ROMA (4 dicembre) - È durata meno di un anno la svolta verso l’innovazione dell’Opera. La stagione che sta per finire aveva dato spazio, accanto al melodramma popolare, a titoli contemporanei e a regie “avanzate”, anche se, a metà strada, sopravvenuti problemi economici hanno bloccato l’operazione. Invece il cartellone 2010, che sarà inaugurata il 23 gennaio dal Falstaff di Verdi, regia e scene di Zeffirelli, è nel segno della tradizione.
Una scelta anche qui spiegata con la necessità di attirare il pubblico, pur se il nuovo corso aveva prodotto, accanto a operazioni poco convincenti (Aida), spettacoli audaci e apprezzati come Le gran Macabre di Ligeti. Deludente che la ricerca del Nuovo sia stata abbandonata.
Ieri, oltre alla presentazione del programma, è anche finito il commissariamento, che ha portato, come annunciato dal sindaco Gianni Alemanno, da un deficit nel 2008 di 10 milioni 917 mila euro a un saldo positivo nel bilancio consuntivo di quest’anno di 15 milioni. Si è insediato anche il nuovo Consiglio d’amministrazione, formato dallo stesso Alemanno presidente, da Bruno Vespa vicepresidente e da Enrico Cisnetto, Emmanuele Emanuele, Sergio Gallo, Salvatore Bellomia e Enzo Ciarravano.
Nominato il nuovo sovrintendente: Catello De Martino, che già occupava questo incarico ad interim. Non è stato invece nominato il nuovo direttore artistico. «Con questo Cda vogliamo anche intensificare il coinvolgimento degli organi di comunicazione per avvicinarci di più al mondo imprenditoriale e quindi per cercare sponsorizzazioni di aziende e di privati», ha detto Alemanno. Confermata l’intenzione di concludere l’accordo con Riccardo Muti relativamente agli indirizzi artistico-musicali: il maestro dirigerà l’inaugurazione della stagione 2010-2011, che, data la nuova scansione del calendario, tornerà a svolgersi in dicembre (il giorno 3) con il Moise et Pharaon di Rossini (dice Vespa: «Dal 2011 ogni nota che uscirà dall’Opera sarà sotto la responsabilità di Muti»).
Tornando al prossimo cartellone, Falstaff sarà diretto da Asher Fisch; nei cast, Renato Bruson, Daniela Dessì, Ruggero Raimondi. In marzo Mefistofele di Boito (mancava da Roma da 50 anni) regia di Filippo Crivelli, sul podio Renato Palumbo, allestimento dai bozzetti storici di Camillo Parravicini. Poi Tosca nella ricostruzione dello storico allestimento di Adolf Hohenstein della prima assoluta di Roma nel 1900, con la direzione Fabrizio Maria Carminati e Svetla Vassilieva nel ruolo del titolo. A maggio Madama Butterfly con la regia di Stefano Vizioli e Daniel Oren direttore. Manon di Massenet, unico titolo di autore non italiano, in giugno: una coproduzione con l’Opéra di Montecarlo, dirige Alain Guingal, protagonista Annick Massis.
A Caracalla: Aida con Oren nell’allestimento dell’Opera, Rigoletto con Steven Mercurio sul podio. In ottobre Roberto Devereux di Donizetti, Bruno Bartoletti sul podio e l’allestimento di Alberto Fassini ripreso da Joseph Franconi Lee. Infine Adriana Lecouvreur di Cilea nell’allestimento dell’Opera con la regia di Mauro Bolognini e la direzione di Maurizio Arena, protagonista Martina Serafin. Il Teatro Nazionale, che negli anni scorsi ha avuto la funzione di palcoscenico per le opere contemporanee, ospiterà solo due spettacoli lirici , Tenebrae di Adriano Guarnieri con la regia di Cristina Mazzavillani Muti e i testi di Massimo Cacciari, e il musical per ragazzi La leggenda del fiore di lino.
Fitto il cartellone del balletto, con 13 titoli: al Costanzi andranno in scena Il papavero rosso di Glière, Giselle con Evghenia Obratzova e Ashley Bouder, intrepreti tra le predilette da Carla Fracci, il ritorno del Don Chisciotte e per la prima volta all’opera Sylvia di Delibes nella famosa coreografia di Frederick Ashton; a Caracalla Romeo e Giulietta e al Nazionale, tra l’altro, il recupero dell’omaggio a Bejart L’heure exquise, interpreti Carla Fracci e Misha van Hoecke, e due spettacoli su musiche di Chopin per il bicentenario.