MILANO (10 febbraio) - Calisto Tanzi deve essere condannato a 11 anni e un mese di reclusione. Lo ha sostenuto la Procura generale di Milano nel processo milanese d'Appello sulla vicenda del crac Parmalat del 2003, chiedendo un aumento di pena per l'ex patron del gruppo, condannato in primo grado a 10 anni di reclusione.
Il sostituto procuratore generale Elena Maria Visconti, nella sua requisitoria, ha definito Tanzi «il maggior beneficiario» degli aggiotaggi compiuti e il «principale protagonista» del crac. La Procura generale ha chiesto inoltre la condanna, a pene comprese tra i 3 anni e i 5 anni di reclusione, per gli altri sei imputati, tra cui tre ex funzionari di Bank of America, che erano stati assolti in primo grado.
Il sostituto procuratore generale Elena Maria Visconti e il pm Eugenio Fusco hanno criticato la decisione dei giudici di primo grado che hanno assolto tutti gli imputati, eccetto Calisto Tanzi e la società di revisione Italaudit. L'accusa ha fatto più volte riferimento alla «erronea valutazione» da parte del Tribunale delle dichiarazioni rese in aula da alcuni imputati.
Critiche a tribunale per assoluzione. Nella scorsa udienza il pm Fusco aveva spiegato che i giudici della prima sezione penale di Milano nell'assolvere gli ex consiglieri indipendenti del gruppo avevano valutato male gli interrogatori resi in aula e inoltre erano caduti «in un'enorme equivoco», assolvendo anche i tre ex funzionari di Bank of America». Oggi il sostituto pg Visconti, riferendosi in particolare all'assoluzione di Giovanni Bonici, ex presidente di Parmalat Venezuela, ha chiarito che i giudici di primo grado «anche in questo caso hanno riconosciuto a lui la buonafede e a suo vantaggio è andata l'aureola del "finto tonto" che si è costruito». Secondo il magistrato, l'assoluzione di Bonici è stata «una vera e propria ingiustizia».