ROMA (23 ottobre) - Prima di incontrare per la seconda volta in pochi giorni il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che, d’accordo con Berlusconi, fa il punto sulle candidature, il leader della Lega, Umberto Bossi, ripete che «la partita in Veneto è chiusa, spetta a noi».
In realtà la discussione nello studio di Montecitorio sulle regionali, fissate dal ministro Maroni il 28 e 29 marzo, in un ”election day” in contemporanea con le amministrative, non ha fatto che evidenziare i nodi irrisolti nella maggioranza. Fini definisce la questione del Veneto, «molto complessa», così come quella della Campania, dove fa discutere l’autocandidatura di Nicola Cosentino. E fa capire ai leghisti, Bossi, Calderoli e Cota, che per garantire l’equilibrio nel centrodestra ognuno dovrà moderare le proprie pretese. Comunque, per ora, nulla è scontato. Per decidere, c’è bisogno di tempo, nonché di un ulteriore incontro a tre con Berlusconi. Cosa che avverrà quando il premier tornerà dalla Russia. Da oggi, ogni data è buona.
Bossi, intanto, difende il superministro Tremonti, bersaglio di critiche provenienti dai vertici del Pdl. «Il governo senza di lui non regge. Berlusconi non se ne priverà mai. E’ intoccabile», avverte. E, prima di salire dal presidente della Camera, non solo si dice certo che nel Veneto si candiderà il ”suo” ministro, Luca Zaia, risultato vincente in un recente sondaggio, ma avanza pretese anche sul Piemonte.
Ma Fini ribadisce che «ogni decisione va presa collegialmente». E, per chiarire il concetto, anche il coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa, assicura che «l’accordo non c’è ancora» e che «per il momento si ragiona su una rosa di candidati». Inutile, quindi, è il messaggio, che la Lega si intesti accordi «che non sono stati neppure siglati».
Tuttavia, il Carroccio non demorde. Anzi, nel pomeriggio, il presidente dei deputati, Roberto Cota, dopo l’incontro con Fini, si mostra sicuro del fatto che «alla Lega debbano andare più candidature possibili, a partire dal Veneto e dal Piemonte». E avvisa che «Bossi ha sempre ragione e non è stato smentito da La Russa. Non ha mai sbagliato un colpo. L’accordo per il Veneto c’è, vanno solo smussati alcuni spigoli nell’ambito della maggioranza. Ma vedrete - annuncia - che i contenuti di questo accordo saranno annunciati da Bossi, Berlusconi e Fini e a tempo debito verranno comunicati i candidati».
Uno degli ”spigoli” da smussare riguarda senz’altro l’attuale governatore del Veneto, Giancarlo Galan, che, secondo Cota, «avendo governato per 15 anni dovrebbe capire l’esigenza di un ricambio». Lui però non intende farsi da parte, forte anche del sostegno assicurato dall’Udc, mentre si smarca dall’ipotetica alleanza ”civica” il leader del Pd Franceschini, nonostante le precedenti aperture di Fassino, a Galan. Che, al momento, ostenta una serenità olimpica.
In un convegno a Venezia, scherza con il viceministro della Salute, Ferruccio Fazio, assicurando che non gli vuole ”scippare” quel posto che molti raccontano gli abbia offerto Berlusconi. «Tranquillo, non voglio diventare ministro della Salute - garantisce dal palco- è meglio che tu rimanga là e io qua». Quindi, ribadisce di «non attendere risposte da Berlusconi perché non ce n’è motivo. Comunque - insiste - qualcuno mi deve spiegare perché il governo migliore d’Italia in questi ultimi anni dovrebbe cambiare e perché Formigoni deve restare alla guida della Regione e io no». E a chi gli dice che sono anni che Zaia si prepara per assumere la guida del Veneto replica: «Bravissimo, io sono 15 anni che mi preparo».