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Il Colonnello e le conversioni pericolose

di Marco Guidi

ROMA (30 agosto) - Da propugnatore del socialismo (sia pure in salsa araba) a predicatore dell’islam in terra di infedeli. Il presidente libico a vita Muammar Gheddafi ha lanciato insieme un invito, un auspicio e una profezia. L’invito, diretto agli europei, è quello alla conversione all’islam, l’auspicio è che l’invito venga accolto presto e da una moltitudine di europei, la profezia è che l’islam sarà la religione futura dell’Europa.

Sarebbe facile diffidare e considerare la nuova mutazione religiosa di Gheddafi come l’ennesima sua stravaganza. Ma non è così, perché oggi il capo libico è giudicato un partner affidabile non solo in Italia e, di fronte agli affari, al petrolio, alle commesse per lavori miliardari, la real politik e la real ekonomie fanno tacere ogni riserva.

Ma ci sia permesso di fare alcune osservazioni. Primo: cosa succederebbe se un capo di Stato europeo andasse in Libia o in un altro Paese compattamente islamico a invitare tutti a convertirsi al cristianesimo? Crediamo che la cosa provocherebbe reazioni molto forti in tutto il mondo islamico. Ma qui, per fortuna, siamo più tolleranti e poi è dal ’500 che, grazie a Machiavelli, abbiamo imparato a separare la religione dalla politica. Cosa che per l’islam invece non è ancora avvenuta. Quindi tolleriamo pure gli inviti missionari di Gheddafi, soprattutto quando sono diretti, come lo scorso anno, a una platea di belle ragazze. E poi concediamoci anche una riflessione: nella sua ennesima incarnazione quella di predicatore dell’islam, il colonnello mostra la passione dei neofiti, una passione che gli fa dimenticare una Sura (capitolo) del Corano, che ora gli ricordiamo: «Se Allah avesse voluto recita il Libro sacro vi avrebbe fatto tutti della stessa religione. Non lo ha fatto perché ama che gli uomini gareggino tra loro in buone opere».

Sono versetti da meditare, che possono apparire in contrasto con altri versetti coranici. D’altra parte l’islam è ben presente in Europa sia grazie agli emigrati, sia grazie ai convertiti. Non sarà l’appello romano di Gheddafi a cambiare le cose in un modo o in un altro. Anzi, forse, servirà a coloro che si dicono cristiani a trovare la forza di proclamare e di praticare meglio la propria fede.

Come sempre le vie del Signore sono infinite. Più di quelle degli affari. E anche questo è, almeno in Occidente giusto e naturale. Fare affari con l’altro è tradizione antica, che risale a ben prima delle crociate. Una tradizione ben nota anche nel mondo islamico fin dai tempi che Carlo Magno e Harun ar Rashid si scambiavano doni e ambascerie. Una tradizione che lo stesso Gheddafi conosce bene: mancano infatti tra coloro che ha invitato a convertirsi gli uomini d’affari, accorsi per altro numerosi alla sua tenda.

Luned 30 Agosto 2010 -
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