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Il male infido che contagia i giovani

di Marida Lombardo Pijola
ROMA (5 luglio) - A Donatello piace il suo nome, lo stesso di un grande scultore del Trecento, di un cantante degli anni Settanta e di una tartaruga Ninja, volendo alleggerire l’onomastica. Donatello ha quattordici anni e molti sogni, tra cui quello che a scuola lo chiamino Donatello e non ebreo, come se quello fosse un altro nome, buongiorno ebreo, ecco l’ebreo, levati di torno ebreo. Talvolta, alla parola ebreo, i suoi compagni premettono “sporco” o aggiungono “bastardo”, oppure lo chiamano “lo scappellato” per via della circoncisione, o gli disegnano svastiche sul banco, o lo salutano col braccio teso, Heil Hitler, o inneggiano alle camere a gas, con varianti moderne, ispirate a più aggiornate varietà morfologiche, e alla modalità di sterminio oggi più trendy: «Diamogli fuoco!». Soluzione finale per zingari, immigrati, omossessuali, diversamente abili, per proletari o zecche, per avversari di calcio, di mode, politica o quartiere, per non belli, per non griffati, per secchioni, nomenclature di cui, tra il serio e il faceto, si predica l’eliminazione, oppure la vessazione, tramite bullismo.

Ne troverete cospicue indicazioni sulla Rete, il lager virtuale del Duemila, l’area sommersa in cui dilaga l’anima nera di una parte delle più giovani generazioni, dilatata, come un’immensa macchia di petrolio, dal vuoto interiore nel quale galleggia. Donatello soffre, ovviamente, di quanto accade a scuola, ma sopporta, pensando a quello che hanno sopportato i suoi nonni settant’anni fa. Ora si tratta solo di un gruppo di cretini, in fondo, anche se non son pochi, e sembra che ogni giorno diventino di più, un’epidemia, una malattia desueta, tipo il vaiolo o la spagnola, che sembrava debellata, e invece no. I virus si sono moltiplicati e riprodotti, hanno allargato il contagio dalle vecchie “razze” ad altre nuove, si sono aggiornati in forme perniciose, son penetrati nel Dna ontologico delle generazioni più precoci, dai dieci anni d’età, anche prima.

Tra i nuovi untori, ci sono quelli che indossano le magliette con la croce celtica e l’aquila nazista prodotte da una multinazionale che va per la maggiore tra i teen-agers. Quelli che infestano la rete con infinite teorie antisemite più o meno articolate, che vanno da «ebrei malefici reietti siete il malessere dell’umanità sono contento che sei milioni sono bruciati», (postato da “Dux-mie-lux” sul forum di una discoteca), a «gli sterminii furono ingigantiti, il presunto Olocausto è uno specchio per le allodole, la funzione dei campi è stata totalmente travisata», (postato da ”Bizzo” sul forum di Blocco Studentesco, plebiscito alle elezioni studentesche di novembre). I giovani neo-revisionisti fanno anche militnza attiva. Possono scrivere «laziale giudeo» sui muri accanto a un certo bar romano dove si vendono teste di Mussolini in legno e in bronzo. Possono ridacchiare e tirarsi palline di carta mentre l’insegnante legge Primo Levi. Possono dire ebreo anche ai non ebrei quando li vogliono offendere, pescando nel repertorio degli insulti maggiormente frequentati: frocio, checca, cinese, rumeno, marocchino, rom, spastico, down, e altre variazioni semantiche sugli stessi temi. Donatello, nel suo liceo, ne sente fare un uso abbondante ai danni di quelli considerati perdenti e sfigati, con l’eccezione di Ahmed, senegalese, che invece viene chiamato invariabilmente «sporco negro», e di Samir, egiziano, cui fatalmente spetta l’appellativo di «arabo di m..».

Qualcuno si stupisce? Secondo una ricerca delle Comunità ebraiche su un campione di ragazzini tra i 14 e i 18 anni, più della metà dei teen-agers italiani pensa che i musulmani siano arretrati, non integrabili e pericolosi, e più di un terzo pensa che gli immigrati siano ladri di case e di lavoro, e fonte di degrado urbano. Difatti, sul tema dell’immigrazione, potreste imbattervi, tra l’altro, online: in un apposito sito anti Islam; nel referendum di un blogger sul tema «qual è la razza peggiore tra zingari, romeni, cinesi, negri, albanesi, chi vorreste eliminare e perché?»; in un’infinità di riflessioni giovanili, tipo: «Viva il razzismo abbasso i negri che vengono a rubbarci il lavoro a noi italiani»; «mio cuggino è entrato un anno dopo all’asilo per via dei bambini extracomunitari.. hanno molte più aggevolazioni di noi..con loro aumentano i gruppi di gentaccia che ci violenta le donne e i bambini»; «una risorsa demografica? bisogna purgare chi lo dice»; «devono mori’ punto e basta»; «qua bisogna darsi da fare», (tutte, tranne la prima, ancora dal forum di Blocco Studentesco).

C’è chi all’azione, quando può, ci passa. Gli ipercinetici potreste incrociarli in giro anche su “YouTube”, nei numerosissimi siti nazi-fascisti, ma non solo. Potreste vedere, tra l’altro, come si picchia un marocchino; come si strappano i capelli a un rasta; come si simula un discorso del Duce dal balcone, annunciando l’imminente attacco contro «l’invasore extracomunitario, per debellare il cancro che ci sta distruggendo»; come si può sconfiggere «l’infestazione degli zingari usando l’acido»; come si può bastonare alle gambe un omosessuale; come si può prendere a botte un «ciccione gay», e molto, molto altro.

L’ultimo rapporto di Telefono Azzurro-Eurispes avverte: attenti, l’omofobia nelle scuole sta aumentando vertiginosamente. Ma non tutti ci stanno. Insorge, per esempio, “Wlagallina”, su “YouTube”. Ha gli anticorpi. Scrive a un razzista: «Sei un andicappato». Scrive a un fascista: «Diamo fuoco al Duce: è un gay».

Sabato 05 Luglio 2008 -
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