ROMA (4 dicembre) - La seconda parte ha perso solo 70 mila spettatori rispetto alla prima (341 mila). Ma che Moana abbia avuto più pubblico di Romanzo Criminale, la serie, o di Nel nome del Male è dufficile da digerire. Le uniche scene guardabili di Moana, eleganti addirittura, sono quei pochi secondi in cui scorrono anche i titoli di testa. E Violante Placido da sola non può salvare l'improbabile sceneggiatura.
Di sangue, di carne, intelligente e molto, era Moana Pozzi. Icona degli Anni Ottanta, che nel film sembrano un'epoca qualunque in cui del '68 non è rimasta traccia. E la rivoluzione contro il sistema si riduce alla pornografia...
Tralasciando (pietosamente) le parti di fantasia, che più che per Moana Pozzi potrebbero valere per Samantha Rossi o Jessika Bianchi, al teleromanzo va riconosciuto il merito di durare solo solo due puntate e di essere tragico e contemporaneamente comico.
«Era bellissima e, nonostante il suo lavoro riusciva a non essere volgare. Tranne quando scrisse un libro per dare i voti ai suoi amanti noti, diceva di lei Alberto Bevilacqua. E aggiungeva: «Moana è un personaggio complesso, che si stima molto eppure non si stima affatto».
La tormentata, appassionata Violante Placido, restituisce la star delle pornodive che morì 33 anni in una camera di Lione - di Aids o di cancro non si sa - e che in molti credono viva e chissà dove, perché non vogliono accettare la fine di un mito. Ma proprio come Moana è stata lasciata sola...