di Vanna Ugolini
PERUGIA (22 novembre) - Chi urlò, la notte dell’omicidio, quella notte, alle 2, nella villetta in cui Meredith Kercher, 21 anni, era stata da poco sgozzata? «Abito in zona, quella notte stavo tornando a casa piedi, erano circa le due. Passando di fronte alla casa di via della Pergola sentii un urlo forte, come di paura. Io stessa mi spaventai e sono sicura che usciva da quella casa. Pensavo ad un litigio, il giorno dopo mi sono accorta che in quella casa era stata ammazzata una studentessa».
La ragazza si è confidata con una sua insegnante, la professoressa la invita ad andare a parlare con la polizia. «Ma è spaventata, non riesce a acpire cosa possa essere successo quella notte dopo che la ragazza era stata uccisa». La scena del delitto di Meredith Kercher è un quadro che si compone e si scompone ogni giorno. Che un regista Sergio Martino, aveva ideato trent’anni fa, in un film noir dal titolo ”I corpi presentano tracce di violenza carnale”, girato a Perugia: protagonista un serial killer che uccide le ragazze dell’università per Stranieri. Perché se la cornice in cui è avvenuto l’omicidio della ragazza sembra essere delineata e salda, se in quella cornice la polizia, fino ad oggi, ci inserisce almeno tre persone, Amanda Knox, 20 anni, la coinquilina americana, Raffaele Sollecito, 24, il fidanzato barese, Rudy Hermann Guede, 21, l’amico ivoriano con una vita sopra le righe, non sono ancora chiari né i ruoli né la dinamica di quella notte.
Quante persone sono entrate realmente in quella casa, la notte del delitto? Un’altra insegnante di una scuola del centro confida le sue perplessità. «La mattina del delitto incontrai una mia studentessa che so che frequentava il giro dei locali: era sconvolta. Non sapevo ancora cos’era successo, però feci caso al fatto che aveva un abbigliamento da sera ed era mattino. Le chiesi dove stesse andando e lei mi rispose che andava a pagare l’affitto, perché, poi, non sarebbe stata reperibile per parecchi giorni». Da quel giorno l’insegnante non l’ha più vista a lezione. E nessuno vuole parlare di lei.
Al locale dove lei ha lavorato per tutta l’estate - se la si va a cercare con una scusa - dicono di non averla mai conosciuta. Nel giro dei pub non si fa più vedere. C’entra qualcosa questa ragazza con l’omicidio di Meredith, visto che frequentava lo stesso giro di locali, compreso Le Chic, il pub di Patrick Lumumba in cui Amanda lavorava saltuariamente? E’ solo una coincidenza l’urlo di quella notte e l’altra ragazza sconvolta al mattino?
E poi ci sono anche due testimonianze nuove, due ragazze che nei giorni scorsi sono andate alla polizia. Una è una studentessa che abita a poche decine di metri dalla casa del delitto: ha ricordato di aver sentito strani rumori che venivano dal giardino della casa verso l’una di notte. Un’altra ragazza, invece, che stava andando nel parcheggio Sant’Antonio, davanti alla casa del delitto dice verso le 22 e 30 dice: «Io e il mio fidanzato siamo scesi a piedi per le scalette adiacenti a piazza Grimana che portano al parcheggio. Mentre scendevo quelle scalette il mio ragazzo è stato urtato violentemente da un uomo di colore che correva velocissimo verso via Pinturicchio».
Chi è entrato e uscito nella casa del delitto durante la notte in cui la vita di Meredith lentamente si perdeva? Gente senza pietà, questo è sicuro, perché per tutta la notte, con il cadavere della ragazza vicino, hanno pensato a cancellare le tracce. Una pulizia maniacale e durata molte ore. Quando la polizia è entrata nella casa, il mattino successivo, la lavatrice era ancora calda. Dentro i vestiti di Meredith. Puliti. Senza più sangue e nemmeno tracce.