Mangereste un salmone modificato geneticamente?
Questa è la domanda che mi sto ponendo da vari giorni, da quando ho scoperto che la Food and Drug Administration è a un passo dal permettere l’immissione sui mercati alimentari americani di un salmone creato con due geni di altri animali. Gli accertamenti sulla sicurezza di questo nuovo animale sono stati soddisfacenti, secondo gli esperti della FDA. Ed è oramai dato per scontato che entro il prossimo settembre il nuovo pesce sarà nei supermercati. Sarà il primo animale modificato geneticamente a essere disponibile come prodotto alimentare. E se andrà bene, ci sono già allevatori di polli, maiali e mucche pronti a richiedere il diritto di commercializzare anche le loro ”creazioni”.
Al di là del fatto in sè e per sè - l’idea alquanto spaventosa di un animale modificato geneticamente che diventa prodotto alimentare - trovo grave ed allarmante il fatto che non ci sarà nessuna precisazione sulle etichette. In altre parole: in questo Paese che privilegia il diritto di scelta dei cittadini e i diritti dei consumatori ecc ecc, non avremo il diritto di scegliere di NON mangiare il frankenfish, il pesce frankenstein, come lo hanno soprannominato gli ambientalisti.
Personalmente trovo che alcuni esempi di modifiche genetiche nella catena alimentare potrebbero essere di grande utilità per il benessere del mondo, sempre che vangano condotti studi indipendenti e trasparenti sulla loro sicurezza e che i cittadini abbiano il diritto di rifiutarle se non sono convinti. Mi riferisco in particolare al riso dorato, un riso arricchito con il betacarotene, che potrebbe salvare dalla cecità milioni di bambini e proteggere la vita di donne incinte di Paesi in via di sviluppo.
Ma quella del riso è un’altra storia. Rimandiamola a un altro appuntamento.
Qui parliamo di salmoni.
Il salmone Frankenstein è del tipo ”Oceano Atlantico”, ma porta in sè un gene del salmone del Pacifico e un gene dell’anguilla. Questi due componenti estranei lo fanno crescere più velocemente, in 1 anno e mezzo anziché 3 anni. Viene sviluppato dalla società AquAdvantage, che prepara le uova nei laboratori dell’Alaska e poi cresce il pesce nelle vasche apposite costruite a Panama, in Centramerica. La società ha richiesto tre anni fa il diritto di commercializzare la sua creazione negli Usa.
Il salmone modificato è sterile. Cioè - assicurano i suoi allevatori - se anche fuggisse dalle vasche di allevamento non potrebbe contaminare l’ambiente naturale. Ma sarebbe economico, e assicurerebbe proteine nobili a prezzo concorrenziale.
Gli ambientalisti fanno notare che solo il 95 per cento dei salmoni così prodotti è davvero sterile, e che comunque non si può sapere che tipo di impatto potrebbero avere se degli esemplari si mescolassero con i normali salmoni.
La Food and Drug Administration, come fa sempre prima di concedere il permesso finale a un prodotto, ha aperto una pagina nel suo sito, in cui i cittadini possono fare i loro commenti, la trovate qui .
Il dibattito è serio, ed è di portata vastissima. Ma alla fin fine, la domanda diretta ed essenziale è: lo mangeremmo un pesce modificato con dei geni estranei? Io lo eviterei a ogni costo. Ma come potrò evitarlo, se non so qual è, se l’etichetta non mi dice la verità?