Riccardo De Palo
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Il ritorno di Ai Weiwei e Damien Hirst: il dissidente dell'arte contro il re Mida delle aste

Ai Weiwei e Damien Hirst sono due artisti diametralmente opposti, ma uniti dallo stesso gusto della provocazione. Il primo prepara installazioni dedicate al grande dramma moderno della migrazione: alla Galleria Nazionale di Praga ha consegnato un gommone lungo settanta metri, con le figure a grandezza naturale di 258 rifugiati, e a New York sta lavorando al progetto “Good Fences Make Good Neighbors” (i buoni recinti fanno i buoni vicini), chiaramente ispirato allo stesso tema  (e attualissimo mentre il presidente Trump prepara il muro che dividerà gli Usa dal Messico). Hirst, il re Mida dell’arte, si dedica ai tesori sommersi. La sua nuova mostra a Palazzo Grassi e Punta della Dogana, vernissage il prossimo 8 aprile, si annuncia come un evento faraonico, con presunti tesori sottomarini - leoni con molluschi incrostati sulle zampe, enormi teste che rappresentano dischi solari, statue misteriose e inquietanti - che dovrebbero rilanciare le sue quotazioni. In entrambi i casi, l’arte contemporanea diventa, sempre di più, un mezzo per lanciare messaggi, per costringere a pensare. Weiwei vuole farci guardare una tragedia che tendiamo spesso a rimuovere; Hirst, invece, cerca di farci riflettere sulla vera essenza di ciò che definiamo “di valore”. La copia, sembra dirci, è molto meglio dell’originale. Il “fake” è sempre più attraente di una notizia vera.

Lunedì 27 Marzo 2017, 11:58
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