ROMA (11 ottobre) - C'è una «azione civile in corso affidata a un giudice su cui se ne sentiranno venir fuori delle belle». È un passaggio dell'intervento del premier Silvio Berlusocni in un comizio a Benevento in cui il Cavaliere fa un implicito riferimento al Lodo Mondadori.
«Fermiamo Berlusconi: è un pazzo criminale, un pericolo per la nostra democrazia. È un ricattatore che puntualmente torna a colpire. Infatti, dopo i dossier su Boffo, Ezio Mauro ed altri, oggi butta un ulteriore sasso nello stagno con il siluro calunnioso e velenoso nei confronti di quel magistrato che si sta occupando del Lodo Mondadori». Lo afferma Antonio Di Pietro, presidente dell'Italia dei Valori.
«Costruire dossier per diffamare e calunniare è un vecchio clichè, di cui Berlusconi si è servito spesso nel corso di questi anni. A suo tempo - prosegue il leader dell'Italia dei Valori - lo fece anche con me, ricorrendo ad intercettazioni illegali». Secondo Di Pietro, «questo modo di fare ricorda e ricalca quello del suo maestro Bettino Craxi, che di professione svolgeva una vera e propria attività di dossieraggio». «Ci appelliamo a tutte le forze democratiche e alla magistratura - conclude l'ex pm - affinchè sventino i continui tentativi di ricatto a cui il criminale Berlusconi sta ricorrendo».
Mesiano, giudice riservato e schivo. Raimondo Mesiano, 57 anni, in magistratura dal 1980, è personaggio poco noto alle cronache giudiziarie fino alla settimana scorsa, quando ha preso la decisione che ha condannato la Fininvest a risarcire 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti nella causa sul Lodo Mondadori. Ora è in Corte d'appello, sempre a Milano, ma, fino a qualche tempo fa, è appartenuto alla Decima sezione civile del Tribunale che è specializzata in risarcimento danni. Alto di statura, fisicamente imponente, gli avvocati civilisti milanesi lo descrivono come una persona schiva, poco incline alla ribalta.
Un magistrato normale, il cui numero di telefono è sull'elenco. È noto tra gli avvocati per un abbigliamento informale, quasi mai indossa giacca e cravatta. Tra i provvedimenti presi negli anni, la chiusura di una birreria per schiamazzi, a tutela degli abitanti della zona e un risarcimento concesso ai genitori di un bambino che si ruppe un dente durante una gita scolastica a Milano. Era il 2006, allora il Ministero dell'Istruzione, retto da Giuseppe Fioroni, fu condannato a pagare 7mila euro.
Mesiano, in modo cortese ma fermo, ha sempre rifiutato di parlare con i giornalisti, dopo essere finito nella bufera per la sentenza sul Lodo Mondadori. Non ha voluto commentare nemmeno la vicenda degli insulti che sono gli sono arrivati per telefono dopo le motivazioni con cui definiva il premier Silvio Berlusconi, anche se a soli fini civilistici, «corresponsabile della vicenda corruttiva» alla base delle sentenza che annullò il Lodo che assegnava a De Benedetti la maggioranza in Mondadori.