Haiti, arrivata la portaerei Cavour
Gli Usa riprendono evacuazione feriti

La portaerei Cavour (foto Ansa)
ROMA (1° febbraio) - E' cominciato lo sbarco aereo degli aiuti umanitari dalla portaerei italiana Cavour, arrivata ad Haiti. I primi elicotteri sono decollati già quando la nave era in avvicinamento e, dopo un'ora di volo, hanno raggiunto con uomini e materiali Port au Prince. Il ponte aereo è proseguito per tutto il giorno. Per quanto riguarda i mezzi pesanti, domani mattina la nave muoverà verso Puerto Caucedo, il porto commerciale della città di Santo Domingo, dove dovrebbe attraccare. Nel pomeriggio cominceranno le operazioni di sbarco dei numerosi mezzi pesanti che si trovano a bordo e che, via terra, raggiungeranno le zone colpite dal terremoto.

La nave era partita da La Spezia il 19 gennaio, comandata dal capitano di vascello Gianluigi Reversi, con circa 900 militari a bordo (550 di equipaggio), di tutte le Forze armate. A bordo 135 tonnellate di materiale fornito dal World Food Programme e 77 tonnellate di materiale della Croce Rossa Italiana. Presente anche una task force di soldati del Genio con una quarantina di mezzi tra autocarri, macchine per movimento terra, rimorchi pesanti, container, autogru e autocisterne. E c'è anche quella che sarà l'unica camera iperbarica mobile (con capacità per dodici persone) presente ad Haiti, nonchè due sale operatorie e dodici posti di terapia intensiva. La portaerei ha fatto sosta giovedì scorso a Fortaleza in Brasile dove ha imbarcato due elicotteri e 74 persone tra civili e militari del Paese sudamericano. L'operazione White Crane è infatti congiunta tra la Difesa italiana e quella brasiliana. La Cavour, ha spiegato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, «diventerà un ospedale avanzatissimo a disposizione dei feriti».

Una vittima italiana: viene data conferma della morte di Cecilia Corneo, funzionaria italiana delle Nazioni Unite. Lo ha confermato la missione dell'Onu nel Paese (Minustah) sul suo sito web.

La Corneo, 39 anni, era originaria di Arona (Novara), e sette anni fa si era trasferita ad Haiti per lavorare nel paese, il più povero del continente americano. Al momento del sisma, il 12 gennaio, la funzionaria italiana stava partecipando ad una riunione all'Hotel Christopher, il quartier generale dell'Onu ad Haiti, trasformatosi in un mucchio di macerie in pochi secondi. Il marito della Corneo, Patrick Hein, di origini canadesi, lavora per le Nazioni Unite come consigliere politico. Ferito ad entrambe le gambe dopo essere saltato dalla finestra del suo ufficio durante il terremoto, è rimasto nell'isola per avere notizie della moglie, ma da diversi giorni aveva abbandonato qualsiasi speranza di ritrovarla viva, secondo il suo entourage. I funerali della Corneo si svolgeranno in Italia nei prossimi giorni, ma non si conoscono ancora i dettagli.

La Casa Bianca ha annunciato la ripresa del ponte aereo per trasportare i feriti gravi da Haiti agli Stati Uniti. I voli militari erano stati sospesi mercoledì scorso in seguito alle proteste del governatore della Florida, Charlie Crist, in merito ai costi delle cure urgenti alle vittime del terremoto. Continuano intanto le denunce sul traffico dei bambini dopo l'arresto di nove cittadini americani.

Riprende l'evacuazione dei feriti. Il sistema sanitario della Florida stava raggiungendo velocemente la saturazione, con queste motivazioni il Paese aveva sollecitato l'attivazione del National Disaster Medical System, un fondo federale, per coprire i costi delle cure. Fino a mercoledì scorso, centinaia di feriti gravi erano stati traportati da Haiti agli Stati Uniti, la maggior parte dei quali, 530, ricoverati nelle strutture sanitarie della Florida. Tutti gli altri stati hanno accettato in totale solo quattro pazienti, precisa il New York Times.

L'Istituto per il benessere sociale di Haiti (Ibes) è tornato a denunciare l'esistenza di un traffico illecito di bambini. La direttrice dell'Ibes, Jeanne Bernard Pierre, ha detto di essere venuta a conoscenza, anche attraverso i media, di numerosi casi di piccoli haitiani portati via senza nessuna autorizzazione. Dell'esistenza di una vera e propria tratta le autorità di Haiti sono state allertate anche da organizzazioni internazionali come l'Unicef. La responsabile dell'Ibes ha detto che un solo trafficante avrebbe portato via da Haiti 140 bambini.

Rappresentanti diplomatici americani hanno ottenuto di vedere i dieci cittadini Usa arrestati alla frontiera tra Haiti e la Repubblica Dominicana con l'accusa di voler rapire 33 bambini haitiani. «Abbiamo ottenuto accesso illimitato ai detenuti - ha detto oggi un portavoce del Dipartimento di Stato - Ci risulta che sono trattati bene ma uno di loro ha problemi di salute». I dieci appartengono ad un gruppo religioso battista dell'Idaho. Sostengono che volevano solo aiutare i bambini, che ritengono orfani, trovando famiglie pronte a prendersi cura di loro. Sarà un giudice haitiano a stabilire se i dieci debbano essere processati ad Haiti o negli Stati Uniti.
Lunedì 1 Febbraio 2010, 09:05 - Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 00:00
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