ROMA (27 novembre) - «Rino conosceva Natalie, io personalmente li ho visti insieme solo una volta, molto prima che succedesse questo scandalo, prima della vicenda Marrazzo del luglio scorso, ma per quanto ne so lui non era il pusher di Natalie, a lei non portava droga». Questo uno dei passaggi dell'interrogatorio di Jennifer, la trans fidanzata con Gianguerino Cafasso, il pusher dei viados del giro di via Gradoli e via Due Ponti a Roma, morto il 12 settembre scorso in un albergo sulla Salaria. Jennifer è stata sentita la scorsa notte in procura a Roma dai pm titolari dell' indagine sull'affaire Marrazzo e titolari del fascicolo aperto per omicidio volontario sulla morte della trans Brenda.
Jennifer ha confermato ai magistrati le circostanze della morte di Cafasso, spiegando di non aver assunto la sera del 12 settembre la droga - eroina tagliata con alcune sostanze perchè assomigliasse alla cocaina - «perchè era amara», ma non ha aggiunto altri particolari. Il viado non è testimone di giustizia e la procura prima di una sua possibile e probabile espulsione come immigrato clandestino, ha voluto risentire il trans per l'ultima volta.
«Io e Rino eravamo fidanzati - ha spiegato Jennifer - e quando ero insieme con lui, non potevo prostituirmi, insomma non avevo clienti perché lui era molto geloso». Confermando la circostanza che Cafasso non era il pusher di Natalie («non so se Rino sia stato confidente dei carabinieri» ha detto), si complica la posizione dei due militari Luciano Simeone e Carlo Taglienti, rispetto alla presenza della droga su un piatto, che fecero irruzione il tre luglio scorso nell'appartamento del trans in via Gradoli, sorprendendo Marrazzo e il viado. I due militari avevano incolpato proprio Cafasso di aver girato il video. Versione che non ha mai convinto la procura. Tagliente e Simeone sono ancora in carcere.