Bello che in America la politica faccia la sua apparizione nel cinema; forse però a Gloria è sfuggito il piccolo fatto che la politica, nel cinema italiano, è entrata da decenni ed è, a mio modestissimo avviso, il motivo dell'agonia del cinema, del teatro, dell'arte in generale! Quando si dice che da noi servirebbe una Michelle Obama, si dimentica che in USA il cinema non è finanziato dallo stato. Perché dovrebbe esserlo? In Italia, da quando si è deciso di finanziare il cinema (al pari del finanziare l'editoria) ecco che si sono create le fazioni. Ecco che la destra, che ha scarsa creatività, risulta essere insofferente e mette in campo personaggi che, seppur dichiaratisi di destra, dimostrano sicuramente scarso talento! Davvero Glora non sa da che parte sia schierato un Benigni? Davvero non sa da che parte sia schierato un Tornatore? Davvero non sa quali siano le caratteristiche politiche della commissione destinata a distribuire gli ormai sempre più miseri finanziamenti pubblici? Abbiamo avuto recentemente a Roma la nomina della Giovanna Melandri al Moma, pensiamo sia dovuta al suo eccezionale curriculum artistico, o non al suo ben più eccezionale curriculum politico? Andiamo, non prendiamoci in giro. Se potremmo forse sperare che la Michelle Obama sia la first lady di tutti gli americani. Un'omologa italiana, sarebbe la first lady solo della sua parte politica. È sempre stato così, qui in Italia, perché dovrebbe cambiare? |
Risposta dell'autore: Servirebbe una Michelle Obama in Italia, intendevo dire, per sottolineare l'attenzione e il sostegno almeno morale dello Stato nei confronti del cinema. E' bello sentir dire da una delle massime cariche politiche che il cinema "apre la mente e incoraggia a sognare in grande". L'abbiamo mai sentito, qui? Certo, negli Usa l'industria è privata mentre da noi la politica s'intromette o per tagliare i fondi o per garantirsi spartizioni. In questo sono d'accordo pienamente con lei, caro Matthias. |