Riccardo De Palo
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"L'eredità dell'abate nero" di Marcello Simoni, la recensione: che brivido nella Firenze di Cosimo de' Medici

All'estero, dici romanzo storico e pensi a Marguerite Yourcenar, a Alexandre Dumas, o tra i contemporanei a Hilary Mantel. In Italia questo genere ha sempre avuto difficoltà a imporsi, ma con qualche importante eccezione, come testimoniano Valerio Massimo Manfredi, Matteo Strukul, Marcello Simoni. Il primo crea libri che fanno grandi numeri, rimestando tra miti e studi archeologici e creando intrecci originali; il secondo è uno specialista che ha creato un vero e proprio festival dedicato al romanzo storico; l'ultimo, infine, macina record a non finire con dei thriller (il primo è stato Il mercante di libri maledetti, che ha vinto il Premio Bancarella) ambientati nel passato, divisi in saghe fortunate che imitano (per creare dipendenza e coazione all'acquisto) la serialità delle fiction televisive.

Simoni, nato a Comacchio, classe 1975, non ha dovuto cercare fortuna all'estero, come Monaldi & Sorti, da poco tornati ad essere pubblicati in patria dopo avere venduto due milioni di copie in tutto il mondo. L'editore romano Newton Compton gli ha dato (si direbbe) carta bianca, così le trilogie, con nomi ammiccanti, si moltiplicano. Nel nuovo L'eredità dell'abate nero, primo capitolo di una nuova saga denominata Segretum, Simoni ripete gli stilemi che gli sono più cari, trascina il lettore nella Firenze di Cosimo de' Medici e crea un meccanismo ad orologeria che, senza troppe digressioni sugli accadimenti del tempo, funziona a dovere.

Come spesso capita in romanzi del genere, l'ispirazione nasce da avvenimenti reali. Così, la tavola di smeraldo che diviene oggetto degli appetiti del signore locale prende corpo dai manoscritti sacri che il monaco Lionardo da Pistoia consegnò veramente al cardinale Bessarione e a Cosimo de' Medici, il Corpus hermeticum attribuito a Ermete Trismegisto; ma non vi è traccia (se non nella leggenda) di un fratello gemello dell'uomo forte di Firenze, come vuole la storia di Simoni. Un ricco mercante viene ucciso in circostanze misteriose e del delitto viene incolpato un ladro finito sotto i riflettori per caso, Tigrinus, che nel corso del romanzo scoprirà finalmente l'identità dei suoi genitori, ma non senza rocambolesche avventure che lo porteranno fino alle terre dominate dai Mori, e a quel monte Athos dove si nasconde il temibile Abate nero del titolo. Sembra una di quelle storie cinematografiche in cui finisce sempre Nicolas Cage. Chi ama Il trono di spade apprezzerà, ma pensare al fantasy tout court porterebbe fuori strada: mancano sia i draghi che gli spettri.

Un libro favoloso suscita gli appetiti, com'è ovvio, di Cosimo de' Medici, e la sua caccia svelerà aspetti della vita di Tigrinus che lo stesso protagonista non sospettava minimamente. Molto ben delineati i personaggi, anche quelli di contorno, come il figlio del mercante ucciso, un uomo debole e portato al fallimento, e di sua cugina, vera femminista di altri tempi. Il finale, ovviamente, è sospeso, per consentire l'immancabile sequel. Come sempre con Newton Compton, il marketing è super efficace. Quindi: copertina urlata e prezzo stracciato. Qualcuno dallo stomaco più delicato storcerà il naso, ma c'è poco da fare: il libro è già in classifica. Martedì 18 Luglio 2017, 19:14
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