Luca Cifoni
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Supermercati aperti 24 ore: il primato italiano alla prova del mercato

Tra il 2015 e il 2016, è capitato all'Italia di essere indicata sui giornali francesi come Paese all'avanguardia (anche se non sempre era sottintesa una valutazione positiva). Si parlava di commercio e in particolare, ad esempio qui, del fatto che da noi la catena Carrefour stesse prevedendo l'apertura domenicale e notturna di supermercati e ipermercati, i quali in molti casi fanno un orario continuato, 24 ore su 24. Veniva evidenziata la differenza tra il nostro Paese (insieme alla Spagna avviata sulla stessa strada) e la Francia, patria dello storico marchio della grande distribuzione: oltralpe questo tipo di liberalizzazione procedeva con molta più fatica, nonostante una legge, che porta il nome dell'attuale candidato alla presidenza Emmanuel Macron, avesse spinto nella direzione dell'apertura. La regolamentazione italiana super-avanzata, almeno rispetto al resto d'Europa, è stata adottata nel 2012 con il governo Monti.

​Un po' di tempo dopo, capita che Carrefour stia procedendo ad una ristrutturazione dei punti vendita in Italia che in alcuni casi mette a rischio l'occupazione, compresa quella aggiuntiva generata dai nuovi orari. Uno dei temi è proprio la risposta del mercato all'aumento dell'offerta commerciale: se la notte non porta ricavi almeno superiori alle relative spese, magari non è il caso di tenere aperto. La vertenza è in pieno svolgimento e l'esito finale è ancora da vedere. Passando dal piano generale a quello meno interessante delle esperienze particolari, potrei aggiungere che personalmente avevo accolto con piacere la novità e continuo a trovarla utile. Come lavoratore a volte impegnato in turni notturni ho avuto modo di servirmi a orari insoliti del supermercato sotto casa mia, il quale sorgendo in un punto strategico vicino alla metropolitana e al capolinea degli autobus, può sfruttare la natura di incrocio ("carrefour) che porta scritta nell'insegna. Vedo anche che la pratica della spesa domenicale, magari aggiuntiva o riparatoria rispetto alle dimenticanze sulle interminabili liste, sta un po' prendendo piede.

​Che dire allora? Mi auguro naturalmente che le trattative in corso si possano concludere nel modo più soddisfacente per i lavoratori di Carrefour. Quanto sta accadendo ci segnala - forse - che questi temi vanno affrontati con un po' di pragmatismo: non ha senso comprimere con i divieti esigenze che si possono manifestare in una società in cui cambiano ruoli e abitudini. Tanto poi le innovazioni fanno comunque i conti con la verifica dei fatti.
  Lunedì 13 Marzo 2017, 12:13
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