ROMA (23 novembre) - La pausa pranzo è importantissima e non va saltata: non solo perché si andrebbe incontro a un calo di zuccheri che di fatto ridurrebbe l'efficienza sul lavoro, ma anche perché serve a staccare per un attimo la spina. Il nutrizionista Pietro Antonio Migliaccio commenta così le parole di Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione del programma di governo, che oggi ha suggerito di eliminare la pausa pranzo come ha fatto lui.
«Bisogna sempre mettere al centro la persona e non solo la produttività - dice Migliaccio - Inoltre noi italiani culturalmente e geneticamente abbiamo bisogno della pausa pranzo, a differenza di altri popoli come gli anglosassoni dove si fa un'abbondantissima colazione e quindi la pausa pranzo diviene meno importante. Ma per noi non può essere così, non si può eliminare un'abitudine, il pranzo, che è così radicata da essere "scritta" persino nel nostro Dna. Infatti il nostro corpo segue dei ritmi circadiani per cui in certi momenti della giornata produce enzimi digestivi e determinati ormoni, ed è in quei momenti che bisogna mangiare. Ci vuole una corretta distribuzione dei pasti: una colazione abbondante, ma non troppo, che fornisca il 20% del fabbisogno calorico quotidiano, due spuntini (ciascuno pari al 10% del fabbisogno) e due pasti principali pari al 30% del fabbisogno».
«Si può anche fare un pranzo scarso - spiega il nutrizionista - un panino o un secondo di pesce e carne, ci si può anche portare il pranzo da casa, ma mai saltarlo, si rischia di arrivare a sera con un calo energetico che può portare a calo dell'attenzione, dell'efficienza, e a rischio errori sul lavoro. Bisogna tener conto delle esigenze organiche e psicologiche dell'individuo organiche perchè abbiamo bisogno di un apporto energetico adeguato per il cervello, psicologiche perché il cibo è gratificazione e la pausa pranzo serve a staccare la spina. Talvolta si può saltare il pranzo o posticiparlo se si è molto concentrati sul lavoro, ma non può essere la regola. E no anche a colazioni troppo ricche per poi saltare il pranzo: non abbiamo scritto nel Dna questo comportamento, e al mattino il nostro corpo non è pronto a digerire un pasto troppo pesante».