Riccardo De Palo
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"L'ora di punta": il "pasticciaccio" di Via degli Ausoni e la tassinara che sognava di essere Maigret

Metti una tassinara venticinquenne, piacente e scafata, che ogni mattina parte da Ostia, dimentica di chiamarsi Debora e assume l'identità di Siena 23. Metti un commissario meridionale, quarantenne e un po' belloccio, che subito si prende una cotta per lei, poliziotta mancata. E metti un pasticciaccio brutto, in Via degli Ausoni però, dove Debora accompagna una matura cliente di alto rango che il giorno dopo viene trovata morta ammazzata. È L'ora di punta, romanzo d'esordio di Nora Venturini, appena pubblicato per Mondadori, che mescola i classici ingredienti del genere per produrre un giallo molto originale, nell'era della moltiplicazione dei commissari e della produzione seriale di investigatori-fotocopia.

Debora, alias Siena 23 (Siena è la destinazione di una delle sue prime gite fuori porta, 23 l'età che aveva quando ha rilevato la licenza del padre, morto improvvisamente), cita molto Il Messaggero, apprende dal giornale del fattaccio (Signora bene trovata strangolata in un appartamento di San Lorenzo) e subito si sente in dovere di indagare. In fondo, è stata lei a portare la vittima nella casa in cui è stata uccisa. Ed è sempre lei ad avere superato un corso per entrare in polizia, salvo poi rinunciare per poter contribuire al bilancio famigliare. Si finge anche una cronista di questo stesso quotidiano - «l'unico giornale che girasse per casa» - per carpire notizie utili, da riferire prontamente all'investigatore Edoardo Raggio in persona. Lui, che viene dal golfo di Salerno ed è tutt'altro che un perdigiorno, per un po' diffida ma poi, da testimone qual era, la promuove aiutante sul campo. Per risolvere senza indugi il caso del delitto Costa. Anche perché il marito della vittima è un luminare della medicina e i superiori incalzano.

I personaggi sono tutti credibili, tagliati con l'accetta. Debora è perennemente a dieta; si trova poco a suo agio con le rotondità e forse un po' invidia la figlia della vittima, tendente all'anoressia. Ha un'amica del cuore (una commessa che ovviamente si chiama Jessica), un fratello secchione e una madre che sembra prestata dal neorealismo. Roma, con i suoi tipi umani e i quartieri in cui sfreccia il tassì della protagonista, è ritratta senza mezze misure. Le zone residenziali (dove abitano i clienti che lasciano più mance) si contrappongono decisamente a quelle più popolari, che magari col tempo hanno sviluppato aspirazioni modaiole, dove i bar «sembrano chic o pretendono di esserlo». 

Gli infortuni sul lavoro sono epici, come la mamma con bambino piccolo, valigia, zainetto e passeggino al seguito: la madre urla tutto il tempo, il piccolo sembra indemoniato e alla fine rigurgita due cannoli sul sedile. Eppure lei è «cocciuta come un mulo» e non si rassegna mai, neanche quando il caso sembra davvero senza soluzione. Lui, il commissario, è sempre più attratto dalla giovane promessa della polizia di Stato (malgrado la fede che porta al dito) ma si convince presto che «l'affetto dà serenità mentre la passione uccide», come dimostra la natura del delitto che è chiamato a risolvere. Il dilemma non è di poco conto, anche perché il matrimonio è comunque «una galera, pure quando ti dice bene».

Nora Venturini confeziona un intreccio fedele agli stilemi del noir (facendo tesoro del mestiere di regista teatrale e sceneggiatrice tv), con molto humour popolaresco e doppio colpo di scena finale. In fondo, le «inopinate catastrofi» di Gadda non sono che casi da risolvere, e anche la più ingarbugliata matassa si può pur sempre districare. Mercoled√¨ 10 Maggio 2017, 13:35
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