Riccardo De Palo
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Un libro racconta una nuova verità sulla morte di Hemingway: i continui traumi alla testa che lo hanno fatto impazzire

Ernest Hemingway potrebbe essere morto a causa di una patologia che colpisce anche sportivi come i giocatori di football americano, che riportano danni cerebrali dovuti a continui traumi sul campo. Lo sostiene una nuova biografia, "Hemingway's Brain", che racconta sotto una nuova veste lo scrittore di "Addio alle armi", esaminando ogni colpo e subito e ogni sintomo riportato, ma senza arrivare a una conclusione certa: per quello occorrerebbe per fugare ogni dubbio sarebbe una autopsia, oggi sicuramente impossibile.

La malattia, encefalopatia cronica traumatica, sarebbe la causa del suicidio di Hemingway (anche se va detto che nella sua famiglia la depressione era endemica, e quindi possibile causa scatenante). L'autore del libro, Andrew Farah, ha compiuto ricerche degne di una indagine forense per diciassette anni, esaminato documenti d'epoca, lettere e in particolare, referti e diagnosi di medici che hanno avuto in cura Hemingway. Così, ha scoperto diversi incidenti d'auto, traumi subiti durante la guerra. Farah, psichiatra dell'Università High Point del North Carolina, ha contato almeno nove "colpi" che potrebbero avere danneggiato davvero, e in modo irreparabile, il cervello dello scrittore. Farah è giunto alla conclusione che Hemingway soffriva di una forma di demenza dovuta certamente anche all'abuso di alcol o ad altre ragioni, ma che sarebbe principalmente scaturita dai traumi subiti alla testa. «Si tratta veramente di un caso da manuale - ha detto Farah al Washington Post - la sua biografia sembra adattarsi perfettamente a un caso di traumi multipli al cervello».

Alla fine dei suoi giorni, prima di decidere definitivamente di togliersi la vita, Hemingway si lamentava spesso di non riuscire più a scrivere. Il mal di testa era continuo e gli impediva di vivere pienamente come voleva e come era stato abituato a fare. Ma, soprattutto, il genio di capolavori come "Il vecchio e il mare" non riusciva a completare una frase scritta. Nel 1961 si fece ricoverare, gli fu praticato persino l'elettroshock. Ma tutto quello che ne ricavò non fu altro che una forma grave di afasia. Di qui il desiderio di uccidersi, cosa che fece il 2 luglio del 1961, quando si sparò in bocca con un fucile.

Tanti anni prima aveva scritto ai suoi genitori: «Morire è una cosa molto semplice. Ho guardato la morte e lo so davvero. Se avessi dovuto morire sarebbe stato molto facile. Proprio la cosa più facile che abbia mai fatto... » Venerdì 28 Aprile 2017, 15:34
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