherà al commissario liquidatore chiudere i conti entro fine anno e restituire allo Stato "l'eventuale attivo". Magari nel frattempo potrebbe anche cercare di capire meglio quali siano state le difficoltà tecniche e amministrative che hanno impedito di conseguire il fondamentale obiettivo della Fondazione.