ROMA (23 novembre) - Compleanno in grande stile per la Guida Osterie d’Italia 2010 di Slow food, che compie vent’anni di attività, dedicata a segnalare i locali che esaltano la migliore cucina regionale, a base di prodotti genuini che esaltano i talenti del territorio. Osti, ostesse e sommelier tutti insieme in Campidoglio, ospiti del sindaco Alemanno, per festeggiare l’ultima edizione della Guida, curata da Paola Gho, e per insignire 222 ristoratori della ”chiocciola” del mangiar bene e del bere meglio. Su tutti la benedizione del padre fondatore, Carlin Petrini e, per finire, una gran mangiata nel Semenzaio dell’Arancera di San Sisto, con un menù tutto romano, offerto dai premiati del Lazio. I maccheroni cacio e pepe da Palatium, l’enoteca regionale di Roma, la porchetta dalla Taverna Mari di Marino, i ramaccioli con patate dall’Osteria della bon’ora di Grottaferrata e la crostata di visciole del viterbese dal Quinto quarto di Roma. Il tutto innaffiato da pregiati vini, Fontana candida, Terre degli Svevi e Bolla. Pane di Genzano, formaggi del ”Norcino” di Marino.
Al Lazio sono andate, in tutto, 14 chiocciole. A Roma, oltre al Palatium e al Quinto quarto di Angela Pagano, che vanta la quinta miglior carbonara della Capitale, ma anche una squisita trippa, i fegatelli di maiale nella rete e carciofi alla romana, è stata premiata la celebre Trattoria Monti, di Santa Maria Maggiore, che propone una cucina marchigiana rivisitata, punti di forza i vincisgrassi e le tagliatelle al tartufo di Acqualagna, ma anche il coniglio porchettato, i delicati tortini di verdure, il baccalà e le alici.
Insigniti anche l’Osteria del tempo perso di Casalvieri, in provincia di Frosinone, Il bersagliere di Colonna, e Zarazà di Frascati, a un passo da Roma, Sirio di Formia, L’oste della bon’ora e La briciola di Adriana di Grottaferrata, la Taverna Mari di Marino, l'Hostaria della piazzetta di Monte San Biagio, la Taverna Colonna di Paliano, l'Antica osteria Fanti di Priverno, e, infine, il Saint Patrick di Terracina.
Tutti locali, dove, a sentire Petrini, non solo si mangia e si beve bene, non solo si riscoprono prodotti di qualità, magari coltivati in proprio in orti autarchici, ma si ritrova l’antico piacere di stare insieme e anche di potersi esibire in una bella cantata. Un’esperienza che ha fatto spesso Giovanna Marini, cantante ed etnomusicista, esperta di canti popolari, che racconta, nella prefazione alle osterie del Lazio il suo «andar per bettole». Un gustare squisiti sapori, un adagiarsi in atmosfere perdute che fa sì che «si inizino i canti a poesia improvvisata, che i miei allievi eseguano pezzi che a scuola non hanno mai cantato così bene, si canta di tutto e poi si parla... nascono confronti e discussioni, discorsi che ormai in città non si fanno più perchè la vita di oggi ci ha tolto il bene più prezioso che avevamo: il tempo».