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«Dovete imparare a parla’ italiano...»
Zio e nipote cinesi presi a calci e pugni

di Veronica Cursi
ROMA (5 ottobre) - «Ci hanno massacrato di botte, sempre quei ragazzi, gli stessi che da un anno entrano nel nostro negozio e ci insultano perchè siamo cinesi e dobbiamo imparà a parlà l’italiano. Come ogni giorno sono arrivati al negozio per fare casino, rubarci i profumi, solo che stavolta io e mio zio ci siamo rifiutati di farli entrare e per punizione quelli ci hanno picchiato con una furia incredibile».

Marco ha 17 anni, viene dalla provincia di Shangai. Martedì pomeriggio, un giorno prima che un suo connazionale venisse picchiato in via Cambellotti, è stato aggredito dentro al negozio di casalinghi a Tor Bella Monaca dove aiuta i suoi zii, da un gang di bulli «dagli undici ai sedici anni», che l’hanno preso a pugni e schiaffi. E alla fine i carabinieri intervenuti sul posto si sono anche ritrovati cone le gomme delle auto bucate proprio dalle famiglie dei bulli. Anche suo zio, Mauro Zu, 45 anni, da vent’anni in Italia, è stato massacrato di botte. «Erano in dieci», racconta. E dal 2007, da quando questa famiglia cinese che vive sulla Tuscolana ha aperto un’attività nel cuore di Tor Bella Monaca, «sono sempre loro a perseguitarci».

L’ultimo episodio, il più grave, è avvenuto martedì. Ma le minacce alla famiglia Zu erano scattate già il giorno prima quando due ragazzi della banda erano entrati dentro il negozio, costringendo il titolare a regalargli qualche profumo. «Mio zio aveva accettato per farli andare via, solo che in quel momento - racconta Marco ancora sotto choc - erano arrivati anche altri tre del gruppo che lo avevano preso di punta dicendogli «che fai regali le cose a loro e a noi no?», hanno cominciato a insultarlo, poi se ne sono andati con la promessa di tornare il giorno dopo e di farcela pagare».

E così è stato. Martedì alle sei e mezza del pomeriggio, il gruppo è tornato alla riscossa. «Non appena li abbiamo visti - racconta Angela, la moglie del titolare che da quattro giorni è chiuso in casa per le botte subite - Ci siamo messi davanti alla porta per non farli entrare. E’ un anno che subiamo le loro prepotenze, i furti, gli insulti. E non ce la facciamo più. Così gli abbiamo detto di rimanere fuori». Un affronto a cui la gang ha risposto con spintoni, e poi pugni e schiaffi. «Quando ho sentito urlare - racconta Marco, mostrando ancora i segni dell’aggressione, l’occhio sinistro gonfio e pieno di sangue, i lividi, le escoriazioni - Sono intervenuto immediatamente e la banda mi si è scagliata addosso, urlandomi cinese di m...a, impara a parlà l’italiano. Ricordo solo le botte, quei ragazzini che uralvano e che in un attimo sono scappati». Ho paura anche ad uscire di casa adesso, questo gruppo è pericoloso, se ne va in giro per il quartiere a terrorizzare la gente. E anche se evito di girare per strada, loro sanno sempre dove trovarmi».

L’episodio è stato denunciato ai carabinieri di zona che intervenuti sul posto, hanno segnalato alla magistratura due ragazzini di 11 e 13 anni che passavano di lì e sono stati indicati proprio dalla famiglia cinese. Mentre venivano identificati sono intervenute anche le loro famiglie e nel parapiglia generale, la pattuglia dei carabinieri si è ritrovata con le ruote della macchina bucate.

Domenica 05 Ottobre 2008 -
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