Luca Cifoni
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Sì, ma quanti miliardi? Cos'è una manovra e perché è importante

Ogni anno in autunno (e anche oltre) la cosiddetta "manovra di finanza pubblica" assorbe una parte consistente del dibattito politico-mediatico; qualcuno è arrivato a considerarla un termine di paragone da usare quando si vuole parlare di una consistente quantità di miliardi. Come se dire «vale quanto una manovra» potesse aiutare il grande pubblico, che non ha esperienza diretta di somme così ingenti, a capire davvero quanti soldi sono in ballo. Siccome uno dei punti più discussi è proprio l'entità quantitativa, potrebbe essere utile fare un po' di chiarezza, ricordando che concretamente la manovra è normalmente inserita nella legge di Bilancio (che prima si chiamava di Stabilità e prima ancora finanziaria).

Fino a poco tempo fa, la cosa era relativamente facile. C'era la cosiddetta "manovra netta", ovvero la correzione (in diminuzione) del disavanzo pubblico ottenuta con il ricorso a maggiori entrate (più tasse o altri introiti) e minori spese, che diventava "manovra lorda" aggiungendo gli "interventi", minori entrate (riduzioni di tasse) e maggiori spese disposte dal governo per raggiungere i propri obiettivi di politica economica. Così ad esempio se il governo riteneva di dover ridurre il disavanzo di 16 miliardi (tipicamente per rispettare i vincoli europei) e allo stesso tempo di voler spingere la crescita del Paese con altri 8 miliardi, si aveva una manovra lorda di 24 miliardi. Quindi i 16 miliardi indicavano il miglioramento del saldo di finanza pubblica, il 24 il complesso delle risorse finanziare da trovare per tutta l'operazione; perché naturalmente gli 8 miliardi di interventi vanno bilanciati (in termini più tecnici si può dire “coperti) con un importo analogo tra maggiori entrate e minori uscite.

A questi stessi numeri si arriva, con un piccolo sforzo mentale, immaginando una certa composizione della manovra stessa e sommando tutte le voci. Se i 16 miliardi di correzione vengono ottenuti, poniamo, con 10 miliardi di maggiori entrate e 6 di tagli di spesa e gli interventi per l'economia consistono in 3 miliardi di riduzioni di imposta e 5 di nuove spese, coperti con 1 miliardo di tasse aggiuntive e 7 di minori uscite, allora 10+6+1+7-3-5=16 che è la manovra netta. Le cifre con il meno davanti sono naturalmente quelle che comportano maggior deficit per lo Stato, se le omettiamo e non facciamo la sottrazione restano i 24 miliardi di manovra lorda.

Bene. Se è tutto chiaro, questi calcoli possiamo anche dimenticarli. O meglio, adattarli alla nuova realtà in cui l'obiettivo principale delle manovre non è ridurre il disavanzo pubblico, che al contrario viene incrementato per contribuire a finanziare gli interventi di politica economica. Si parla allora di “manovra in deficit”. Ad esempio quella approvata dal governo per il 2018 sarebbe di circa 9 miliardi nei termini “lordi” di cui parlavamo prima (che però ora sembrano non calzare più) perché questo è l'ammontare delle risorse che il governo ha messo insieme tra maggiori entrate e minori spese; mentre la manovra netta è negativa per quasi 11 miliardi: appunto il maggior disavanzo. La somma fa più o meno 20, e in un certo senso potremmo considerare questo il lordo, che però stavolta corrisponde al totale degli interventi per l'economia. Insomma, il mondo alla rovescia.
  Giovedì 26 Ottobre 2017, 14:07
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